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L’inaugurazione del Sentiero Frassati della Sardegna

sabato, 11 giugno 2011

C’era anche un gruppo di giovani pozzomaggioresi, domenica 8 maggio, a percorrere il sentiero che dalla stazione sciistica del Bruncu Spina conduce a Punta La Marmora, per l’inaugurazione del Sentiero Frassati della Sardegna, iniziativa del Club Alpino Italiano che ha voluto dedicare al beato Pier Giorgio una serie di itinerari montani nelle diverse regioni italiane.
Sul tetto più alto della Sardegna, dedicato al biellese Alberto anche lui artefice dell’unità d’Italia, si sono ritrovati un migliaio di escursionisti provenienti anche dai versanti di Desulo, Arzana e Villagrande Strisaili, per dar vita ad un “Sentiero Stellare”.

Foto dell’escursione

Chiamatemi Padre e sarò sempre felice

martedì, 31 maggio 2011

La visita del Vescovo

Già da quando ero ragazzo e poi anche da adulto, mi avevo posto la domanda del perché, sistematicamente o quasi tutti gli anni, i giorni 22-23-24 aprile, giorni dedicati ai festeggiamenti del nostro santo patrono san Giorgio, dal punto di vista meteorologico, erano più simili ad uggiose giornate invernali, con pioggia e vento forte, che a piacevoli e miti giornate primaverili. Allora la risposta che mi veniva subito in mente era che probabilmente ciò accadeva perché san Giorgio, nonostante le manifestazioni esteriori della festa, vedi cavalli, le bande, le bancarelle, ecc. non fosse contento dei pozzomaggioresi, per motivi a noi sconosciuti, che io pensavo fossero forse legati a motivi di ordine spirituale, come la mancanza di una sincera fede o perché i festeggiamenti in suo onore non fossero permeati di profonda religiosità, come si conviene per il santo patrono.
Quest’anno però, poiché la festa era stata posticipata al 30 aprile, a causa delle festività pasquali, ero quasi certo che il tempo sarebbe stato buono e propizio, sopratutto perché dovevamo accogliere tra noi il nostro nuovo vescovo, mons. Mauro Maria Morfino, che aveva accettato l’invito del nostro parroco padre Quintino, ad essere presente tra noi proprio in occasione della festa del nostro patrono. Invece sono state smentite le mie previsioni meteorologiche e abbiamo avuto ugualmente giornate grigie e piovose. Ciò però non ha influito minimamente sullo svolgimento religioso della festa. Infatti, puntuale secondo il calendario stabilito, alle ore 9,45 è arrivato il nostro vescovo. Sul sagrato di san Costantino era già presente un folto gruppo di fedeli che lo hanno accolto insieme al parroco, al Sindaco con alcuni amministratori comunali, alle bandiere religiose, alla confraternita della Santa Croce, e alle autorità militari. A tutti ha dispensato sorrisi e tanti “Grazie”. Non potevano mancare i cavalieri dell’ardia, festosamente vestiti.
Dopo i primi saluti di rito il sindaco Tonino Pischedda ha rivolto al vescovo il saluto di benvenuto a nome di tutta la cittadinanza, che con entusiasmo attendeva questo evento. Tra le altre cose lo ha informato che a Pozzomaggiore si venera in particolare la Santa Madre di Dio, con diversi appellativi, i cui simulacri si trovano in alcune nostre chiese; che il nostro paese ha dato i natali a tanti sacerdoti, fra cui qualcuno anche appartenente alla grande famiglia salesiana di don Bosco, ma sopratutto alla serva di Dio Edvige Carboni, per la quale si è in attesa della definizione della causa di beatificazione. Mi piace ricordare del discorso del Sindaco le seguenti parole: «Alla nostra guida spirituale chiediamo attenzione, condivisione dei nostri problemi, conforto per i nostri affanni, preghiere che noi sapremo ricambiare. Le chiediamo, Eccellenza, di essere il ponte che conduce alla terra promessa, sicura, ospitale, fertile, dispensatrice di speranza e di futuro per noi e i nostri figli. Chiediamo oltre le preghiere, azioni mirate a farci recuperare quei valori cristiani e di vita civile che la mancanza di lavoro, di coesione, sinergie di azione nella condivisione dei problemi, che erano un tempo la nostra prima qualità e che sembrano oggi scomparsi».
Ed inoltre la chiusa finale del saluto: «Le consegno virtualmente le chiavi del nostro comune, le usi per aprire i nostri cuori all’amore, alla pace, alla fratellanza, al progresso, al futuro, alla fede, per essere degnamente traghettati in Cristo. Grazie anche a quanto saprà fare per noi».
Subito dopo in corteo e a piedi è stata raggiunta la chiesa parrocchiale dove tutto era pronto per l’inizio della santa Messa “Maggiore” in onore del patrono san Giorgio. La celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo, è stata concelebrata da alcuni sacerdoti, quali don Niola, don Mario Piras, don Gianpiero Piras, padre Gianpaolo Pais e padre Quintino. Erano presenti oltre al coro parrocchiale, coi loro suggestivi canti, il Coro di Pozzomaggiore e il Cuncordu Planu de Murtas. Nei primi banchi sedevano giustamente le autorità civili e militari, dietro, ma moltissimi anche in piedi, una numerosa folla di fedeli. Ai lati della balaustra, all’ingresso del vescovo in chiesa, subito si sono posizionati due carabinieri in alta uniforme coi classici pennacchi colorati e sono stati lì immobili per tutta la durata della messa.
All’omelia padre Mauro Maria, così come ha detto che vuole esser chiamato, parafrasando una frase di Don Bosco “chiamatemi Padre e sarò sempre felice”, ha commentato i brani delle letture e del Vangelo, facendo alcuni accenni al martire san Giorgio, da lui definito “megalomartire”, cioè grande testimone della fede in Cristo, missionario tra i pagani, diventato quasi un raccordo, un ponte, tra la nascente Chiesa cristiana di oriente in Costantinopoli e quella di Roma.
Al termine della santa Messa, prima della benedizione, è stato il momento dei ringraziamenti. Sono saliti sull’altare l’obriere Antonello Angius e la consorte che ha, in un piccolo intervento, ringraziato il Vescovo della sua presenza, il parroco, i sacerdoti presenti per aver contribuito alla celebrazione eucaristica in onore del santo patrono. Quindi padre Quintino, a sua volta, ha ringraziato padre Mauro Maria per aver accolto l’invito a venire a Pozzomaggiore, invito fattogli quasi a bruciapelo prima ancora che fosse ordinato vescovo. Cosa che ha lasciato il Vescovo perplesso e indeciso sul momento, ma che poi ha accolto con piacere. Infine è intervenuto il mons. Mauro Maria per ringraziare innanzitutto per la folta rappresentanza di pozzomaggioresi alla sua ordinazione episcopale e per l’odierna partecipazione alla santa Messa da lui presieduta. Ha ringraziato il parroco, il Sindaco, l’amministrazione comunale e tutti i presenti dicendo: «Affido tutto quello che voi portate in cuore in questo momento al Signore; sia lui a compier questa opera che ha già iniziato in ciascuno di voi; la faccia crescere come persona umana, come persone capaci di relazionarsi serenamente, come persone che accolgono il criterio alto del vangelo come criterio di vita».
Subito dopo la solenne benedizione, l’assemblea si è sciolta ed è iniziata la processione del simulacro del Santo per le vie del paese.
Nonostante la sua visita sia stata così breve noi lo ringraziamo ugualmente perché la sua presenza ed il suo sorriso hanno lasciato una grande gioia nel nostro cuore ed una indescrivibile serenità interiore. Questo non lo dico solo per me, ma per tutte quelle persone che con umiltà e devozione lo hanno saputo accogliere tra noi. (n.m.)

