1981-2011: 30 anni di apparizioni della Madonna

11 giugno 2011

Questo, il trentesimo, parrebbe l’anno clou per le apparizioni Mariane di Medjugorje in Jugoslavia.
Pensando al fatto che da così tanto tempo e QUOTIDIANAMENTE (!), la Madre di Dio scende sulla terra per invitare, guidare, consigliare i figli, non si può fare a meno di notare che questa del 2011 potrebbe essere la data “fatidica”. Perché “fatidica”? Perché all’inizio delle apparizioni in Bosnia Erzegovina, la Madonna ha detto che sarebbero state molto lunghe e sarebbero state le sue ultime apparizioni sulla terra! Non è dunque illecito pensare che si è, forse, giunti al momento in cui la “Gospa” darà l’autorizzazione alla veggente prescelta (Mjriana Draghicevic) di rivelare i 10 segreti che le ha affidato già dal 1983. La chiesa non può pronunciarsi in merito dato che per Diritto Canonico è necessario attendere la fine delle apparizioni per dare “constat” o “non constat de supernaturalitate”.
Senz’altro sarà stata una coincidenza il fatto che io, dopo 20 anni, dall’ultimo mio pellegrinaggio laggiù (il 4°) abbia avuto la grande grazia di poter tornare a calcare quel suolo benedetto. Così, per la quinta volta, mi ritrovo nella “mia” Medj. Una sensazione strana mi porta ad accorgermi, già molto prima dell’arrivo a “casa”, che non riconosco quei posti che per tanti anni ho amato, raccontato, descritto minuziosamente tanto da invogliare più di uno a recarvisi in pellegrinaggio e ritornare estasiato.
Spalato, la città sul mare dove atterriamo con un aereo un pochino sconquassato, mi si presenta come una grande modernissima città, distante anni luce dal 1991 quando la vidi per l’ultima volta.
Man mano che avanziamo verso la meta, anche i paesaggi sono diversissimi da come li ricordavo, anzi, da come li avevo impressi come marchio a fuoco nella mia mente ma, sopratutto, nel cuore. Quando mancano ormai pochi chilometri all’arrivo cerco, con ansia, di vedere in lontananza il monte Krizevac (quello della enorme Croce bianca lungo il quale si snoda il tortuoso percorso della Via Crucis!). Era lui, Krizevac a dare il primo, stupendo, benvenuto ai pellegrini, questa volta… non si vede. Palazzi e costruzioni a non finire ne occultano la vista.
Però, improvvisamente, senza nemmeno accorgerci, ci troviamo dentro Medjugorje!… Il fiato mi si blocca per qualche secondo: sono quì, sono a Medj, la “mia” Medj, quella che tanti anni fa mi ha segnata nel più profondo del mio essere e mi ha fatto conoscere una prospettiva diversa della vita, prospettiva e modo di vivere che ho voluto, da subito, fare miei adottandoli ad enorme beneficio personale e di quanti, da allora, ho avvicinato.
Medj (questo è il nomignolo affettuoso che tutti i pellegrini danno a Medjugorje dopo la prima volta in cui vi si recano!), ha saputo insegnarmi, innanzitutto, la gioia dell’accoglienza; ricordo che appena si udiva in paese il rumore di un motore di pullman, gli abitanti, poveri ed umilissimi, uscivano festosamente dalle loro case con bibite fresche e, abbracciando i pellegrini sconosciuti, li invitavano ad entrare nelle loro umili abitazioni perché si rinfrescassero e si riposassero! Poi, erano pianti, sinceri, fraterni, quando si arrivava al momento del saluto.
Laddove le strade erano polverose, buie (si partiva muniti di torce!), piene di rifiuti (più simili a discariche che a strade urbane!), oggi si trovano lingue d’asfalto dove sfrecciano i taxi che portano i pellegrini al Podbrdo (il colle delle prime apparizioni) e al Krizevac.
Io mi guardo attorno sempre più smarrita e meravigliata: quanto lusso, quanto “cemento”… quanto business!!!
Mi fa male tutto questo perché non riesco a riconoscere quei luoghi che sono stati tanto importanti nel mio percorso spirituale. Tanto commercio (altro che Lourdes!!!) mi disturba e non trovo quella concentrazione che, nei primi anni, arrivava spontanea dentro di me e non mi abbandonava perché niente mi distraeva. Per il primo giorno le sensazioni sono state quelle sopra descritte; fattasi sera, vado a letto con un velo di delusione che mi avvolge e mi intristisce.
Ma Medj non poteva tradirmi! Il secondo giorno inizio, con la partecipazione alle liturgie, a ritrovare ciò che tanto mi mancava: il clima della preghiera, quella vera, quella che la Madonna ha sempre raccomandato: la preghiera del cuore! Inizio, così ad immergermi, nell’atmosfera vera di Medjugorje ed allora ecco, i sensi si acutizzano e inizio a notare tante cose che sino a quel momento, in questo pellegrinaggio, non avevo notato. Accanto a me, nello spiazzo erboso davanti all’altare delle concelebrazioni, un uomo giovane mi colpisce per la sua assoluta assenza da tutto ciò che gli gravita attorno: stava in ginocchio, al momento in cui io sono arrivata, con gli occhi chiusi e dal suo viso traspariva il moto di un dialogo con “qualcuno” che parlava soltanto con lui. E’ rimasto così, in ginocchio, senza muoversi assolutamente, sino al momento della Comunione durante la Messa internazionale, poi, è ritornato e si è rimesso in ginocchio, con la stessa espressione totalmente assorta e noi… lo abbiamo lasciato lì, ancora e sempre inginocchiato! Che grande esempio di preghiera del cuore! Non basta; intorno ci sono tante giovani mamme con bimbi anche neonati; li lasciano liberi di giocare e, nonostante non li perdano d’occhio, pregano con fervore insieme ai loro mariti. Ecco, mi dico, la famiglia come la intende la Madonna!
Ho anche la fortuna di assistere per la seconda volta (la prima fu nel 1991), al “fenomeno” del sole, come si verificò a Fatima. Io non sono mai stata a Medj per vedere o, peggio, cercare, i fenomeni che lì si realizzano spesso; devo dire, però, che avervi assistito mi ha dato ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la certezza che in quella terra benedetta il Cielo si china costantemente sulla terra. Anche la grande Croce bianca del monte della via Crucis ho visto cambiare colore, modificare la forma per poi ritornare sul suo piedistallo con ancora diversi colori. Andavo a salutare un carissimo amico, Fra Slavko Barbaric! L’avevo conosciuto al mio primo pellegrinaggio nel 1989 ed ho caro il ricordo di una sua foto con me. Ma Padre Slavko era, innanzitutto, il Sacerdote dell’Eucaristia! Le Adorazioni Eucaristiche guidate da lui, duravano anche tre ore; inginocchiati, davanti al Santissimo, ascoltando la sua voce calma, si poteva rimanere anche un giorno intero. Padre Slavko, trasmetteva un amore all’Eucaristia come pochi altri Sacerdoti sanno fare: era questo, evidentemente, il suo carisma.
Ecco, ho ritrovato tutto di Medj, anche il cimitero che ci era tanto caro negli anni passati, dove andavamo a pregare, singolarmente, seduti sulle tombe (ed anche lì, una sera, ho visto dei fenomeni nel cielo per un’ora e venti minuti, cosa che non ha visto la persona che mi stava seduta accanto). Il profumo delle rose questa volta non l’ho avvertito e, se fosse successo, non gli avrei dato peso giacché ora, il paese, è pieno di fiori di ogni qualità, sopratutto rose. Quando lo sentii, nel 1989, di rose non ce n’era nemmeno una per quanto l’occhio potesse spaziare a cercarne; anzi, l’ho sentito, fortissimo, proprio in un tratto di strada pieno di immondizie di ogni tipo, con tanto di mosconi e vespe… davvero, allora il profumo delle rose te lo donava la Madonna!
Quattro giorni sono volati via perché, quando sei in pace, senti la pace intorno a te e cerchi di donarla a chi incontri, non ti accorgi del tempo che passa; il tempo ti lega alla terra, la pace che si prova a Medj ti lega al Cielo e dal Cielo nessuno vorrebbe mai separarsi!
E’ vero, Medj è cresciuta, si è estesa, è diventata più esigente per se stessa e per il pellegrino, ma Maria, nonostante sia sempre al passo con i tempi, non è cambiata: in questi 30 anni è rimasta la mamma che ti aspetta (per questo, prima, dicevo: “arrivare a casa”); Lei è sempre lì, con le braccia aperte ad aspettare i figli che la vanno a trovare, e le sue braccia li riparano anche dal consumismo che cerca, in ogni istante, di allontanarli da Lei. Maria è vera mamma, perciò è anche esigente: vuole l’affetto dei suoi “cari figli” per se, non vuole che loro si perdano nelle strade del mondo e con le cose del mondo, perciò li chiama a Medjugorje e lì, terra scelta dal Cielo, lì più che in altri posti al mondo, prende ognuno per mano per portarlo al suo Gesù!

