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Un pullman di gratuità

martedì, 2 marzo 2010

Un folto gruppo di amici dell’AC incontra a Quartu Sant’Elena i missionari e i volontari della Comunità di Villaregia. Cronaca di una festosa giornata trascorsa all’insegna della conoscenza reciproca e della condivisione.

Domenica 7 febbraio un gruppo della parrocchia ha vissuto una giornata fuori dall’ordinario a Quartu S. Elena, e più precisamente alla casa della Comunità Missionaria di Villaregia.
L’idea del viaggio, partita dal consiglio di Azione Cattolica, è nata dall’esigenza di consegnare una grande quantità di beni alimentari e vestiario raccolti durante le feste natalizie, grazie alla nostra comunità che ancora una volta si è dimostrata molto generosa nei confronti di chi ha più bisogno. Oltre a questo c’era il piacere di accogliere l’invito da parte dei missionari: infatti, è da ormai qualche anno che la parrocchia collabora con la comunità sarda di Villaregia, che ha sedi sparse per l’Italia e opera in particolare in America Latina e Africa.
Al viaggio ha partecipato un gruppo di circa 40 persone tra ragazzi, giovani, giovanissimi e adulti, carichi di curiosità ed entusiasmo, ma anche di voglia di fare visto che appena arrivati tutti hanno collaborato a scaricare dal pullman buste e scatoloni frutto della raccolta.
L’accoglienza da parte di padre Kleber e suor Agata, così come dei volontari Emanuela e Sandro, fatta di sorrisi e strette di mano è stata speciale. Dopo un momento di riflessione insieme e la Celebrazione Eucaristica, al momento del pranzo ci siamo ritrovati in una grande sala festosa piena di persone, missionari, volontari e tanti laici che si trovavano lì per compiere un cammino spirituale, e anche noi come loro abbiamo condiviso parte del pranzo con gli altri, consuetudine nella comunità.
Al pomeriggio, divisi per fasce d’età, abbiamo percorso una mostra ricca di oggetti, pannelli illustrativi, ricostruzioni, nella quale siamo stati invitati a ragionare sui beni fondamentali di cui usufruiamo quotidianamente, come l’acqua, la luce e dei beni di consumo, sebbene superflui, di cui ormai non possiamo più fare a meno; ma soprattutto di come nei paesi in cui operano le missioni tutto ciò non è presente, in quanto si vive in uno stato di assoluta povertà.
Concluso questo lungo percorso, durante il quale le guide hanno ascoltato le nostre riflessioni, ma anche dubbi e obbiezioni, c’è stato illustrato il metodo con cui sono gestiti i beni raccolti per essere poi spediti in missione. Grandi magazzini dedicati, per esempio, allo smistamento dei vestiti, suddivisi per taglie e stagioni; degli alimenti, raccolti per tipologia e per scadenza; ma anche materiale scolastico e soprattutto medicinali: infatti grande è la raccolta di medicine, uno dei beni più preziosi, che vengono stipate in modo che una scatolina ne possa contenere il più possibile così da ottimizzare i costi del trasporto. I missionari si avvalgono della collaborazione di tutti coloro che decidono liberamente di dedicare un po’ di tempo alla comunità per accogliere e smistare le offerte, o anche solo per rispondere al telefono; tutto viene accettato con gratitudine e riconoscenza dal momento che le comunità di Villaregia vivono solo di ciò che gli viene generosamente donato.
Al termine della giornata, dopo una riflessione e la Benedizione, è arrivato il momento dei saluti e dei ringraziamenti reciproci.
Durante il viaggio di ritorno grande era la soddisfazione da parte di tutti noi per aver fatto questa esperienza. Ora sicuramente la collaborazione con i missionari di Villaregia sarà più consapevole, perché abbiamo potuto vedere che tutto ciò che gli viene consegnato serve effettivamente ad aiutare famiglie, bambini o chiunque ne abbia bisogno nelle terre di missione.