Anniversario della morte di Edvige Carboni

domenica, 30 gennaio 2011

Ritorna l’annuale appuntamento con la commemorazione di Edvige Carboni, la stimmatizzata Serva di Dio nata a Pozzomaggiore (SS) il 2 maggio 1880.
Il 2011 sarà un anno giubilare per quanti ammirano la sua santa vita e non solo in tutte le parti dell’isola, ma anche in Italia e all’estero, da dove provengono sempre più richieste di biografie e immagini. Esattamente cento anni fa, la Serva di Dio ricevette le stimmate alle mani, ai piedi e al costato, un segno che la accomuna a tanti personaggi della mistica cattolica come san Pio da Pietrelcina, che aveva una grande venerazione per la figura di Edvige, tanto da consigliare ai suoi penitenti di ricorrere sempre a lei per qualche grazia particolare. La causa della Carboni è stata aperta a Roma nel 1971 e, tra il 1999 e il 2000, ha avuto un’ulteriore inchiesta sulle sue virtù e fama di santità. Nel maggio 2008 presso la Congregazione delle Cause dei Santi è stata presentata la cosiddetta Posizione, in attesa di esame da parte dei teologi prima e dei vescovi poi; è in fase di studio anche il miracolo utile per la beatificazione. Gli ultimi stimmatizzati proclamati beati dalla Chiesa in questi ultimi anni sono stati Padre Pio da Pietrelcina, la suora palestinese Mirjam Baouardy e le tedesche Anne Schaeffer e Suor Anna Caterina Emmerick, quest’ultima conosciuta soprattutto per le sue visioni che ricostruiscono nei dettagli la vita di Cristo, utilizzate dal regista americano Mel Gibson per il suo film The Passion e da molti archeologi per le loro ricerche in terra santa.
Edvige Carboni ricevette le stimmate il 14 luglio del 1911, un segno esteriore delle sue virtù evangeliche; se per la Chiesa non costituiscono una prova di santità, le stimmate sono però sempre qualcosa in più che Dio dona a chi alla santità aspira con tutto il proprio cuore e desidera conformarsi a Cristo Crocifisso.
Pozzomaggiore ricorderà questo avvenimento con delle particolari celebrazioni nel corso dell’intero anno, che culmineranno nel mese di luglio con tavole rotonde e convegni. Il primo appuntamento è comunque fissato, come tutti gli anni, al 17 febbraio, data della pia morte della Serva di Dio: nella chiesa parrocchiale di Pozzomaggiore verrà celebrata una santa Messa con meditazione da monsignor Ferdinando Càschili. Per l’occasione sarà aperta ai visitatori la casa della Serva di Dio: al mattino dalle ore 10.00 alle ore 12.00; al pomeriggio dalle ore 15.30 alle 16.45 ed immediatamente dopo la commemorazione. Altre Messe: ad Alghero presso la parrocchia di S. Maria Goretti, ore 17; a Sassari, zona Li Punti, presso la parrocchia di S. Pio X, ore 8.30 e a Calangianus, ore 17.30.