Mariella Fancello

Il mistero delle apparizioni

11 giugno 2011

Medjugorie è una piccola località del comune di Citluk, oggi parte del cantone dell’Erzegovina-Narenta.
Dopo circa due ore di volo ininterrotto da Alghero, a bordo di un turboelica della Ucraina Airlines, si atterra a Split (Spalato) e non a Mostar come era stato programmato. Quì ha inizio il vero Pellegrinaggio. Ci troviamo a che fare con un tour operator quasi perfetto e una guida locale “in armi” (cioè: molto agguerrita!). Siamo in terra straniera e, per giunta, fuori dall’Unione Europea, e le persone che vi hanno residenza si improvvisano guide turistiche nonostante, d’Italiano filologico, conoscano soltanto le parole: “scusate” e “per favore”. L’Euro più che sottostimato è, per quel popolo, ancora un egregio estraneo poiché un bicchiere d’acqua al bar costa un euro, come un caffè, una pasta, ecc.
P.Quintino colto alla sprovvista, cerca di salvare capre e cavoli, anche quando le pecorelle del suo gregge vengono disunite e ripartite in diverse strutture ricettive, al motto “ognuno pensi e faccia da se”, ovvero: “il Pellegrino pensa prima a se stesso, e dopo, caso mai, avendone voglia, al prossimo”.
Malgrado ciò, il gruppo regge, e in turbolenta, cristiana e silenziosa rassegnazione, si adegua tenendo sempre presente che è bene stare attenti “che il demonio ci frega”, e si pone alla ricerca di un qualsiasi segno strano il quale segno dia certezza della presenza della S. V. Maria, ma… niente!
La cerca ad ogni angolo di via od orizzonte ma, sia chiaro: rigorosamente in direzione del sole e possibilmente alle ore 18,45, eppure… niente di niente.
Al quarto giorno ecco che in tanti vedono il sole pulsare come un cuore, i suoi colori cambiano, lo si vede ad occhio nudo, senza che gli occhi ne rimangano offesi, altri, all’indomani (ossia al quinto giorno verso le ore 11,45 circa) vedono la croce bianca, enorme, posata sulla cima del monte Krizevac, diventare rosso scuro, porpora ed infine, staccata e sollevata dal piedistallo, diventare nera senza bracci i quali riappaiono d’incanto bordati di bianco per tutto il perimetro della croce ancora rossa (sembra una lingua senza i bracci); si risolleva verso il cielo e va a riposizionarsi con i due bracci ora presenti, sul piedistallo. Diviene viola con i bordi bianchi e al centro nera, si rialza dal piedistallo, scompare e riappare sollevata per posarsi, nuovamente, sul basamento rimasto SEMPRE di colore bianco. Questo avvenimento l’ho visto io insieme a mia moglie, la mattina del rientro a casa, poco dopo aver poggiato, un fazzolettino per raccogliere qualcuna delle gocce di acqua che fuoriescono, in continuazione, dalla coscia destra di un enorme Cristo. Quel Cristo è stato costruito con il materiale fuso delle due bombe lanciate, ed inesplose, a Medjugorje durante il conflitto etnico iniziato nel 1991.
L’attuale giudizio della Chiesa sulle apparizioni e su tutto questo è di “non constat de supernaturalitate” ma la fede della gente comune è dottrina ed è per questo motivo che Medjugorie è divenuta oggi meta di numerosi pellegrinaggi, dove più che miracoli fisici (anche se accaduti!) tanti hanno ricevuto il miracolo della conversione e riappacificazione con Dio.
Meditazioni individuali e di gruppo fanno parte integrante della giornata, e tutti o quasi sentono il bisogno di confessarsi, come se, improvvisamente, si sentissero indegni di stare in peccato in quel luogo di grazia. Il pranzo diventa oggetto di dialogo ed esposizione delle proprie sensazioni, anche perché è l’unico momento di compattazione quasi totale del gruppo. Le discussioni variano le une dalle altre, ma tutte sono accomunate dalla ricerca, e sensazione della presenza indiscussa in quel luogo, della Madre di Gesù.
E’ difficile evidenziare qualcosa in particolare, se dovessimo farlo non sarebbe sufficiente il nostro trascorso a Medjugorje, giacché, per farlo, occorrerebbe una vita (troppi misteri circondano questo luogo!); si avverte, anche, nettamente, la presenza del Demonio che cerca di mettere zizzania dappertutto, a volte ci riesce ma dura poco, poiché prevarica la Pace che tutti cercano e trovano in quei luoghi.
Medjugorie è anche questo, e rivive tutti i giorni l’esempio e la testimonianza lasciata da un sacerdote Francescano, il quale ha reso l’anima a Dio a soli 54 anni, dopo aver terminato come suo solito, la recita della via Crucis del Venerdì sul Krizevac insieme a pellegrini e parrocchiani. Egli era solito dire: “Pregate col cuore, celebrate la Messa con il cuore”. Ricordate, la Madonna di invita con queste parole: “Adorate Mio Figlio con il cuore”; egli non cessava di insegnare ad andare con Gesù e con Maria sul Golgota e poi verso la resurrezione; questo grande Sacerdote si chiamava Dr. Padre Slavko Barbaric.
Lasciata Medjugorie, e rientrato a casa avverto la mancanza di questo luogo, fatto di umanità naturale, con tutti i difetti e i pregi che ognuno di noi ha.
Il desiderio è immediato: ritornare quanto prima a Medj, perché là, la Mamma mi aspetta!!!!