Francesca Poddighe

Le vacanze formative dei nostri adolescenti

sabato, 2 gennaio 2010

Il campetto della pastorale giovanile…
Tre giorni in montagna a che fare? Non attrezzati di sci e che con spensieratezza ci tuffiamo giù lungo la discesa piena di neve. Ma in una casa immersa nel verde a 1000 metri di altezza. Bultei, nel cuore della Sardegna, un paese di cui fino ad oggi non avevamo neanche sentito parlare, è stato teatro dei nostri tre giorni vissuti assieme con altri giovanissimi della diocesi.
Un’esperienza che abbiamo voluto vivere per la prima volta e che diciamo subito è stata più che positiva e che senz’altro ricorderemo a lungo.
Ma passiamo subito a raccontare brevemente cosa abbiamo fatto.
Appena arrivati un po’ storditi dal viaggio alcuni animatori ci hanno portato nella nostra camera: molto bella e pulita, d’altronde la struttura era nuovissima. Un po’ di tempo per sistemarci e poi appuntamento nel piano di sotto per la prima lezione.
Suor Ines ci parla di quattro abilità importantissime: forza, resistenza, coordinazione e velocità, insieme alle dimostrazioni pratiche. Poi un po’ di giochi, per fare conoscenza con gli altri ragazzi; cena, animazione notturna, preghiera della sera e a letto. Anche se poi fino alle 4 del mattino ne abbiamocombinato di tutti i colori facendo disperare gli animatori.
La mattina dopo alle 7, il traumatico risveglio; subito le lodi del mattino, colazione e un’altra lezione: i grandi Sì che Maria ha detto al Signore. Pranzo e altra lezione: il mettersi in relazione. Poi la Messa con don Stefano.
Il 29 l’animazione notturna è particolarmente bella: canti, balli e giochi. Poi a letto, e questa volta, distrutti, ci addormentiamo subito.
La mattina dopo, le lodi e un riepilogo delle precedenti lezioni. A mezzogiorno la Messa con il Vescovo e poi l’ultimo pranzo. Infine i saluti.
Tre giorni intensi, vissuti all’insegna dello spirito comunitario e della gioia: fare amicizia con altri è stata la cosa più spontanea, condividere momenti di formazione, preghiera, divertimento la cosa che più ci ha affascinato e preso.
A noi sono rimasti tanti particolari nel cuore, ma forse quello che ci ha riunito tutti è stato l’ambiente familiare ed accogliente della cappella, dove nessuna ha avuto timore di mostrare il vero sé con parole, pensieri e canzoni.
Ritorniamo al paese carichi, ma soprattutto pieni e soddisfatti. Quel senso di vuoto che generalmente ci prende quando siamo in paese senza far niente, non c’è più. Ora siamo ragazzi che hanno imparato ad apprezzare il tempo e a saperlo vivere intensamente e fruttuosamente.
Volete sapere?
Siamo ENTUSIASTI.
I tre giorni vissuti a Bultei devono rimanere impressi nella nostra mente e darci forza perché in paese possiamo cambiare qualcosa.
Vogliamo dire ai nostri coetanei che forse dobbiamo cambiare il nostro modo di trascorrere il tempo perché sia più positivo e costruttivo.
Concludiamo ringraziando padre Quintino per averci spinti a fare questa esperienza stupenda.

Marilisa, Eleonora, Laura, Manuela, Dario, Samuele, Daniele

… e l’incontro del Vescovo con i ragazzi cresimati
Siamo i ragazzi di terza media che il 29 dicembre abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere una giornata a Bosa.
Di buon mattino (si fa per dire erano le 9!) siamo partiti accompagnati da tre macchine. Arrivati a destinazione subito la prima sorpresa: una calorosa accoglienza da parte di alcuni seminaristi che tra l’altro ci hanno anche offerto un’abbondante colazione. Poi si sono aggiunti altri ragazzi di Bosa.
Successivamente è arrivato il Vescovo il quale ci ha parlato della sua scelta di diventare sacerdote.
Ha preso poi la parola don Giancarlo continuando il discorso del Vescovo, aiutato dai seminaristi che ci hanno proposto una scenetta con un messaggio ben preciso: quello di non badare tanto a ciò che può dire la gente sulle nostre decisioni, ma di andare avanti decisi.
Infine abbiamo visto e commentato la vita del beato Pier Giorgio Frassati.
Abbiamo concluso con la celebrazione della Santa Messa, presieduta da don Mario, e poi… ragazzi si mangia. Abbiamo consumato il pranzo portatoci da casa.
Il pomeriggio è stato vissuto all’insegna del divertimento con alcuni animatori i quali ci hanno fatto conoscere anche dei giochi a noi sconosciuti.
Concludiamo dicendo che è stata una giornata diversa dalle altre, divertente, piacevole e istruttiva.