Ernesto Madau

In ricordo del sacerdote don Pasqualino Masia

domenica, 30 gennaio 2011

Lunedì 17 gennaio 2011, alle ore 22, dopo una forte crisi cardiaca, il Signore ha chiamato a sé l’anima del Sacerdote don Pasqualino Masia, figlio della nostra comunità Parrocchiale.
Era nato il giorno 15 ottobre 1922 da Salvatore Masia e Pasqua Bebbere. Sentendosi chiamare al sacerdozio, esternò il suo desiderio di entrare in Seminario al parroco dott. Angelico Fadda.
Compiuti gli studi ginnasiali ad Alghero, conseguì la maturità classica e il grado accademico della Licenza in Sacra Teologia presso il Seminario Maggiore Regionale di Cuglieri.
A Pozzomaggiore ricevette la tonsura il 2 agosto 1942; gli ordini minori tra il 1943 e il 1944, in pieno periodo bellico. Fu ordinato suddiacono il giorno dell’Assunta del 1944, diacono il 15 gennaio del 1945 ed infine presbitero il 12 agosto dello stesso anno, nella cattedrale di Alghero, con l’imposizione delle mani di Sua Ecc. Mons. Adolfo Ciuchini.
A Pozzomaggiore celebrò la sua prima Messa il 22 agosto 1945. Ebbe il suo primo incarico pastorale come vice parroco di Macomer il 1 di ottobre, sempre del 1945, dove rimase per tre anni, sino a che il Vescovo Ciuchini non lo trasferì a Bolotana, dove rimase sino al 30 settembre 1956. Con Bolla Vescovile datata 1 ottobre dello stesso anno, venne nominato parroco di Lei, per poi ritornare, nel 1962, nuovamente a Macomer nella parrocchia di nuova istituzione intitolata a San Francesco. Dal 1 settembre 1977 ebbe la nomina di parroco nella chiesa di San Paolo apostolo ad Alghero, dove svolse la sua attività pastorale sino al 2008, quando raggiunse la bella età di 86 anni. L’anno dopo la sua nomina ad Alghero, per l’esattezza il 13 gennaio 1978, Sua Santità Papa Paolo VI lo aveva nominato suo cappellano.
Don Pasqualino Masia è stato uno dei pochi sacerdoti pozzomaggioresi, se non l’unico, per quei tempi che cominciano ad essere un po’ lontani, a non aver affiancato il parroco di Pozzomaggiore dott. Angelico Fadda, “su Vicariu” per eccellenza, in quanto subito dopo la sua consacrazione sacerdotale, ubbidì al Vescovo che lo volle vice parroco dell’allora unica parrocchia che Macomer avesse, dedicata a San Pantaleo.
Dovunque è stato, don Pasqualino Masia ha largamente seminato la Parola di Dio con generosità e passione; per sincera chiamata divina, ha creduto in quanto ha fatto in oltre 55 anni di sacerdozio, lavorando nella vigna del Signore con totale disponibilità e discrezione, lasciando sempre traccia della sua signorilità. A testimoniarlo è stata la folla presente ai suoi funerali, svoltisi nella Cattedrale diocesana il pomeriggio di mercoledì 19 gennaio, dopo una veglia di preghiera. Tanti sono arrivati da Macomer, Bolotana e Lei; probabilmente quanti ricevettero da lui i primi sacramenti dell’iniziazione cristiana, ebbero benedette le nozze o fecero semplicemente esperienza della sua larga generosità cristiana, fatta non solo di parole.
A don Masia non è ovviamente mancato l’affetto e la preghiera di tanti suoi confratelli, i più giovani dei quali, da lui seguiti nei primi passi di vocazione o di sacerdozio, hanno voluto trasportare la bara sulle proprie spalle per la navata centrale della cattedrale di Santa Maria, fino al carro funebre che sostava nel piazzale. Né è mancato l’affetto e il ricordo del canonico don Piero Giglio, che ha voluto celebrare la Messa funebre, in quanto don Pasqualino è stato un suo carissimo amico; in effetti, durante l’Omelia, il canonico Giglio ha voluto sottolineare l’affetto e la stima che li legavano, volendo sempre essere presente a tutte le tappe vocazionali e pastorali dell’amico, dal seminario tridentino di Alghero sino alla presa di possesso della parrocchia di San Paolo.
Tutte le volte che lo incontravo a passeggio per le strade di Alghero, ci salutavamo e non mancavano mai le sue richieste di notizie su Pozzomaggiore; spesso il suo pensiero andava ai tempi passati, a dottor Fadda, che lo presentò al rettore del Seminario minore di Alghero, ancora ragazzetto, o si suoi parenti e amici che aveva lasciato nel suo paese di origine.
A noi, suoi compaesani, il dovere di ricordarlo al Signore nella preghiera, insieme ai tanti altri sacerdoti di Pozzomaggiore che riposano nel nostro cimitero o si trovano sepolti lontano. Giunga a tutti loro il nostro comune suffragio.