Franco Filippi

La Festa degli Incontri ACR, la festa di tutta l’AC

11 giugno 2011

Domenica 5 Giugno più di 800 tra ragazzi e educatori dell’ACR, ma non solo, si sono ritrovati a Macomer presso le vecchie Caserme Mura per celebrare e festeggiare la Festa degli Incontri, il consueto appuntamento diocesano che segna la conclusione del cammino annuale dell’Azione Cattolica. Tra le tante parrocchie presenti, anche la nostra con 36 ragazzi, tra i 5 e i 14 anni, educatori, alcuni adulti e genitori dei bambini.
Questo perché da quest’anno la Festa ha assunto una nuova veste: infatti, non da soli gli ACRrini hanno vissuto questa bellissima giornata, ma a loro si sono aggiunti giovani e adulti di AC, e tantissime famiglie, tutti all’insegna dello stare insieme proprio per testimoniare che “INSIEME È + BELLO!”, come recitava lo slogan.
La giornata si è aperta con una ricca colazione offertaci dalla Parrocchia ospitante, e via si parte… Tutti i ragazzi della diocesi divisi in archi d’età hanno partecipato a giochi e attività ispirate ai 4 segni matematici: + “Crescere Insieme”; – “Fai la differenza”; × “Uno per tutti e tutti per uno”; ÷ “Chiamati a condividere”; per sottolineare che ciascuno di noi è una risorsa, ma per ottenere grandi risultati dobbiamo combinarci insieme, ed a questo servono le operazioni! Proprio su questi temi abbiamo riflettuto e lavorato con i bambini negli ultimi mesi, e i numeri hanno scandito le tappe dell’ultimo anno associativo a partire dall’Incontro Nazionale del 30 Ottobre, “C’È DI’ PIÙ”, dove abbiamo capito che il “di +” è in ciascuno di noi, e Gesù ci aiuta a scoprirlo per condividerlo e metterlo a servizio degli altri.
Mentre i ragazzi giocavano, adulti e genitori hanno potuto visitare alcuni stand allestiti apposta per loro dai vari settori dell’Associazione, per approfondire le iniziative portate avanti durante l’anno ed iniziare a programmare quelle future.
La mattinata è proseguita con un divertente spettacolo: giovanissimi animatori ci hanno intrattenuto con scenette comiche, esercizi da giocoliere, e ovviamente tantissime canzoni e inni dell’ACR; in quel momento anche le persone più timide si sono lasciate coinvolgere e hanno ballato con noi. E’ stato uno dei momenti più belli della giornata!
Nel pomeriggio circa 300 persone hanno partecipato all’appuntamento dedicato esclusivamente ai soci adulti e alle famiglie, un incontro di formazione presieduto dal nostro Vescovo Mauro, il quale, nonostante i numerosi impegni, ha celebrato anche la Messa; e la chiesa della Sacra Famiglia è stata festosamente invasa da tutti noi! Uno dei momenti più significativi della celebrazione è stato vissuto durante l’offertorio, quando è stato portato sull’altare un vaso pieno della terra proveniente da tutte le comunità parrocchiali, c’era anche la nostra, e in essa sono stati gettati dei semi, un dono simbolico da parte dell’ACR per il Vescovo, perché è chiamato e prendersi cura del nostro territorio e dei suoi frutti.
La giornata che abbiamo vissuto è stata un’occasione di festa ma soprattutto di confronto e arricchimento non solo per educatori e ragazzi, ma anche per tutti gli altri soci; infatti abbiamo potuto osservare, per la prima volta in maniera unitaria, che non siamo soli ad aver scelto il percorso in AC, e sicuramente questo ci servirà da incentivo per il prossimo anno.
La sorpresa più grande, però, sono state le famiglie che hanno condiviso l’esperienza con noi, con la speranza che in futuro possano essere sempre di più. Per questo vogliamo ringraziare le tante mamme che per tutto l’anno ci hanno affidato i loro figli e hanno creduto nell’ACR, ma un SUPER GRAZIE! a tutti ragazzi che il sabato pomeriggio, con entusiasmo e impegno, ci hanno seguito nelle varie attività proposte: questo è per noi uno stimolo a fare sempre meglio!
1 2 3 4 5 6…CIAO! A Settembre…

Gli Educatori ACR


Domenica 5 giugno a Macomer si è svolta la Festa dell’intera Azione Cattolica Diocesana e insieme ai ragazzi che vivevano la loro annuale Festa degli Incontri, erano presenti anche gli adulti di Ac che hanno trascorso una giornata particolare immersi nello spirito associativo. Una giornata in cui, dopo tanto tempo, ci si reincontrava come genitori, educatori, ex giovani di alcuni decenni fa. Una giornata nella quale anche gli adulti sono stati protagonisti.
La mattinata è trascorsa con la visita degli stand dedicati al Bene Comune, alla storia dell’AC, alla vita dei Movimenti Studenti (MSAC) e Lavoratori (MLAC), alla stampa associativa.
Dopo il pranzo comunitario, alle 15, è arrivato il momento più atteso: l’incontro col nostro Vescovo Mauro Maria. Partendo dall’ascolto del brano biblico dei discepoli di Emmaus, ci siamo immersi in una forte e penetrante Lectio Divina che ha evidenziato la gradualità della scoperta del Cristo. Come i due di Emmaus che, lasciati gli undici, si allontano da Gerusalemme ormai stanchi e incapaci di riconoscere il loro Maestro, anche noi spesso ci allontaniamo dalla luce, siamo incapaci di riconoscere Cristo in chi incontriamo nel quotidiano. Ma è proprio l’incontro con Cristo che riaccende il cuore dei due di Emmaus e da evangelizzati li trasforma in coevangelizzatori del Regno e li fa ritornare a Gerusalemme per raccontare agli altri l’incontro col Cristo, quel Cristo che avevano conosciuto vivo, che era morto e da Risorto ha rivelato di essere l’unico Salvatore.
L’incontro si è concluso con l’invito a riscoprire nei nostri cuori l’unico vero Salvatore e a divenire anche noi coevangelizzatori di questo tempo con l’esperienza della nostra vita, nella semplicità del quotidiano.