I fedales del 1996

Pozzomaggiore e i suoi presepi

domenica, 13 dicembre 2009

Ogni anno vari sono i presepi che vengono allestiti a Pozzomaggiore in occasione del Santo Natale: oltre che nella chiesa parrocchiale possiamo ammirarli in piazza Convento, in Santa Croce, in Santa Maria, nell’Ospizio.
Ringrazio veramente di cuore tutti coloro che hanno saputo e voluto dare del loro tempo per mantenere questa bellissima tradizione che ci aiuta a sentire più profondamente il Santo Natale e a gustarne tutta la spiritualità.
Mi piace però mettere in risalto il presepio allestito nella chiesa parrocchiale di san Giorgio, per la sua originalità e il senso artistico.
Il presepio è arte, sentimento, poesia; il presepio è fantasia espressa con grande maestria. Ebbene il presepio in questione è tutto questo.
Le doti artistiche di chi vi ha lavorato appaiono così evidenti a coloro che visitano con attenzione il presepe che li fa rimanere lì attaccati a contemplarne i particolari con grande stupore.
Naturalmente oltre al panorama e alle varie scene di vita familiare e pastorale che riproducono fedelmente il paesaggio e la vita sarda, sono da ammirare i vari personaggi, dalla Madonna a san Giuseppe, dalla massaia al pastore, che con i loro bellissimi costumi sardi delle grandi occasioni si stanno dirigendo verso la Chiesa per celebrare il Santo Natale.
Il tutto si è potuto realizzare grazie al lavoro certosino (ed è stato veramente tanto) e alla maestria di tante persone che voglio ringraziare sentitamente per la loro disponibilità e il loro entusiasmo, nonché per le loro indubbie capacità.
Pertanto invito tutti a visitarlo con attenzione e con tanto sentimento religioso.

Padre Quintino

Rinnovo delle cariche nella Confraternita della Santa Croce

giovedì, 8 ottobre 2009

A più d’uno dei fedeli la sera del 14 settembre u.s. sarà balenato per la mente che la S. Messa in onore della Santa Croce, celebrata all’interno dell’omonima chiesetta, potesse aver assunto in qualche modo una specie di “potere evocatore” di quella abbondante e benefica pioggia scaturita dopo il momento dell’elevazione e scrosciata poi per l’intera serata. Non a caso, infatti, in altri tempi, i nostri padri, al perdurare della siccità, nella stessa Chiesetta, invocavano la pioggia con suppliche e preghiere attivandosi a rimuovere dall’altare il nostro grande crocefisso altrimenti detto “Babbu Mannu” e portarlo in processione. Immancabilmente tuoni e fulmini non si facevano attendere troppo, mentre una copiosissima pioggia cominciava subito a irrorare campi e pascoli ponendo fine alla triste calamità.
La stessa sera, all’imperversare del diluvio, noi confratelli disposti intorno all’altare durante la celebrazione, abbiamo avuto la netta sensazione di essere come protetti dalla paterna bontà di Dio. Questo forse perché ci si trovava quasi sotto le braccia, le grandi braccia amorose del nostro “Babbu Mannu” con le quali pare voler indicare che Egli dalla croce abbraccia proprio tutti, senza riserva alcuna.
Durante la stessa celebrazione il nostro P. Quintino ha reso noto il risultato delle votazioni tenutesi il giorno 9 in seno alla Confraternita per il rinnovo delle cariche.
I risultati sono i seguenti: Priore Graziano Arru, vice-Priore Salvatore Ezzis, cassiere Pier Paolo Filippi, segretario Gigi Usai.

I Confratelli

Il campo nazionale adulti di Azione Cattolica

sabato, 5 settembre 2009

Dal 23 al 27 luglio si è svolto ad Alghero, presso la Casa Pier Giorgio Frassati, il campo Nazionale Adulti di Azione Cattolica, dal tema “Questo è il tempo. Adulti non si nasce ma si diventa”. Campo nazionale per responsabili e membri di equipe al quale ho partecipato insieme a Giorgia e Gabriele tra i rappresentanti della Diocesi di Alghero-Bosa.
Una cinque giorni di lavori di gruppo, relazioni, ma soprattutto momenti di confronto e cordialità con tanti amici provenienti dalle diverse diocesi d’Italia.
Il tema del Campo ci ha portato a riflettere a 360 gradi sull’età adulta partendo dal vissuto e dall’esperienza in AC, per vivere da protagonisti le sfide dell’oggi. In una società ormai secolarizzata è necessario formare laici adulti capaci di testimoniare una fede incarnata, amica dell’intelligenza, persone che sappiano percepirsi come soggetti di un itinerario di crescita e non solo destinatari di messaggi, perché la propria esperienza di vita sia condivisa e messa in gioco.
Oggi più che mai è necessario farsi interpellare dalle urgenze formative ed educative per essere veri Adulti, autentici Cristiani che hanno il mondo come casa. Una casa accogliente e rispettosa dell’altro, in cui si sta a proprio agio e in cui ci sono delle regole per poter vivere in pace ed armonia.
Il tutto potrebbe sembrare una sfida, o un volo troppo alto; in realtà è solo l’invito a riflettere e a prestare maggiore attenzione alle persone adulte, una risorsa del nostro tempo e soprattutto delle nostre comunità cristiane. Risorsa da valorizzare da aiutare nella crescita costante e soprattutto da accogliere, “Accogliere con Gioia” come ci richiama il tema dell’Azione Cattolica per l’anno 2009-10.