Ernesto Madau

I poveri di Pozzomaggiore ringraziano

lunedì, 3 gennaio 2011

Carissimi parrocchiani, dopo le feste natalizie mi ritrovo a scrivervi per la seconda volta e per porgervi il mio personale ringraziamento (veramente molto sentito!) per il buon cuore e la sensibilità dimostrata nei confronti dei nostri compaesani meno fortunati.
Con grande sollievo e riconoscenza voglio informarvi che la raccolta dei viveri nei diversi supermercati del paese ha ottenuto una risposta davvero sorprendente. Ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, si è avuta l’ampia dimostrazione che i pozzomaggioresi hanno un cuore veramente grande tant’è che, non solo non sono mancati gli aiuti di tipo puramente alimentare, ma addirittura, come richiesto nelle locandine affisse nei punti di raccolta e nei vari esercizi commerciali, sono giunti nelle case dei più bisognosi generi di varia natura e, tutti, di grandissima utilità. C’è stato, pensate, anche chi ha contribuito con materiali vari di normale utilizzo domestico: colla, lampadine a basso consumo, martello, chiavi inglesi, pile stilo e mini stilo, scotc/carta e ancora altro; tutto nuovissimo e sigillato! Sono state donate ben 3 tovaglie a tema natalizio (anch’esse sigillate!) che, non bastando per tutti sono state assegnate a sorteggio. Non sono mancati quelli che avevo descritto come “generi superflui” tipo cioccolata, pandoro, panettone, caramelle che, seppure superflui, hanno donato un Natale felice ai diversi bimbi che fanno parte delle famiglie di cui ci occupiamo.
Da ultimo, informo che anche un supermercato di Sassari ci ha donato olio per condire e per friggere, latte, pasta di marca, dolci, zucchero, caffè ed altro che, in aggiunta a quanto donato da voi, ha dato un grosso contributo.
Quel che ci è venuto a mancare, dunque, non sono stati tanto i generi alimentari e di pulizia per la casa o della persona, quanto… una certa dose di FIDUCIA!
Vedrete, cari pozzomaggioresi che siete sfiduciati e delusi e per quest’anno non avete voluto contribuire negli aiuti, che potrete nuovamente anche voi avere la gioia di dire: “Anche io ho aiutato chi è meno fortunato di me!”. Ancora ringraziando di cuore tutti voi e l’Amministrazione Comunale (il Sindaco in particolare!) per la fattiva collaborazione, auguro con grande affetto un sereno 2011 pieno di tutte le benedizioni dal cielo.

Mariella Fancello

Celebrazioni per la Serva di Dio Edvige Carboni

lunedì, 3 gennaio 2011

Portiamo a conoscenza della comunità parrocchiale e di quanti potranno leggere il seguente avviso, che il 2011 sarà l’anno in cui ricorre il primo centenario del ricevimento delle stimmate da parte della Serva di Dio.
Per l’occasione la nostra Associazione si impegna ad organizzare diverse celebrazioni nel corso dell’intero anno, nelle date ovviamente legate alla vita di Edvige Carboni, con un particolare riferimento alla data della stimmatizzazione per la metà del mese di luglio.
Rimarranno fisse le date delle ricorrenze: il 17 febbraio (data di morte), il 2 maggio (data della nascita), il 14 luglio (data della stimmatizzazione).
Per il mese di luglio, oltre alla presenza del nuovo, futuro Vescovo per la data del 14, nel giorno immediatamente precedente o successivo, si terrà un convegno con la presenza di studiosi e di teologi. Si pensa anche ad un viaggio organizzato ad Albano Laziale, dove si trovano ancora le spoglie mortali di Edvige, e ad un concorso/mostra di pittura che abbia per tema la vita della Serva di Dio, aperto a professionisti ed appassionati, ma anche agli studenti delle nostre scuole che, oltre a parteciparvi con il disegno, potranno anche aderirvi con la progettazione di un dvd o la composizione di un elaborato di italiano. L’intero programma delle celebrazioni è ancora in fase di studio, ma sarà reso noto nei dettagli appena possibile.