L’inaugurazione del Sentiero Frassati della Sardegna

11 giugno 2011

C’era anche un gruppo di giovani pozzomaggioresi, domenica 8 maggio, a percorrere il sentiero che dalla stazione sciistica del Bruncu Spina conduce a Punta La Marmora, per l’inaugurazione del Sentiero Frassati della Sardegna, iniziativa del Club Alpino Italiano che ha voluto dedicare al beato Pier Giorgio una serie di itinerari montani nelle diverse regioni italiane.
Sul tetto più alto della Sardegna, dedicato al biellese Alberto anche lui artefice dell’unità d’Italia, si sono ritrovati un migliaio di escursionisti provenienti anche dai versanti di Desulo, Arzana e Villagrande Strisaili, per dar vita ad un “Sentiero Stellare”.

Foto dell’escursione

Relazione al conto consuntivo 2010

31 maggio 2011

Ad un anno esatto dal nostro insediamento siamo chiamati ad approvare il rendiconto della gestione economico/finanziaria del 2010.
Il nostro rendiconto abbraccia il riferimento temporale sia dell’Amministrazione precedente per 5 mesi, sia della nostra per 7 mesi.
I dati che andremo ad approvare altro non sono che puri calcoli matematici di interpolazioni algebriche fra entrate – spese, residui attivi e passivi, avanzo di amministrazione che ci danno il risultato di gestione realizzato positivamente anche nel 2010.
E’ il risultato matematico di due momenti uno derivante dalle entrate e spese obbligatorie, ridotte le prime all’osso dal taglio selvaggio dei finanziamenti che lasciano poco spazio alle forbici di intervento causando conseguentemente e in misura esattamente proporzionale la riduzione degli interventi di spesa, l’altro momento, quello variabile, espressione di una politica amministrativa pensata in fase programmatoria e la sua conseguente applicazione sarà possibile in relazione alle entrate realizzate a bando o a sportello o da ricavi per tributi minori per i quali sappiamo che il 2014 segnerà l’ora X dell’obbligatorietà nell’applicazione (il federalismo fiscale).
Ciò comporta difficoltà logistiche nell’iter per far fare passi al programma che, lo confermo, sarà portato a termine.
Se è vero che nella prima parte del bilancio 2010 abbiamo accertato spaventosi segni meno è altrettanto vero che abbiamo dovuto applicarli alla seconda parte del nostro documento finanziario nella misura proporzionale con segno meno.
Siamo riusciti peraltro a non ritoccare le spese per quanto si riferisce ai servizi sociali, agli anziani, alle scuole, alle persone in disagio per le quali sono stati adottati i provvedimenti necessari. E questo nonostante le importanti riduzioni nei trasferimenti statali, regionali e dell’Unione di Comuni.
Il problema è che aumentano considerevolmente le competenze trasferite da parte dello Stato, della Regione, causando sempre maggiori oneri di gestione, con leggi che non consentono aumenti delle dotazioni organiche né passaggio di fondi.
Per non parlare di quanto stiamo subendo a causa delle incertezze sul futuro della nostra economia che sente i ribaltoni di quella regionale e nazionale.
Il riflesso negativo di mancati e decisivi provvedimenti settoriali lo sentiamo nel campo agro-pastorale dove, nonostante l’impegno profuso a tutto tondo dagli addetti, dalle organizzazioni di categoria, dalle amministrazioni comunali, non si riesce neanche a raggiungere un accordo che fissi in maniera compensativa ed esaustiva il prezzo del latte.
Il piano di sviluppo rurale che deve ancora vedere la luce, nonostante le nostre reiterate proteste nelle competenti sedi e durante gli incontri e convegni propedeutici, detta regole decise senza il parere delle associazioni di categoria.
Insomma un non fare che blocca, un qualunquismo che penalizza, un menefreghismo che ferisce, che sta causando la fuga dalle campagne con tutto quello che ne consegue.
A causa di molteplici fattori, non riusciamo neanche a far decollare bene il turismo e non perché non siamo capaci di gestire presenze anche massicce di turisti in quanto abbiamo sufficienti strutture ricettive e della ristorazione, abbiamo i beni culturali, museali ed archeologici, è completa e visitabile nel museo la donazione dell’architetto Pesarin, è esposta la collezione di animali imbalsamati donataci dal compianto m.llo Pilo, circa 200 esemplari restaurati dalla biologa dr.ssa Masia, infine sono esposti i lavori realizzati dagli allievi del corso della lavorazione del cuoio, finita di recente ma da riproporre senz’altro visti i risultati e le opere avute in locazione dagli eredi dello scultore Pietro Paolo Piu.
Stiamo completando la ricostruzione del mulino donatoci dalla fam. Deriu e a giorni sarà visitabile nei locali di Santa Croce .
Inoltre è visitabile la casa natale della Serva di Dio Edvige Carboni, le chiese, i beni archeologici, insomma tutte queste dotazioni che consentono al turista di stare da noi più di un giorno pernottando, consumando pasti e acquistando i nostri prodotti gastronomici ed artigianali.
Possiamo, e se è vero che possiamo dobbiamo fermamente volerlo!
Ci siamo battuti e continueremo a farlo per l’ottimizzazione delle prestazioni sanitarie, l’ambulatorio dei prelievi e diabetologico saranno ulteriormente potenziati e fra breve aprirà quello psichiatrico nella previsione certa dell’apertura della Casa Famiglia e altri necessari ambulatori medici.
Stiamo anche adoperandoci per aprire a Pozzomaggiore un Centro Alzheimer.
I servizi veterinari hanno trovato ospitalità nei rinnovati locali di Via Fontana e altrettanta ospitalità ricevono l’AVIS e il 118 nella Casa Sanna.
La situazione politica generale con il pollice verso alle richieste di provvedimenti per favorire interventi, impedisce di agire nell’auspicata autonomia operativa anche perché, e lo sappiamo bene, abbiamo scelto di rinunciare ad aumentare le tariffe dei tributi locali tenute ai minimi di legge proprio perché consci della situazione economica dei nostri concittadini.
E’ da sottolineare, se fosse necessario, che le scelte dei governi centrale e regionale in materia di politica economica, non sono quasi mai il frutto di accordi preventivi ma somministrate a firme e sigilli apposti.
Tornando al nostro documento siamo convinti di avere iniziato bene, di avere doppiato importanti traguardi, anche se come è naturale non tutto quanto fatto è attualmente visibile ma lo sarà nel risultato finale.
Questa Amministrazione è l’erede naturale del pensiero politico – amministrativo della precedente per averne sposato le direttive e il nuovo modo di amministrare, di pensare dando importanti innovazioni ai metodi di governo e di gestione anche nella distribuzione degli incarichi assessoriali.
E’ positiva la continua presenza sia nella casa comunale e anche all’esterno, oltre che degli assessori e dei consiglieri in carica, di quanti, candidati che non hanno potuto essere eletti, offrono la loro fattiva collaborazione e di questo mi piace darne pubblicamente atto.
Importante è stata la consolidata e ben accetta collaborazione popolare sia con i singoli che con le associazioni, con la parrocchia, con la scuola nei confronti della quale abbiamo sempre avuto una particolare attenzione contestando i provvedimenti impietosi del governo per quanto si riferisce a strutture ed organici.
Dobbiamo considerare che nonostante la professionale capacità degli uffici nel gestire i contenziosi nei confronti di contribuenti inadempienti, troviamo difficoltà nel recupero forzoso anche per la contemporanea e ordinatoria richiesta di pagamenti da parte di società (tipo Abbanoa, Erario, ecc..) che richiedono il pagamento tutto e subito. Evasione che da noi si attesta in minime percentuali.
Voglio auspicare anche la ripresa a breve dei lavori di costruzione della RSA per la quale si stanno risolvendo i problemi che ne hanno impedito la continuità.
Purtroppo non possiamo neanche dire emigriamo in continente o all’estero: a fare cosa?… la fame? E allora creiamo i presupposti per non fare la fame in loco, con coraggio e determinazione.
Appena i penalizzanti patti di stabilità o simili ambigue leggi lo consentiranno daremo i motori a tutte quelle opere pubbliche già finanziate che daranno un po’ di ossigeno alla nostra povera economia.
Ossigeno che stiamo dando con i cantieri edili, del verde e di contrasto alla povertà.
Una Regione che tiene ancora vincolati e rischia di restituire alla CEE i fondi POR 2007/2013, solo per noi mancano all’appello centinaia di migliaia di euro di finanziamenti che abbiamo ottenuto dopo i settimanali viaggi della speranza nei palazzi regionali e che non mancheremo di continuare a fare.
Per non parlare dei cambiamenti imposti alle linee di governo programmate dalle Unioni di Comuni nate per far crescere la qualità dei servizi da distribuire al sistema e penalizzate arbitrariamente perché non più riconosciute nella dignità di enti locali ma solo associazioni di comuni.
I corridoi dei palazzi del capo di sotto sono pieni di sindaci disperati con in mano i secchi per raccogliere il poco latte della mucca Regione e, se vi piace, applicate pure un parallelismo alla situazione del comparto agro-pastorale.
Tutto quello che auspichiamo di positivo per il bene del nostro comune non sarà attuabile senza la collaborazione del segretario, dirigenti e dipendenti del Comune che ringrazio per l’impegno e la continuità offerti.
Noi li ricambieremo concedendo tutto quanto offre la legge a loro favore e altro ancora.
Noi attendiamo sperando in tempi migliori, in un futuro che premi i nostri sacrifici e il nostro impegno per assicurare un futuro alle popolazioni in rincorsa e se ci dobbiamo dare un voto ci diamo il 10 perché la lode la chiederemo nel 2015.
… e ricordiamoci sempre che… nulla è difficile volendo, ma solo se uniti e… Tott’umpare.