Tony Calaresu

Pellegrinaggio 31 maggio – 6 giugno 2009

giovedì, 25 giugno 2009

Partenza da Pozzomaggiore: ore 17, minuti 30, secondi 01; insomma puntualissima. Tutti erano pronti per dare inizio a questo viaggio, ognuno come preferiva: chi con una valigia semivuota con solo l’indispensabile, chi con mille valigie, zainetti e mezza casa dietro. Dopo tutti i noiosissimi saluti e baci [...] salimmo in pullman e finalmente fu ufficialmente annunciata la partenza.
Arrivammo a Porto Torres e ci imbarcammo nella mitica “TIRRENIA” pronti a salpare!!! Non ci crederete ma, per molte persone, è stata davvero un’impresa riuscire a trovare la propria cabina: che macello!!! Chi andava a destra e invece doveva dirigersi a sinistra e viceversa; o chi andava avanti e aveva la cabina dalla parte opposta: lasciamo perdere!!!
Fu una traversata anche troppo tranquilla per i miei gusti (dico io: -Che noia!-).
Comunque arrivammo a destinazione e ci avviammo immediatamente alla località di Sotto il Monte, luogo natale di Papa Giovanni XXIII detto “il Papa buono”.
Un luogo magnifico con una lunga e interessante storia racchiusa dentro di sé: la casa del Papa, i suoi ricordi; lì in quel posto era celata tutta la storia del Santo Padre Giovanni XXIII: un’atmosfera davvero divina.
E finalmente il pranzo, forse le portate erano un tantino eccessive, infatti mangiammo abbondantemente e ci alzammo da tavola quasi crepati.
Partimmo per raggiungere la tappa successiva: Peschiera del Garda.
Giungemmo alla meta più che sbalorditi dalla bellezza di quel posto: un luogo alquanto lindo, sul lago, cosa pretendiamo di meglio!
Facemmo un’escursione sul lago di Garda a bordo di un battello: che mal di “lago” (sarebbe errato scrivere mal di mare perché stavamo navigando su un lago!!)
Dopodiché ci avviammo all’hotel Rives a Peschiera: – Altro che pellegrinaggio! A me sembra una gita di lusso, albergo con piscina, c’è poco da scherzare!
Anche la cena fu ottima e abbondante: non possiamo lamentarci affatto.
E martedì arrivò. Sarebbe stata una giornata frenetica e stancante, ma anche divertente, infatti dovevamo trascorrere la maggior parte del giorno nel parco divertimenti fra i più importanti di tutta Italia: il famoso “GARDALAND”.
Per alcuni fu un dì molto scatenato, tra un gioco e l’altro, per altri, invece, fu un giorno dedicato al riposo e alle compere. Molti andarono incontro al problema della perdita dell’orientamento, tanto era immenso tale posto. Anche martedì volò e alle 18:00 partimmo per l’albergo dove cenammo e passammo la notte.
Mercoledì, dopo la deliziosa colazione, andammo per Verona, un’altra città d’arte.
Allora fu il momento di ammirare il famosissimo balcone di Giulietta, luogo in cui Romeo andava ad incontrare la sua amata. Che posto romantico!!!
Dopo la visita guidata a Verona e alla famosa ARENA, sotto il sole che spaccava le pietre (solo il pensiero mi fa star male) andammo a pranzo e ritemprammo il fisico con un pasto sovrabbondante. La sera andammo ad ascoltare la Messa nella magnifica e imponente Basilica di Monte Berico, preceduta dalla spiegazione della storia della nascita del Santuario che, alle origini, era di dimensioni ristrette e che poi diventò immenso.
Dopo ciò, andammo a Padova per la cena e il pernottamento all’albergo “Casa del Pellegrino”. Quando entrammo rimanemmo sorpresi dalla grande differenza tra i due alberghi: uno era enorme e l’altro molto semplice ma, infondo, era o non era un pellegrinaggio? Non dovevamo assolutamente lamentarci perché per i pellegrini era un posto adatto al 100%. Anche il giovedì arrivò in fretta e, dopo la prima colazione, via per Venezia. Visitammo la splendida Basilica di S. Marco, la piazza con il medesimo nome e tante altre bellezze della città.
Pranzammo in un ristorante i cui camerieri erano giapponesi (-Per carità, per fortuna il cibo era italiano; temevo mi presentassero qualche torta di formiche o simili-).
Loro auguravano buon appetito in un modo così strano che d’un tratto mi sembrò che la mia grande fame si fosse ritirata tutta in una volta, ma meno male non ci furono problemi di questo genere. Dopo pranzo eccoci a Murano, tutti a bocca aperta, ammirando la lavorazione del vetro: era davvero straordinario come un maestro vetraio riuscisse in pochi istanti a modellare la pasta e a trasformarla in meravigliosi oggetti luccicanti ma, attenti alle scottature!!
Infatti la pasta veniva portata a temperature a dir poco elevate, per potersi poi modellare a proprio piacere. Terminato ciò tornammo in albergo per la cena e la notte. Il venerdì iniziò subito con una solenne Messa alla Basilica di S. Antonio seguita dall’illustrazione multimediale della vita del Santo.
Poi, tempo libero dedicato alle spese e alle 12:00 in punto “tutti a tavola”.
Dopo pranzo ultime compere e subito dopo circa 5 ore di viaggio per andare a Genova per l’imbarco.
Ops… mi sono scordata di un particolare: nessuno è tornato a mani vuote, soprattutto riguardo alle maschere di Venezia.
Certi sono tornati con un etto, altri con un chilo ed altri ancora con una tonnellata di ricordini: non so come il pullman abbia potuto resistere a tanto peso!!
Ci imbarcammo nella nostra nave per il ritorno in Sardegna.
La traversata non fu tranquilla come all’andata, anzi, anche se procedette tutto bene, ci fecero prendere un grande spavento.
Infatti alle 2:00 del mattino, iniziò a suonare il campanello, utile per comunicare gli avvisi di giorno, ma anche con funzione di allarme per la notte.
Questo rumore ripetuto a intervalli regolari ci fece pensare a male.
Infatti la maggior parte di noi si vestì e, fra una tremarella e un battito di denti, si affrettò a leggere il foglio di emergenza presente in ogni cabina.
Quando i cari marinai furono soddisfatti di averci fatto rabbrividire, parlarono al microfono dicendo con una disinvoltura che mi fece innervosire: -Equipaggio…-
Solo allora capimmo che era stato un falso allarme e il nostro nervoso raggiunse il culmine. Per fortuna tutto filò liscio e tornammo a Pozzomaggiore, felici e contenti anche se ancora con un po’ di nervoso dalla notte.
E anche questa gita termina qui, ci vediamo il prossimo anno con un altro interessante viaggio alla scoperta dei luoghi più santi…