Il Comitato S.d.D. Edvige Carboni

Impegno della Caritas Parrocchiale per un Natale al servizio degli ultimi

venerdì, 3 dicembre 2010

Il 17 novembre u.s. si è tenuta la riunione per ricostituire il gruppo Caritas parrocchiale e per procedere alla nomina dei vari responsabili circa l’organizzazione, le visite domiciliari, l’individuazione delle necessità (singole o familiari di qualsiasi genere!), il supporto a livello Sacramentale ed a livello sociale, ecc..
Sono stati nominati:
Direttrice: Mariella Fancello – segretaria e cassiera: Caterina Casule – consigliera: Giuseppina Pais – gestione viveri per la mensa comunitaria: Pietrina Cuccuru – ritiro derrate alimentari dal centro di distribuzione diocesano: Mariella Fancello e Franco Filippi.
Questo articolo è, dunque, il primo che in qualità di Direttrice scrivo facendolo coincidere proprio con l’approssimarsi delle festività natalizie.
Gesù ha detto: “I POVERI LI AVETE SEMPRE CON VOI”; ciò vuole ricordarci che anche a Natale, ma non solo a Natale, dobbiamo tenerli presente e prodigarci, con grande spirito di carità, servizio e riservatezza affinché per loro il Natale non sia soltanto il 25 dicembre ma… ogni giorno dell’anno! Si, Gesù DEVE nascere nelle famiglie dei poveri, degli “ultimi”, come nelle nostre (!) ogni giorno dell’anno.
Allora, voglio già iniziare con un progetto ambizioso: chiedo ad ogni allevatore la carità del dono di un agnello per i poveri affinché anche loro, almeno a Natale, possano assaggiarne il “gusto” in ogni senso; chiedo ad ogni produttore di olio 1 solo litro di olio perché questo è uno degli alimenti più difficili da reperire; chiedo ad ogni pasticcere un pacco di dolci perché i dolci fanno parte del superfluo e MAI nessuno ne dona ai poveri (tra i quali ci sono anche dei bambini!); chiedo ad ogni bambino il dono di uno dei suoi giocattoli (purché in buono stato) affinché anche i bimbi poveri possano giocare almeno da questo Natale in poi; chiedo ai produttori di vino 1 solo litro di vino così che i poveri possano brindare, come noi, alla nascita di Gesù con un buon bicchiere e con gioia; chiedo ai proprietari di negozi alimentari, frutta e verdura di voler donare qualcosa per il pranzo natalizio dei poveri; chiedo ai proprietari di negozi di abbigliamento qualche capo da far indossare ai poveri per venire alla Santa Messa di Natale con il vestito nuovo in modo che non si veda che sono poveri; chiedo… a tutte le persone di buona volontà di voler contribuire, anche con un semplice fiammifero, a dare ai nostri poveri di Pozzomaggiore il segno tangibile dell’attenzione e dell’affetto dei propri compaesani e, ricordiamo, che anche un solo fiammifero può servire per accendere una candela laddove non è stata pagata la bolletta della luce e, nel contempo, a riscaldare un cuore che per tutto il resto dell’anno è rimasto al buio della propria indigenza e solitudine. Non pensiate che le mie siano parole di esagerazione: al contrario, parlando con moltissimi di voi che mi leggete (e non) sento parole di enorme meraviglia poiché nessuno immagina in quali miserevoli condizioni si svolga la quotidianità di circa 40 famiglie della nostra comunità. Fidatevi, non racconto storie… magari!!!!
Se, come io sono sicura conoscendovi da ormai 11 anni (!), ogni Pozzomaggiorese vorrà essere con me e tutto il gruppo Caritas “Buon Samaritano”, potremo dire di aver VERAMENTE celebrato il Santo Natale e che VERAMENTE Gesù Bambino non è entrato SOLTANTO nei nostri presepi ma anche nei nostri cuori e di là è stato donato ai fratelli che sono meno fortunati di noi. Santo Natale a tutti voi.

Mariella Fancello

Il C’è di + dei ragazzi e dei giovanissimi dell’Azione Cattolica

martedì, 9 novembre 2010

Partita a giugno più come una scommessa, l’idea di organizzare una carovana parrocchiale per partecipare all’incontro nazionale dei ragazzi e dei giovanissimi dell’Azione Cattolica è diventata presto realtà, grazie all’entusiastica adesione dei genitori con i loro bimbi, e dei giovanissimi. Così ci siam ritrovati in 46 a vivere due splendide giornate a Roma: la prima ci ha visto nella mattinata a san Pietro per l’incontro con il santo Padre ed il pomeriggio a Villa Borghese ed a Piazza del Popolo per le attività dei settori; la seconda, invece, principalmente dedicata alla visita alla città.
Un’esperienza significativa ed entusiasmante, anche considerati i numerosi commenti positivi dei partecipanti. E tutto questo nonostante la fatica e le numerose difficoltà affrontate che, se non altro, hanno contribuito a rendere più coeso un gruppo che, per la verità, fin dalla sua partenza sembrava conoscersi da sempre. E peccato che queste giornate siano trascorse così in fretta…
Cosa resta ora del C’è di +?
Sicuramente la consapevolezza, ed il coraggio, che nel nostro cammino di fede non siamo soli, ma che le gioie e le fatiche del credere sono condivise tra i Battezzati; ma anche la responsabilità, duplice, e che da quel battesimo deriva, di essere da un lato sostegno per i compagni di viaggio che ci tendono la mano, e dall’altro partecipi e protagonisti, nella Chiesa e nel mondo, annunciando la speranza portata dal Risorto e spendendoci per il bene comune.