Il Sindaco
Tonino Pischedda

Chiamatemi Padre e sarò sempre felice

31 maggio 2011

La visita del Vescovo

Già da quando ero ragazzo e poi anche da adulto, mi avevo posto la domanda del perché, sistematicamente o quasi tutti gli anni, i giorni 22-23-24 aprile, giorni dedicati ai festeggiamenti del nostro santo patrono san Giorgio, dal punto di vista meteorologico, erano più simili ad uggiose giornate invernali, con pioggia e vento forte, che a piacevoli e miti giornate primaverili. Allora la risposta che mi veniva subito in mente era che probabilmente ciò accadeva perché san Giorgio, nonostante le manifestazioni esteriori della festa, vedi cavalli, le bande, le bancarelle, ecc. non fosse contento dei pozzomaggioresi, per motivi a noi sconosciuti, che io pensavo fossero forse legati a motivi di ordine spirituale, come la mancanza di una sincera fede o perché i festeggiamenti in suo onore non fossero permeati di profonda religiosità, come si conviene per il santo patrono.
Quest’anno però, poiché la festa era stata posticipata al 30 aprile, a causa delle festività pasquali, ero quasi certo che il tempo sarebbe stato buono e propizio, sopratutto perché dovevamo accogliere tra noi il nostro nuovo vescovo, mons. Mauro Maria Morfino, che aveva accettato l’invito del nostro parroco padre Quintino, ad essere presente tra noi proprio in occasione della festa del nostro patrono. Invece sono state smentite le mie previsioni meteorologiche e abbiamo avuto ugualmente giornate grigie e piovose. Ciò però non ha influito minimamente sullo svolgimento religioso della festa. Infatti, puntuale secondo il calendario stabilito, alle ore 9,45 è arrivato il nostro vescovo. Sul sagrato di san Costantino era già presente un folto gruppo di fedeli che lo hanno accolto insieme al parroco, al Sindaco con alcuni amministratori comunali, alle bandiere religiose, alla confraternita della Santa Croce, e alle autorità militari. A tutti ha dispensato sorrisi e tanti “Grazie”. Non potevano mancare i cavalieri dell’ardia, festosamente vestiti.
Dopo i primi saluti di rito il sindaco Tonino Pischedda ha rivolto al vescovo il saluto di benvenuto a nome di tutta la cittadinanza, che con entusiasmo attendeva questo evento. Tra le altre cose lo ha informato che a Pozzomaggiore si venera in particolare la Santa Madre di Dio, con diversi appellativi, i cui simulacri si trovano in alcune nostre chiese; che il nostro paese ha dato i natali a tanti sacerdoti, fra cui qualcuno anche appartenente alla grande famiglia salesiana di don Bosco, ma sopratutto alla serva di Dio Edvige Carboni, per la quale si è in attesa della definizione della causa di beatificazione. Mi piace ricordare del discorso del Sindaco le seguenti parole: «Alla nostra guida spirituale chiediamo attenzione, condivisione dei nostri problemi, conforto per i nostri affanni, preghiere che noi sapremo ricambiare. Le chiediamo, Eccellenza, di essere il ponte che conduce alla terra promessa, sicura, ospitale, fertile, dispensatrice di speranza e di futuro per noi e i nostri figli. Chiediamo oltre le preghiere, azioni mirate a farci recuperare quei valori cristiani e di vita civile che la mancanza di lavoro, di coesione, sinergie di azione nella condivisione dei problemi, che erano un tempo la nostra prima qualità e che sembrano oggi scomparsi».
Ed inoltre la chiusa finale del saluto: «Le consegno virtualmente le chiavi del nostro comune, le usi per aprire i nostri cuori all’amore, alla pace, alla fratellanza, al progresso, al futuro, alla fede, per essere degnamente traghettati in Cristo. Grazie anche a quanto saprà fare per noi».
Subito dopo in corteo e a piedi è stata raggiunta la chiesa parrocchiale dove tutto era pronto per l’inizio della santa Messa “Maggiore” in onore del patrono san Giorgio. La celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo, è stata concelebrata da alcuni sacerdoti, quali don Niola, don Mario Piras, don Gianpiero Piras, padre Gianpaolo Pais e padre Quintino. Erano presenti oltre al coro parrocchiale, coi loro suggestivi canti, il Coro di Pozzomaggiore e il Cuncordu Planu de Murtas. Nei primi banchi sedevano giustamente le autorità civili e militari, dietro, ma moltissimi anche in piedi, una numerosa folla di fedeli. Ai lati della balaustra, all’ingresso del vescovo in chiesa, subito si sono posizionati due carabinieri in alta uniforme coi classici pennacchi colorati e sono stati lì immobili per tutta la durata della messa.