Elisabetta Filippi

Un bel viaggio a nord-est

giovedì, 25 giugno 2009

Domenica 31 Maggio, ci ritroviamo insieme ad un’allegra comitiva di gitanti, pronti ad attraversare il mare e sbarcare in continente!…
Sotto il Monte è la prima tappa del nostro viaggio: qui è nato e ha trascorso la sua infanzia Giovanni XXIII. La casa natale conserva una dignitosa ed austera povertà tipica della famiglia contadina; questi luoghi, molto cari al Papa buono, ispirano un senso di pace e invitano al raccoglimento il pellegrino.
Si prosegue per Peschiera, accogliente cittadina sul lago di Garda. L’escursione in battello ci regala la visione della severa rocca di Sirmione con il suo Castello Scaligero che ricorda ancora oggi l’antico borgo medioevale e le Grotte di Catullo di epoca romana.
L’indomani si fa tappa a Gardaland per trascorrere una spensierata e allegra giornata tra giochi e divertimenti e ritornare così un po’ tutti bambini…
Verona è la meta del terzo giorno di viaggio: una guida competente ci accompagna per le vie del centro storico, tra antiche strade romane e residenze signorili, sino all’immancabile visita della casa di Giulietta, dove il tempo sembra essersi fermato. Una foto ricordo sul balcone e via a visitare l’Arena, celebre anfiteatro romano, costruito agli inizi del I° sec. d.C.
In seguito si parte verso Vicenza presso il Santuario di Monte Berico che dal colle domina la città. La costruzione della chiesa è legata all’apparizione della Madonna che intorno al 1400 fece cessare l’epidemia di peste. Qui padre Quintino celebra la S. Messa in una atmosfera di raccoglimento e devozione.
L’altra tappa prevede la visita della città di Venezia. Dalla bellissima piazza S. Marco, accompagnati dalla guida, seguiamo un itinerario particolare e suggestivo che ci porta verso la parte più antica e meno nota, fra i canali e le calli della città lagunare.
Più tardi, in battello, andiamo a visitare l’isola di Murano, rinomata per la lavorazione artigianale del vetro. In una fabbrica tradizionale osserviamo l’arte della soffiatura del vetro e portiamo a casa dei graziosi souvenir come ricordo.
L’ultimo giorno siamo a Padova. Di buon mattino, ci ritroviamo nella Basilica del Santo, raccolti in preghiera col nostro Parroco che concelebra la S. Messa. Infine, ciascuno di noi si accosta con devozione all’Arca del Santo, insieme ai numerosi pellegrini che quotidianamente vi si recano a pregare.
Si conclude così un bel viaggio, che ha dato la possibilità a tutti noi, non solo di vedere dei posti stupendi, ma di condividere con altri momenti di riflessione, di preghiera, di serenità e svago.
Ringraziamo padre Quintino per l’organizzazione ineccepibile sotto ogni aspetto, la presenza discreta, ma attenta, verso ciascuno di noi.
Da evidenziare anche la disponibilità dimostrata da Fabio, che ci ha sempre accompagnato con grande cortesia.