Davide Meloni

Il nostro pellegrinaggio in terra santa

venerdì, 1 ottobre 2010

Dopo un’attesa di sei mesi, finalmente ci ritroviamo, tra gioia e paure, all’alba del 9 settembre in piazza maggiore per salire sul pullman in sole 17 persone integrati successivamente da 10 allegri terralbesi. Giunti all’aeroporto di Cagliari, abbiamo completato il gruppo con perfetti sconosciuti di cui alcuni di Cossoine, Cagliari, Quartu S.E., Gesico, Villanova Strisaili, Seui fino ad arrivare a 120 unità con capellino bianco e borsa Brevivet. Dopo le formalità d’imbarco e un tranquillo volo di 4 ore circa, attraversando la Sicilia e le bellissime isole greche, arriviamo a Tel Aviv, terra di Israele.
In seguito a complicate operazioni d’ingresso, giungiamo finalmente al nostro pullman con una guida assegnata dall’agenzia che in futuro non ci abbandonerà mai e ci relazionerà di ogni sito visitato con grande pazienza e professionalità. Quindi direzione Gerusalemme che, già dalla prima vista ci affascina per la sua bellezza e maestosità, piena di bazar all’aperto e gente, colori e costumi, di ogni varietà. Visitiamo subito il Cenacolo dove Gesù e i suoi discepoli, consumarono il pasto della cena di Pasqua, la chiesa di San Pietro di Gallicantus in cui, secondo i vangeli, san Pietro rinnegò per ben tre volte Gesù; la chiesa della Dormizione dove la Vergine Maria si addormentò per l’eternità. Arrivati in albergo, scopriamo con grande meraviglia, di essere capitati nei giorni del capodanno ebraico e fine del ramadan (mese di penitenza e preghiera dei mussulmani) e capiamo quanto è vario il mondo quando nello stesso albergo, tra venerdì, sabato e domenica, si svolga un’alternanza, a seconda delle religioni (ebraica, mussulmana e cristiana) del riposo settimanale con particolarità per noi assurde come quella di evitare di premere il pulsante dell’ascensore perché considerato lavoro e quindi a loro proibito.
Le sveglie mattutine erano seguite da colazioni extra che ci aiutavano ad affrontare le dure e calde giornate. Ci rechiamo al monte degli ulivi, dove Gesù trascorse gran parte delle sue giornate in meditazione tra freschi ulivi millenari e dove trasudò sangue nella notte della cattura; la cupola dell’Ascensione, grotta del Padre Nostro dove in numerosissime lingue sono riportate le parole della preghiera insegnata da Gesù fra cui il nostro amato sardo; le piscine di Betsaida dove Gesù guarì uno storpio; la chiesa di Sant’Anna madre della Vergine, che ricorda la nascita di Maria e la casa dei suoi genitori Gioacchino e Anna. Infine, visitiamo la spianata del tempio con al centro la moschea di Omar, ormai inaccessibile per questioni di sicurezza, ai non mussulmani, famosa per la sua cupola d’oro e per essere il terzo posto per importanza al mondo per i mussulmani dove essi credono che Maometto ascese al cielo sul suo destriero alato. La struttura è bellissima grazie alle decorazioni coloratissime a mosaico e le iscrizioni del corano sulla cupola. A fianco della stessa possiamo ammirare la moschea di El Aksa la maggiore di Gerusalemme, famosa per la cupola d’argento. Qui ne approfittiamo per scattare la foto di gruppo. Con grande emozione abbiamo percorso la via Dolorosa, tragitto che Gesù fece con la croce in spalla fino al Calvario dove venne crocifisso. Malgrado la presenza di numerosi negozi ai lati della via e di altrettanti gruppi di diverse nazionalità che facevano lo stesso cammino, siamo riusciti con grande raccoglimento a immedesimarci nelle varie stazioni del calvario sopportato da nostro Signore Gesù Cristo. Punto essenziale del nostro pellegrinaggio, il santo sepolcro, raggiunto dopo ore di fila stressanti e faticose, luogo più sacro della cristianità dove un monaco greco-ortodosso faceva il custode e incanalava uno per volta i pellegrini nella cripta in modo molto veloce e senza neanche lasciare il tempo per una preghiera. Malgrado i pochi secondi concessi, il pensiero del luogo santo ha suscitato in noi grande emozione e commozione favorite dall’atmosfera creata dagli incensi e dalle luci soffuse dalle grandi lampade votive presenti nella basilica.
Particolare è stata anche la visita al luogo natale di Gesù, Betlemme, dove, sin da piccoli, realizzando il presepio, abbiamo sempre immaginato grotta, bue e asinello, pastori e tante pecorelle e l’immancabile stella cometa. Invece, arrivati in Palestina, una postazione di controllo militare, ci esamina generalità e pullman senza spaventarci più di tanto. La grotta dei pastori è piccola e raccolta ma circondata da numerosi accampamenti dove vengono celebrate diverse messe in svariate lingue. Nonostante tutto, rimaniamo un po’ delusi dalla mancanza dell’atmosfera sognata. La guida, ci riferisce che la piccola città ha più di tremila anni ed è rimasta comunque contenuta e a prevalente economia turistica, carina e ai piedi del deserto. Successivamente, dopo qualche ora di attesa, abbiamo fatto visita alla grotta della stella, dove è nato Gesù, luogo che ci ha fatto riportare alla memoria il piccolo bambino in fasce nella mangiatoia, circondato da un alone di santità, fra Maria e Giuseppe. Troviamo il tempo anche per visitare la grotta del latte: luogo miracoloso perché lì a Maria cadde una goccia del suo latte mentre allattava suo figlio.