All’omelia padre Mauro Maria, così come ha detto che vuole esser chiamato, parafrasando una frase di Don Bosco “chiamatemi Padre e sarò sempre felice”, ha commentato i brani delle letture e del Vangelo, facendo alcuni accenni al martire san Giorgio, da lui definito “megalomartire”, cioè grande testimone della fede in Cristo, missionario tra i pagani, diventato quasi un raccordo, un ponte, tra la nascente Chiesa cristiana di oriente in Costantinopoli e quella di Roma.
Al termine della santa Messa, prima della benedizione, è stato il momento dei ringraziamenti. Sono saliti sull’altare l’obriere Antonello Angius e la consorte che ha, in un piccolo intervento, ringraziato il Vescovo della sua presenza, il parroco, i sacerdoti presenti per aver contribuito alla celebrazione eucaristica in onore del santo patrono. Quindi padre Quintino, a sua volta, ha ringraziato padre Mauro Maria per aver accolto l’invito a venire a Pozzomaggiore, invito fattogli quasi a bruciapelo prima ancora che fosse ordinato vescovo. Cosa che ha lasciato il Vescovo perplesso e indeciso sul momento, ma che poi ha accolto con piacere. Infine è intervenuto il mons. Mauro Maria per ringraziare innanzitutto per la folta rappresentanza di pozzomaggioresi alla sua ordinazione episcopale e per l’odierna partecipazione alla santa Messa da lui presieduta. Ha ringraziato il parroco, il Sindaco, l’amministrazione comunale e tutti i presenti dicendo: «Affido tutto quello che voi portate in cuore in questo momento al Signore; sia lui a compier questa opera che ha già iniziato in ciascuno di voi; la faccia crescere come persona umana, come persone capaci di relazionarsi serenamente, come persone che accolgono il criterio alto del vangelo come criterio di vita».
Subito dopo la solenne benedizione, l’assemblea si è sciolta ed è iniziata la processione del simulacro del Santo per le vie del paese.
Nonostante la sua visita sia stata così breve noi lo ringraziamo ugualmente perché la sua presenza ed il suo sorriso hanno lasciato una grande gioia nel nostro cuore ed una indescrivibile serenità interiore. Questo non lo dico solo per me, ma per tutte quelle persone che con umiltà e devozione lo hanno saputo accogliere tra noi. (n.m.)

Un ulivo, quale augurio di un futuro ricco di serenità e pace, crescerà insieme ai bambini nati nel 2010

14 aprile 2011

Il 19 marzo, Festa del Papà, in una gioiosa giornata riscaldata dal primo sole primaverile, si è svolta la consueta cerimonia di piantumazione di un albero per ogni bambino nato nel 2010.
Si sono dati appuntamento, accompagnati dagli orgogliosi genitori, dai nonni e dai fratelli maggiori, presso la sala consiliare, i piccoli: Arianna Calaresu, Michela Calaresu, Valentina Casule, Maria Pina Cau, Emanuele Corongiu, Lorenzo Cossu, Rebecca Cuccuru, Giuseppe Devino, Hiba El Abbi, Anna Madeddu, Giada Manai, Alessia Manca, Cristian Manca, Gaia Nuvoli, Daniele Oppes, Federico Raimondo Oppes, Alberto Piga, Francesca Pilatu, Bernardetta Piu, Francesca Rosas, Michela Rosas, Marco Soro, Sofia Soro, Gloria Usai, Giuseppe Usai, Veronica Vacca.
Madrina della cerimonia la dott.ssa Luisa Iervolino, ginecologa, che probabilmente ha fatto nascere la gran parte dei bambini festeggiati.
Il sindaco in apertura ha chiesto ai presenti un momento di raccoglimento per amplificare nella sala l’inno nazionale, quindi ha consegnato a ciascuna famiglia la bandiera italiana, raccomandando di custodirla in casa nel posto più importante, invitandoli ad educare i figli al rispetto per il tricolore, onorarlo e difenderlo sempre.
Ha quindi sollecitato i genitori ad essere premurosi, severi, di far crescere i figli rispettosi, studenti modello, orgoglio per loro stessi, soddisfazione per gli insegnanti, veri amici dei loro compagni, degni cittadini del domani, morigerata futura classe dirigente.
Infine ha augurato ai bambini di poter conoscere i figli dei figli dei loro figli, e di ritrovarsi tutti e 26 il 19 marzo 2111 sotto quegli alberi cresciuti rigogliosi grazie alle loro cure, anche col bastone e le dentiere traballanti.
E’ seguito l’intervento di padre Quintino, che ha sollecitato i genitori ad essere tali con coraggio e determinazione.
In conclusione il sindaco, assistito dall’assessore Gabriella Santona e dalla madrina, ha consegnato le pergamene con la copia dell’atto di nascita, il verbale di piantumazione e regalato un buono fruttifero postale per invogliare al risparmio.
Poi tutti festosamente insieme a Cae, dove dietro la consulenza degli agenti della forestale di Bonorva, sempre presenti, e la collaborazione di Tottoi Mannu, si è proceduto alla piantumazione degli alberi di ulivo, pianta della pace.
L’augurio di una lunga vita, serena, piena di ogni bene di Dio, ha chiuso la manifestazione.