Pierina e Pierino

Lourdes terra della speranza

giovedì, 25 giugno 2009

Il 16 Luglio Bernardetta si reca in incognito alla grotta, ma assiste all’apparizione dall’altra sponda del Gave, essendo l’accesso alla grotta impedito da una palizzata. L’apparizione avviene all’inizio del rosario ma non dice nessuna parola.
Da allora Bernardetta non ha più visto la Madonna in questa vita.
(Lourdes 16 luglio 1858 – Diciottesima e ultima apparizione)

Io vado a Lourdes dal 1984, in media ogni anno, si ché posso dire che Lourdes è la mia seconda casa, perché conosco ogni angolo della sua terra, terra benedetta, terra di Maria.
Quando ti avvicini alla Grotta senti che il soprannaturale ti viene incontro, ti avvolge. La Madonna non vi appare più eppure li ha lasciato la Grazia della sua presenza misteriosa ed efficace.
Dal muretto al di qua del fiume Gave, dove amo sedermi per meditare, con gli occhi rivolti verso la Grotta, nell’incavatura che porta la scultura di lei, l’Immacolata, vedo passare una fila interrotta, quasi una fiumana, di gente dolorante e supplicante, tormentata nello spirito, spesso con impresse nel corpo le stimmate del male, purificato dal dolore; ma in ognuno c’è tanta radiosa fede alimentata dalla speranza di una attesa, protesa verso l’eternità.
Rivedo tutta questa gloriosa processione per l’Esplanade, di giorno col Cristo vivente fra gli ammalati e la notte con le fiaccole accese nella trepida speranza dell’attesa perché la Madre Celeste venga incontro ai suoi figli! Lei che prodiga il suo amore materno e misericordioso per tutti, che parla con il linguaggio che solo il cuore di una Madre conosce.
Bernadetta ripeteva sempre: «La grotta era il mio Cielo!»
Naturalmente è la grotta il punto focale di ogni mio pellegrinaggio. Sembra di essere li dinnanzi tanto mi è nitida nei particolari quella grotta di Massabielle dove il fiume Gave lento e silenzioso passa dinnanzi ad essa quasi in riverente preghiera di ringraziamento.
Questa Grotta ha la bellezza selvaggia di un luogo che nessuna mano d’uomo ha lavorato; questa grotta, nata dal vento, dalle onde del fiume Gave e dai sollevamenti del terreno, abitata dal mormorio di una Sorgente fresca e zampillante è diventata uno dei luoghi più amati dal pianeta. In questo luogo c’è la Roccia resa lucida per le tante mani leggere, avide, straziate, rugose, scivolate sulla sua superficie. E’ in questo luogo che si opera la salvezza intima tra ogni pellegrino e la beata Madre di Dio.
Intorno alla Grotta traspare chiaramente la spiritualità di Lourdes, centro mondiale di pellegrinaggi mariani. Tutto parla di Lei, dei ricordi del tempo delle apparizioni, di Bernadetta quella umile fanciulla non colta, non ricca, ma piena di amore di Dio e di ingenuo candore: le basiliche e i loro interni, i nuovi mosaici sulla facciata della basilica del Rosario realizzato da Padre Rupnik che illustrano i misteri luminosi in omaggio a Giovanni Palo II dove egli aveva meditato i misteri della luce il 14 Agosto 2004 durante il suo pellegrinaggio; la processione «aux flambeaux» (con le fiaccole); la via Crucis su per la collina nella folta foresta con i gruppi bronzei stagliati sullo sfondo della ricca vegetazione, luccicanti e scolpiti con arte. Le piscine dell’acqua sacramentale e taumaturgica con le barelle, le carrozzelle, nell’attesa di colui… che spera la salute in quell’acqua.
La Lourdes del rovescio della medaglia, con i suoi commerci propri dell’uomo, gli alberghi, i ristoranti numerosi dalle mille forme e dai mille colori. Le vie e le case della vecchia Lourdes arroccate attorno al vecchio castello “Le Chateaux Fort” dove da 150 anni milioni di pellegrini da tutto il mondo vi si recano (per il Giubileo del 2008 sono pervenuti dieci milioni di fedeli).
Tutti i continenti vi sono rappresentati, ma tutte le nazionalità che si trovano a Lourdes si fondono in un’unica comunità che si inginocchia davanti alla Vergine Incoronata, mette le braccia in croce recita il rosario, accende un cero, beve alle fontane, segue la via Crucis.
Tutti si abbandonano fiduciosi come bambini tra le Sue braccia, con tutta la devozione di Fede e di Speranza. Tutti la invocano come figli che hanno bisogno della mamma per muovere i primi passi nel cammino incerto della vita, per imparare a camminare bene e dirigere i passi verso Suo figlio Gesù!
Lourdes mi è motivo di tanta devozione, vorrei che tutti la conoscessero, che tutti la vedessero per addentrarsi in quest’angolo di Paradiso che ci prepara alla gioia della vita futura per entrare nella beata patria di Colui «che solo Amore e Luce ha per confine». Il messaggio della Vergine dato a Bernardetta ha un suo contenuto essenziale in queste parole: «Io voglio che venga molta gente, voglio che si venga qui in processione».
«Io credo – diceva uno scrittore non cattolico – che Lourdes è una manifestazione della bontà di Dio verso un mondo che ha sempre più bisogno di Lui».