Domenica mattina, giorno di Nostro Signore, ci dirigiamo verso il muro del pianto, opportunamente coperti per il rispetto delle tradizioni ebraiche. Notiamo subito la divisione nel luogo in due parti maschile e femminile dove, nella parte femminile si prega con ritegno e silenzio mentre nella parte maschile si prega sia a gran voce che con movimenti ritmici che danno l’impressione di lamenti e invocazioni. Uno spettacolo che ci lascia basiti e divertiti allo stesso tempo e invita gli uomini a dotarsi di copricapo e buttarsi nella mischia per assaporare il clima della tradizione ebraica più verace. Il muro bianco e altissimo, è ricolmo nelle sue fessure di migliaia di bigliettini con le preghiere di tutti i fedeli. Visita commovente e toccante è stata quella del memoriale dell’olocausto, dove abbiamo ripercorso la storia del nazismo e della deportazione degli ebrei con la visione di raccapriccianti filmati e testimonianze; ultima la sala delle luci dove nel buio totale, brillano infinite lucette che ricordano i numerosi bambini morti nell’olocausto nominati a ripetizione da una voce oscura, nel silenzio più totale che ci fa venire i brividi. Detta visita ci lascia tanta amarezza e tristezza e ci fa pensare di quanta cattiveria e odio può essere capace l’animo umano.
Lasciata Gerusalemme, solo dopo pochi chilometri, siamo già immersi nel paesaggio desertico, arido e affascinante, dove notiamo lunghe distese di palme da datteri, tende di beduini con i loro animali e piccole oasi di verde, quando all’improvviso ci compare il Mar Morto, punto più basso della superficie terrestre a quasi 500 m. sotto il livello del mare. La temperatura che ci accoglie alla discesa dal pullman è simile ad un forno acceso per la cottura del pane. Visitiamo allora il sito di Qumram dove son stati ritrovati, solo il secolo scorso, da giovani pastori beduini in cerca di una capretta sperduta, antichissimi manoscritti risalenti a oltre duemila anni fa, riportanti passi della bibbia.
Esausti dal grande caldo, eccoci diretti verso quello che sembrava un miraggio, dove in moderni stabilimenti balneari, dotati di ogni confort ci immergiamo nell’acqua salatissima i cui fanghi, rigenerano corpo e spirito. Si galleggia senza alcuno sforzo e già qualcuno avverte un miracolo di guarigione dai dolori.
Ripreso il nostro viaggio, ci dirigiamo dalla Giudea alla Galilea, per la visita di un’altra città significativa quale Nazaret, che sarà la nostra base di partenza per la seconda parte del pellegrinaggio. Da qui ci dirigiamo a quella che è la basilica dell’Annunciazione: bellissima struttura con facciata bianca con raffigurati i quattro evangelisti, la vergine, l’angelo Gabriele e le parole dell’Angelus Domini a caratteri cubitali. Questa è stata costruita nel punto esatto dove Maria ebbe l’apparizione dell’angelo; visibile la cripta, dove senza sosta vengono celebrate sante messe in tutte le lingue del mondo. Successivamente visitiamo Cana di Galilea dove alcune coppie del nostro gruppo hanno rinnovato le promesse matrimoniali con commozione e raccoglimento per la funzione inaspettata, ricevendo anche una pergamena in ricordo. Qui, ancora si conserva quella che si ritiene essere una delle sei giare utilizzate per contenere l’acqua da Gesù trasformata in vino. Visitiamo ancora Haifa, famosa per il suo bellissimo e importantissimo porto sul mar Mediterraneo, dove ammiriamo un favoloso panorama che ci illude di essere in una cartolina. Purtroppo siamo arrivati all’ultimo giorno di pellegrinaggio, quando il lago di Galilea fa da sfondo ai luoghi della vita pubblica di Gesù. Attorno a questo sorge la chiesa di Tabga teatro del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, compiuto da Gesù per sfamare una moltitudine di gente accorsa ad ascoltare le sue parabole.
Un momento forte è stato il rinnovo delle promesse battesimali, compiuto proprio dove Giovanni Battista battezzò Gesù. I resti della casa di S. Pietro, nelle vicinanze, circondano un sito archeologico ricchissimo purtroppo rovinato dalla costruzione di una modernissima cappella stile astronave. Da li a poco visitiamo la chiesa delle beatitudini, situata in un panorama mozzafiato con vista lago dove immaginiamo Gesù seduto a cerchio fra i suoi discepoli che, all’ombra di un grande albero, annuncia le otto beatitudini; per meglio immedesimarci, celebriamo la santa Messa all’aperto, accarezzati da una leggera brezza marina, che ci fa percepire la presenza di Dio. Per non perdere la coincidenza, arriviamo primi all’attracco del battello col quale attraversiamo il lago di cui si parla sovente nei vangeli. Anche noi riviviamo l’emozione dell’onda anomala che, nella quiete del lago, inspiegabilmente scuote il nostro battello. Nel ristorante adiacente il lago, gustiamo la bontà del pesce “san Pietro” cotto magistralmente e con sapore delicatissimo. Per concludere la nostra ultima serata, percorriamo a gran velocità una stretta salita ripida e scoscesa che ci porta finalmente al Tabor, monte della trasfigurazione di Gesù, dove con piacere troviamo una comunità di giovani italiani di padre Morittu che hanno un bazar di oggetti sacri e che curano un fioritissimo giardino che circonda la chiesa. Il nostro viaggio è ormai giunto al termine. Durante la strada del rientro, ci fermiamo al mare per ammirare un tratto dei 40 km di acquedotto romano perfettamente conservato e dove alle 9.30 i bagnanti rincasano per il gran caldo. Ne approfittiamo per ringraziare il nostro caro parroco padre Quintino che con i suoi profondi interventi in ogni sito visitato, ci ha fatto calare nella giusta atmosfera dei luoghi santi visitati. All’aeroporto subiamo approfonditi controlli, a noi che avevamo riempito le valigie di ricordini e souvenir! La stanchezza cala di colpo sopra di noi così come la malinconia del distacco da questa terra tanto ricca di emozioni e di spiritualità. In aereo ripercorriamo mentalmente le tappe del nostro viaggio, increduli di aver visitato tanti luoghi in così poco tempo. Già qualcuno, guardando le foto scattate, fa un primo resoconto del pellegrinaggio. Sicuri che le emozioni e i ricordi di questi giorni passati assieme rimarranno per sempre dentro di noi, ci salutiamo, da estranei che eravamo, con affetto, simpatia e dandoci presto appuntamento.