Atteros annos cun saludu trigu e laore.

(a cura dell’Amministrazione comunale)

Il Consiglio comunale onora il 150° dell’unità d’Italia

14 aprile 2011

Il Consiglio comunale si è riunito in seduta solenne il 17 marzo per celebrare i 150 anni della dichiarazione dell’unità d’Italia. Il sindaco vestiva la fascia mentre tutti i consiglieri portavano una coccarda tricolore appuntata al petto.
In apertura di seduta il sindaco ha cosi esordito: “tra le tante cose giuste e meno giuste fatte dal governo in carica l’avere dichiarato festiva la giornata odierna merita il nostro apprezzamento. Sarà quello odierno un momento di riflessione, di costruttivo dialogo anche nelle famiglie per ricordare i fatti storici che hanno portato re Vittorio Emanuele II a sottoscrivere l’unita d’Italia. Mi piace pensare alla famiglia riunita insieme a tavola che ascolta le note dell’inno nazionale, l’inno di Mameli, che con le sue magiche parole evoca sentimenti profondissimi di amore patrio. Poiché noi qui riuniti siamo una grande famiglia, tutti impegnati a crescere e pensare ai bisogni del nostro paese, per inchinarci ai padri della patria, vivere il ricordo di 150 di storia italiana, e proiettare il nostro sguardo al futuro, dove i nostri figli saranno protagonisti di un’Italia che si apre all’Europa, e che cammina verso il progresso, alziamoci dunque in piedi e con la mano sul cuore ascoltiamo con riverenza il nostro inno”.
Continuando nel suo intervento il sindaco ha esortato perché la carta costituzionale sia vangelo da leggere, osservare e rispettare; ha sollecitato tutti a ricercare, nonostante le difficoltà, il lavoro, creando impresa, mettendo sul campo tutti gli sforzi e gli stratagemmi per trovarlo forti dell’eredita ricevuta dai padri costituenti.
“Il lavoro – ha affermato il sindaco – deve essere una realtà ripagante, sicuro veicolo di crescita, stimolo e miglioramento della qualità di vita. Siamo o no un popolo, forte, deciso? Dimostriamolo, riuniamoci a coorte, in sinergia di azione e di intenti; la Repubblica – ha continuato – è una e indivisibile, con Roma capitale, non vogliamo altre capitali con leghe più o meno leggere che cercano di sostituire quelle già collaudate, con ampolle riempite in fiumi elevati a simboli improbabili di unione fra regioni residuali alla centralità dello stato”.
Il sindaco ha dichiarato ancora che la costituzione ci consente di professare qualsiasi fede religiosa, di manifestare il nostro pensiero a Pozzomaggiore, a Cagliari e a Civitavecchia, anche se provvedimenti poco pensati delle forze di polizia hanno strattonano i nostri pastori mentre insieme, e con determinazione, chiedevano il riconoscimento di un sacrosanto diritto, quello al lavoro.
Lo Stato, da padre, non può non capire il figlio che reclama il pane.
Il primo cittadino ha auspicato una scuola all’avanguardia, fucina per le nuove generazioni, a prescindere dai turbamenti gelminiani, e una partecipazione attiva alla vita politica, con scuole di pensiero e di formazione e con partiti composti da politici onesti e attenti ai problemi dei cittadini.
Spera, in chiusura di intervento, che nella solenne cerimonia che verrà celebrata il 14 aprile gli studenti incrocino nei loro percorsi didattici i temi del risorgimento, esortandoli a riservarsi il diritto di critica, ma di aderire anche con entusiasmo per comprendere la storia del risorgimento attualizzandola.
L’Italia unita lo è dal 17 marzo 1861. A noi tutti il compito di essere italiani uniti in patria e nel mondo.
Nel suo intervento il consigliere Pietro Biosa ha proposto interessanti riflessioni sui 150 anni trascorsi dall’unita d’Italia; ha ricordato i terribili avvenimenti del Giappone e della Libia, auspicando un’amministrazione unita negli ideali patrii, in sinergia per il bene del paese.
Come sarà l’Italia nel 2061? E ancora poi? Spetta a noi gettare sicure fondamenta, cementate dall’essere italiani, ma italiani veri.
Viva Pozzomaggiore, viva l’Italia.

(a cura dell’Amministrazione comunale)

Un convegno per celebrare la Festa della Donna

14 aprile 2011

Il 12 marzo la biblioteca comunale ha ospitato un interessante convegno per discutere sul ruolo, la partecipazione e la rappresentanza delle donne nelle istituzioni, nel lavoro, nella società.
L’incontro è stato voluto dall’Assessorato alla Cultura coordinato da Anna Marchesi, che insieme all’assessore Gabriella Santona e con la collaborazione di Carmela Piu, ne ha curato la regia.
In una sala strapiena, adornata con i fiori di mimosa, albero di origini australiane, da sempre simbolo della festa della donna, che emanava un profumo intenso, gradevolissimo e misterioso. Presenti alcuni sindaci del territorio, altri amministratori, i nostri consiglieri comunali, molti quelli della minoranza, il mondo della scuola, dell’imprenditoria, dell’associazionismo e tanti cittadini interessati al partecipato dibattito.
Lavori che sono stati aperti da Anna Marchesi che ha presentato gli ospiti e il contenuto degli argomenti da dibattere.
Hanno parlato: la signora Francesca Ticca, segretario generale della Uil Sardegna, fortemente impegnata nella ricerca di soluzioni agli innumerevoli problemi che fanno soffrire il mondo del lavoro in una regione penalizzata da scelte politiche economiche spesso infelici; la signora Aide Esu, sociologa, docente universitaria, scrittrice di chiara fama; la signora Francesca Barracciu, già sindaco di Sorgono, attivissima deputata regionale. Preziosi e interessanti gli interventi della signora Rosalba Puddu, di Gianni Piu e di altri ancora.
Tutto ebbe inizio, ha detto il Sindaco, a Stoccarda nel lontano 1907 per poi essere affrontato in altre importanti assise, dove fu affrontata la questione femminile e rivendicato il diritto all’elettorato attivo e passivo. In relazione a tanto Pozzomaggiore può vantare con Donna Luisa Meloni uno dei primi sindaci donna in Sardegna.
E’ stata ricordata la figura della SdD Edvige Carboni, senza dubbio la figlia più illustre di Pozzomaggiore, per la quale si attende a breve la pronuncia della venerabilità, cui seguirà, si spera, la beatificazione e la canonizzazione; in luglio nel centenario del ricevimento delle stimmate, saranno promossi interessanti convegni sulla sua figura mistica.
Quindi in chiusura il sindaco ha ricordato con nostalgia e riconoscenza tutte le mamme del mondo, quelle che vivono e quelle che vivono nel ricordo dei figli per averci dato la vita, l’affetto, le loro premure che ci hanno consentito di dare il meglio di noi alla società. A loro il mazzo di mimose più grande del mondo.