M.A. Piu

conFORMAti a Cristo!

sabato, 30 maggio 2009

Domenica 24 Maggio circa 500 tra ragazzi ed educatori dell’ACR diocesana si sono ritrovati nella splendida cornice della borgata di Fertilia per celebrare e festeggiare la Festa degli Incontri, il tradizionale appuntamento che segna la conclusione del cammino associativo. Tra le dodici parrocchie presenti, anche la nostra con 24 bambini e 11 educatori.
La giornata si è aperta con la celebrazione eucaristica presieduta dall’assistente don Franco Oggianu il quale, nell’omelia, ha esortato i ragazzi a conformarsi a Cristo – questo era il tema della giornata – chiedendogli «di darci la volontà di amare come lui ci ama, facendoci annunciatori e testimoni dello slogan di quest’anno: Gesù, ci basti tu!».
Significativo è stato il momento dell’atto penitenziale: un ragazzo per parrocchia ha deposto sull’altare un sasso a rappresentare la volontà di disfarci delle piccole e grandi difficoltà che ci impediscono di dare alla nostra vita la forma di Cristo e della pesantezza degli ostacoli che incontriamo sulla via della sequela; sassi che sono poi stati ricoperti da petali di fiori per testimoniare come dal dolore del pentimento può nascere la gioia.
Al termine della Messa si è snodata la marcia festante degli acierrini che con i loro canti, balli, urla e colori hanno rallegrato le vie adiacenti la chiesa di San Marco.
Successivamente ogni parrocchia ha presentato sul palco un oggetto che rappresentava la propria idea di conformazione a Cristo: le gambe per andare più spediti incontro al Signore; lo zucchero per mettere più gusto ed entusiasmo nell’annuncio del Vangelo; le tegole perché oltre a delle solide fondamenta la nostra casa spirituale deve possedere un’adeguata copertura così da preservare ciò che è custodito all’interno; le stelle perché nella notte buia dello sconforto possiamo sempre intravedere il sentiero che porta a Gesù, erano alcuni degli esempi.
La nostra associazione, invece, ha realizzato un portafoto a forma di libro: da un lato è stata collocata un’immagine di Gesù, modello al quale dobbiamo ispirarci, e dall’altra il volto di Edvige Carboni, una testimone della nostra comunità che ha speso tutta la sua vita proprio nell’intento di conformarsi a Cristo. Immagine, quest’ultima, che può essere rimossa e sostituita da quella dei ragazzi che si impegnano così a intraprendere o proseguire questo percorso di imitazione. Al termine gli stessi oggetti, ma di dimensioni più contenute, sono stati scambiati tra i ragazzi.
Nel pomeriggio bambini e ragazzi sono stati invitati a riflettere, tramite i giochi e le attività proposti negli stand, su specifici desideri: bellezza, preghiera, successo, amicizia e amore, pace, coraggio, generosità e impegno.
In particolare il gruppo degli educatori seiotto della nostra parrocchia ha allestito uno stand sul Desiderio di Gesù all’interno del quale i bambini, novelli samaritani, attraverso un percorso ad ostacoli erano stimolati ad essere solidali verso chi si trovava in difficoltà. E la volontà di farsi prossimi verso i fratelli meno fortunati è stata espressa, alla fine, dall’impronta del pollice lasciata sul grande cartellone che raffigurava Gesù che si intratteneva con i bambini, suoi prediletti.
Lo stand degli educatori noveundici, invece, aveva come tema la bellezza, declinata nelle tre forme del creato, dell’uomo e di Dio.
In conclusione la Festa si è dimostrata, ancora una volta, una preziosa occasione per i ragazzi per respirare la dimensione diocesana della grande famiglia dell’Azione Cattolica alla quale hanno deciso di appartenere; e per gli educatori motivo per incontrare i tanti amici che condividono, seppur nelle diverse realtà, lo stesso progetto e i medesimi ideali.