Alcuni pellegrini


Terra Santa, dove la Parola prende vita

È una proposta insolita per un giovane un viaggio in Terra Santa, non una classica meta turistica… ma … Terra Santa, la Terra di Gesù!
Partire o non partire? Dopo non poche incertezze, decidiamo di accettare l’invito, a lungo proposto da Zio Quintino, di unirci al gruppo e prendere l’aereo con destinazione Tel Aviv.
È il 9 Settembre 2010, una data che rimarrà a lungo impressa nella nostra mente e nei nostri cuori!
All’arrivo a Tel Aviv ci troviamo di fronte ad una realtà completamente diversa dalle nostre aspettative, una realtà moderna, un’Israele differente da quella presentata dai media.
All’arrivo a Gerusalemme, l’impressione immediata è quella di una città tranquilla, dove la gente comune cerca di vivere con normalità la vita quotidiana. Ma, addentrandoci, ci rendiamo conto della presenza di tante spaccature interne che sfociano in contrasti purtroppo assai frequenti.
Tanti sono i quartieri che abbiamo attraversato: arabi, islamici, ebraici, tutti diversi tra loro, ma legati da un denominatore comune: difendere le proprie credenze religiose e i principi della loro vita e fede.
Ogni tappa del viaggio è stata significativa, ognuna di esse ci ha trasmesso emozioni diverse, difficili da mettere su carta, emozioni che forse si possono capire solo vivendole in prima persona. Tra le tante tappe spiccano la visita alla Basilica della Natività e al Santo Sepolcro, dove le lunghe file per raggiungere i luoghi sono state, come dire, provvidenziali perché hanno permesso una preparazione al contatto con quel punto di cruciale importanza. Toccare con mano la stella dove è nato il Salvatore, baciare la pietra del luogo della sepoltura trasmettono sensazioni stupende, difficili da raccontare forse perché troppo intime.
Le giornate sono state “piene”, sono trascorse veloci e molte sono le sensazioni che si vuole cercare di imprimere il più possibile a lungo nella mente. Tutti i luoghi visitati hanno portato in noi una pace e serenità interiore tali che il peso della giornata e anche le file interminabili non erano più così gravose.
È stata un’esperienza spirituale di rilevante importanza, dove la Parola di Dio prende forma, un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita e non solo. Un viaggio che ci ha permesso anche di conoscere persone con cui condividere e confrontare sensazioni e pensieri, persone che incontri la prima volta ma è come se facessero da sempre parte della tua vita. Questo ha qualcosa di magico, forse è merito anche dell’aria che respiri, dell’atmosfera che ti circonda e che rende tutto meraviglioso e spontaneo… e anche questo è grazia!
Grazie Zio Quintino!!!

Domenico, Mauro, Patrizia, Andrea

Pro amore e Deus siat tottu

mercoledì, 1 settembre 2010

I giovani del Movimento Giovanile dei Figli di Santa Maria Immacolata ringraziano tutta la comunità per il servizio che ha svolto a Dio servendo noi; infatti, pur non conoscendoci, vi siete offerti con le vostre fatiche, le vostre preoccupazioni, il vostro duro lavoro, le vostre preghiere, non per semplice accoglienza o amicizia ma per Amore a Dio Padre!
Questa è la grande Grazia che abbiamo ricevuto in questo pellegrinaggio: sperimentare la gratuità dell’Amore di Dio per gli uomini!
Vogliamo però provare a ringraziare un po’ tutti personalmente: Padre Quintino, che ci ha accolto come un dono di Dio per la comunità di Pozzomaggiore, Davide, Vincenzo, Cinzia, Liliana, Tony, e gli altri giovani per aver vissuto con noi i momenti di preghiera e fraternità in Cristo, le cuoche, che ci hanno dilettato col cibo, tutti coloro che ci hanno visto in strada e ci hanno offerto da mangiare, tutti quelli che hanno pregato, tutti quelli che hanno lavorato nel silenzio, tutti coloro che avrebbero voluto fare qualcosa ma non hanno potuto…
In questi giorni di pellegrinaggio abbiamo potuto conoscere e vivere la vita del pellegrino, con le sue difficoltà, le sue gioie e soprattutto le sue debolezze… ma in questo siamo stati edificati e non abbattuti, abbiamo vissuto con voi la Provvidenza di Dio che fa bene tutte le cose.
Le chiese che abbiamo visitato ci hanno meravigliato per la loro bellezza, e più di tutto ci ha rallegrato la cura con la quale le tenete perché ci ha portato a guardare con amore alle nostre vite che vanno costantemente alimentate da esperienze forti e concrete del Padre.
Grazie perché per noi questo pellegrinaggio è stato una di queste esperienze…
Ci siamo divertiti con i pipistrelli che son entrati in stanza, con i canti suonati un po’ con tutto, ma anche durante le lodi, le varie preghiere e la compieta notturna; insomma abbiamo vissuto con gioia e con piacere i momenti liturgici della Chiesa!
La storia della vostra fede, dalle chiese medievali e gotico catalane al bellissimo crocifisso Babbu Mannu, dalla persona di Edvige con la concretezza della sua vita cristiana che da testimonianza di Cristo Risorto fino a voi comunità, è testimonianza del passaggio del Signore a Pozzomaggiore che continua a operare in voi!
Vi ricorderemo nelle nostre preghiere, e vi chiediamo ancora una cosa: pregate per il movimento giovanile e i parroci della congregazione dei Figli di Santa Maria Immacolata, che per amore a Dio accompagnino ancora i giovani nel cammino della vita in vista della Vita Eterna.

A nos biere cun saludu!

Luisa Maria Giovanna Calaresu,
a nome del MG dei FSMI