(a cura dell’Amministrazione comunale)

Gli ultimi aggiornamenti sull’attività dell’Amministrazione Comunale

6 marzo 2011

Riprendo volentieri a comunicare con i cittadini sulle vicende amministrative, non senza ringraziare il nostro parroco P. Quintino per la sempre dimostrata attenzione ai problemi dell’Amministrazione comunale, mettendo anche a disposizione uno spazio nel mensile parrocchiale “COMUNITA’” che da ben 14 anni viene, e con grande tiratura, pubblicato in proprio, ottenendo da sempre lusinghieri risultati per il contenuto profondamente religioso, sociale e informativo.
Dicevo di un giornale di informazione che entra, nel cartaceo, in tutte le famiglie di Pozzomaggiore, e mediante internet rimbalza le notizie in tutto il mondo.
Consentitemi di ringraziare per l’impegno dato a tutto campo, oltre che P. Quintino, Davide Meloni, che si occupa di organizzare ed impaginare i contenuti, insieme a tanti altri volontari collaboratori, riuscendo a dare alle stampe il nostro giornalino con la consueta puntualità.
Avere un mezzo di comunicazione è oggi un modo di poter vivere l’argomento, farne parte integrante del proprio pensiero, dare giudizi criticamente costruttivi, portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica.
E lo stesso favorevole giudizio che ho per l’altro periodico di informazione locale “La Vostra Voce”, curato nei particolari dal gruppo di opposizione consiliare; è un modo di conoscere anche l’altra campana, un momento più o meno critico delle vicende amministrative, delle sedute consiliari, dei fatti socio/economici e sociali del nostro paese e non solo. Lo leggo sempre molto volentieri.
Ben vengano, quindi, queste iniziative, i cittadini hanno cosi l’opportunità di conoscere, di approfondire, di dare collaborazione, giudizi, proposte, consigli, proprio per il principio consolidato che la collaborazione popolare è assolutamente necessaria per poter amministrare bene il nostro Comune.
L’informazione ha un impatto notevole sulla vita quotidiana e il suo appropriato uso pone problemi etici di rilievo in particolare se non viene impastata bene insieme alla componente essenziale che è la riservatezza e l’interpretazione autentica del pensiero che la ha generata. Pertanto, deve essere sempre comprensibile, facilmente elaborabile, non sibillina, altrimenti si rischia di cadere nella disinformazione.
Questo è quello che si propongono di fare i giornali, le televisioni, e quindi i nostri due giornalini locali dove tutti hanno l’opportunità di dire la loro democraticamente e liberamente, dono/diritto che ci è stato consegnato solennemente 150 anni or sono quando venne proclamata l’unità d’Italia; 150 anni di storia, di avvenimenti, di personaggi, di “italiani” considerati nelle loro diversità negli usi e nelle tradizioni, uniti in un unico sentimento di comune appartenenza, 150 anni dopo i quali, fatta l’Italia possiamo affermare di essere italiani.
Plaudo all’iniziativa del Governo di dichiarare la giornata del 17 marzo festa nazionale, avremo modo di viverla uniti da un unico pensiero, quello della profonda riconoscenza per chi, immolando anche la sua vita, ha procurato a noi di essere un popolo libero, di poter scegliere, pensare, agire, essere …
Festeggeremo solennemente la ricorrenza il 18 marzo con una seduta straordinaria del Consiglio comunale aperto a tutti, dove saremo tutti attori principali ma in particolare lo saranno i nostri studenti.
Importante sarà il convegno, curato dall’Assessorato alla Cultura e dal servizio bibliotecario, previsto per il 12 marzo per festeggiare la giornata internazionale della donna; si tratterà il tema della partecipazione e la rappresentanza delle donne nella istituzioni, nel lavoro, nella società, al quale parteciperanno la sindacalista Francesca Ticca, la sociologa Alide Esu e il consigliere regionale Francesca Barracciu. Agli interventi seguirà sicuramente un partecipato dibattito.
La discussione si incentrerà anche sui grandi passi compiuti dalle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, delle discriminazioni e violenze di cui sono spesso oggetto, partendo dall’anno che segnò la svolte alla loro emancipazione, il 1907, quando, in un convegno tenutosi a Stoccarda si affrontò per la prima volta la questione femminile.
A breve saranno proposti ulteriori convegni attualmente allo studio della Commissione Cultura, ricorderemo fra gli altri l’opera e la vita del Gen. Pietro Pinna Parpaglia e di tanti altri personaggi più o meno noti che hanno dato lustro al nostro paese e non solo.
Apposita giornata sarà dedicata al ringraziamento del compianto mar.llo Ernesto Pilo, che aveva disposto la donazione al Comune dopo la sua morte, tramite i suoi figli, di una collezione di animali imbalsamati (214 esemplari), che a giorni, dopo il restauro, sarà visibile nel museo del cavallo. Sono esposti anche, nel piano superiore degli stessi locali, altre 72 opere del nostro concittadino arch. Gustavo Pesarin, professionista di chiara fama, significativo e competente urbanista, estensore del primo P.d.F. di Pozzomaggiore, che hanno quale tema principale il cavallo.
Nello stesso museo possono essere apprezzate le opere del compianto scultore Pietro Paolo Piu, al quale sarà dedicata una giornata di studio.
Il giorno dell’inaugurazione del museo del grano, che si terrà a breve dopo la ricostruzione del mulino donatoci dalla famiglia Deriu, in corso di allestimento nei saloni di Santa Croce, e nel corso di un convegno parleremo del grano come risorsa, del pane tradizionale locale.
Nella prima decade di luglio, in un convegno promosso in collaborazione con l’ISPROM regionale, dell’Università di Sassari e dell’Istituto Zooprofilattico, discuteremo di pastorizia, del latte e dei suoi derivati.
Per quanto si riferisce alla prevenzione socio-sanitaria, in convegni già calendarizzati, si discuterà di dipendenze, di ipertensione, di diabete, di disagi di carattere psichico-mentale, e saranno effettuati screening della mammella, della tiroide, dell’udito e della vista.
Il 19 marzo, giorno della festa del papà, pianteremo un albero per ogni bambino nato nel 2010 e consegneremo ai genitori un libretto di risparmio postale.
Delle iniziative programmatiche, delle opere pubbliche e delle altre iniziative che interessano la nostra comunità ve ne parlerò più compiutamente nel prossimo numero.
Cordiali saluti a tutti i lettori.

Tonino Pischedda,
Sindaco