Davide Meloni


Quest’anno associativo noi educatori di ACR siamo stati invitati ad accompagnare i ragazzi alla ricerca del loro desiderio più grande. Partendo dall’etimologia della parola (de-sidus = mancanza di una stella) abbiamo cercato di far capire loro come nella vita si abbia bisogno di coltivare desideri che facciano guardare in alto, alzare lo sguardo verso il cielo, alla ricerca della stella polare che ci guidi.
Oggi, dopo un anno di intenso lavoro, ci domandiamo: siamo riusciti nell’intento?
Ci siamo accorti che i ragazzi chiedono di sentirsi riconosciuti per quello che sono, con la loro storia, le loro passioni, i loro errori e i loro sogni; ciò che abita in essi è il desiderio di sentirsi amati.
In cuor nostro ci auguriamo di aver amato ciascuno di loro come Gesù ama noi.
Siamo rimasti colpiti dal loro contagioso entusiasmo e dalla loro voglia di esserci.
Il loro impegno (molti di essi dopo l’ora di catechismo erano contentissimi di fermarsi per un’altra ora e mezza a Santa Croce) è stato per noi un motore che ci ha spinto ad andare avanti con fiducia e voglia di fare.
Per questo alla fine dell’anno vogliamo dire GRAZIE a tutti i ragazzi dell’ACR; GRAZIE alle loro famiglie che ce li hanno affidati.
Lasciandoci per la pausa estiva vogliamo ricordare loro di continuare a dire sempre al Signore: «Mi Basti Tu!». E’ il nostro atto di fede… è Dio il nostro desiderio più grande.

Giorgia Piga

Comunicazioni del Comitato S.d.D. Edvige Carboni

martedì, 5 maggio 2009

Dopo le spese complessive di euro 7700 affrontate dopo l’acquisto del garage posto al n° 20 nella via intitolata alla Serva di Dio, alla fine del mese di ottobre 2008, e i relativi costi di registrazione presso il notaio, il “Comitato Edvige Carboni” si vede costretto ad affrontare ulteriori ed improvvise spese per la ristrutturazione dello stesso immobile, il cui tetto è crollato; le stesse piogge di questi ultimi mesi, a lungo andare, potrebbero inoltre causare problemi di umidità non solo alle strutture confinanti, ma anche alla stessa casa della Serva di Dio, una parete della quale gli è attiguo.
Per procedere alla ristrutturazione il Comitato dispone soltanto di una esigua somma per l’intero lavoro. C’è, oltretutto, la possibilità che la postulazione della Causa avanzi qualche altra richiesta finanziaria per la conclusione e la successiva stampa della Positio super miro, ossia sul miracolo che si propone per la Beatificazione (quella sulle virtù è stata già stampata nel maggio 2008).
Se si riuscirà nell’intento, il Comitato pensa di trasformare il vecchio garage in un Centro di Documentazione, sempre intitolato alla Serva di Dio, dove custodire non solo i libri – che attualmente, da due anni, sono depositati presso un privato -, ma anche documenti, testimonianze, atti processuali, foto, relazioni di grazie, corrispondenza, verbali di ormai ventuno anni e ogni altro materiale legato alla Causa di Canonizzazione.
Agli ammiratori della santità di vita di Edvige Carboni, chiediamo quindi un’attiva collaborazione per la realizzazione del progetto mediante mano d’opera, offerte e materiale edilizio.
Per quanto riguarda l’iter processuale della Causa, presso la Congregazione delle Cause dei Santi, il prossimo 28 di maggio, il Prefetto mons. Angelo Amato incontrerà il postulatore avv. Ambrosi, il nostro vescovo mons. Giacomo Lanzetti e il padre passionista Adolfo Lippi in rappresentanza degli attori della stessa Causa.
Preghiamo per un esito felice dell’incontro. Grazie di cuore per quanto farete.

Il Comitato S.d.D. Edvige Carboni