La sera del 14 settembre u.s. zio Peppino Deriu, classe 1925, decano della confraternita, dopo la Santa Messa dell’Esaltazione della Croce, durante il trattenimento di rito, tra uno spizzicare e l’altro, ci raccontava dei suoi ricordi da ragazzino a proposito di quei servizi funebri che una volta venivano demandati ad alcuni confratelli, quasi sicuramente della Santa Croce, “in tandem” col sacerdote o più sacerdoti (il loro numero dipendeva dalle possibilità economiche del defunto). Durante l’accompagnamento del feretro (“cun sas istangas” e “sas fascias nieddas”) fino al cimitero, erano previste due o tre pause (per riposo con l’uso di un tavolino). La remunerazione corrisposta a ciascuno dei confratelli era in genere di “duos soddos e una ‘esina”, vale a dire “mesa pezza” (il quarto di un franco). I portatori, solitamente quattro, adempiuto il dovere delle meste onoranze, rientravano in parrocchia per deporre, oltre gli attrezzi, le tuniche e i cordoni di color bianco: uniformi pronte all’uso per la prossima occasione. E’ chiaro che l’attività della confraternita non si limitava solo a questo. Stante un numero ben più alto di componenti, oltre agli appuntamenti domenicali, erano previste le periodiche riunioni organizzative e di preghiera, la partecipazione alle feste comandate, alle varie solennità liturgiche dell’anno e alle processioni delle festività paesane. (continua…)
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La Confraternita
giovedì, 10 novembre 2011Pozzomaggioresi pellegrini da Edvige Carboni
lunedì, 10 ottobre 2011Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della stimmatizzazione di Edvige Carboni, un gruppo di persone del nostro paese si è recato al cimitero di Albano Laziale dove dal 1952 riposano le spoglie di questa nostra concittadina per la quale è in corso il processo di beatificazione. Partenza il 30-09, rientro il 3 ottobre.
Prima tappa e stata il duomo di Albano, intestato a san Pancrazio dove il parroco ci ha spiegato che è stato costruito sulle fondamenta di una antica basilica edificata ai tempi di Costantino imperatore e dove c’era sull’altare un bel quadro di S. Elena e Costantino. E’ seguita la Santa Messa nella chiesa di Santa Maria della Rotonda celebrata da sei sacerdoti tra cui il nostro parroco Padre Quintino, Don Masella ex parroco di Albano, don Graziano parroco di Ciampino e ben tre Padri Passionisti venuti ad Albano per l’occasione. Durante la Messa si è brevemente ricordata la figura di Edvige e don Graziano (parroco di Ciampino ma sardo di nascita) ha voluto prelevare dall’altare un fiore per darlo ad ogni bambino presente perché lo deponesse sulla tomba di Edvige. Dopo aver visto la casa dove Edvige e famiglia abitavano ad Albano ci si è recati al cimitero a piedi per pregare insieme e con intenzioni silenziose sulla tomba della serva di Dio. Quando abbiamo lasciato il cimitero la tomba era sommersa di fiori. Abbiamo visto anche il loculo dove riposano le spoglie del babbo G. Battista Carboni. Si è visitata poi la chiesa di san Gaspare del Bufalo. (continua…)
Il nostro viaggio a Medjugorje
lunedì, 10 ottobre 2011Tutto è iniziato una sera di luglio quando padre Quintino, venuto a farci visita, ci ha proposto di unirci al gruppo di pellegrini che sarebbe partito per Medjugorje a settembre.
All’inizio siamo rimasti un po’ perplessi, perché non sapevamo se potevamo assentarci dal lavoro, ma poiché nulla è impossibile a Dio abbiamo avuto la fortuna, o meglio la grazia, di avere tre giorni liberi.
Così il 21 settembre siamo partiti da Pozzomaggiore alle cinque del mattino per raggiungere Elmas dove, insieme al gruppo di Cagliari, abbiamo preso l’aereo per Mostar.
Al nostro arrivo in aeroporto ci aspettavano le guide che ci hanno accompagnato durante tutto il pellegrinaggio e che ci sono state di grande aiuto per capire meglio cosa significa Medjugorje. Il nostro gruppo ha avuto come guida una giovanissima ragazza del posto, Maria Rosa, con una fede in Dio e nella Madonna fuori dal comune.
Già dalla prima sera abbiamo compreso cosa spinge il pellegrino ad andare in quel luogo santo: la ricerca della spiritualità. Il Santo Rosario, la Santa Messa, l’Adorazione al Santissimo sono dei momenti indimenticabili e che ti rimangono impressi nel cuore. (continua…)
Esta es la juventud del Papa!
martedì, 13 settembre 2011La Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid
Siamo partiti da Pozzomaggiore in quattro e raggiunto il gruppo di Padria e Mara, carichi di entusiasmo e bagagli, diretti verso la jmj spagnola per immergerci in un’immensa folla di giovani cattolici che come noi hanno risposto all’invito del Santo Padre a trascorrere una settimana di preghiera, catechesi, canti, bandiere, inni, invadendo le strade di Madrid.
Potremo stare delle ore a raccontare dei ritardi aerei, delle notti insonni in sacco a pelo, delle docce gelide e della mancanza d’acqua… senza contare i 41°C fissi, ma quello che è rimasto in noi è molto altro e ora proveremo a raccontarlo.
Per esempio la condivisione di questa esperienza con i 160 giovani della nostra Diocesi, ragazzi provenienti dalle varie realtà parrocchiali, con età ed esperienze personali molte diverse, ma nonostante tutto siamo riusciti a diventare un gruppo unito perché in quell’avventura eravamo spinti dallo stesso scopo, cioè incontrare Gesù. Con loro abbiamo superato i disagi, condiviso momenti di preghiera, fatica, ma soprattutto tanta allegria.
Le ricche Catechesi mattutine vissute con i ragazzi della diocesi di Teramo-Atri e Bari, per tre giornate, in una Parrocchia alla periferia di Madrid; dopo le lodi, tre diversi Vescovi hanno analizzato e sviscerato il tema di questa jmj 2011: “RADICATI E FONDATI IN CRISTO, SALDI NELLA FEDE” (Col. 2,7). Abbiamo riflettuto sull’importanza che ha nelle nostre vite l’incontro con Gesù, non come entità astratta ma proprio come persona viva, su come deve essere costantemente alimentata la fede e come per nutrirla un giovane cristiano non possa prescindere dalla lettura dei Vangeli e dall’Eucarestia. Tutti i relatori sono stati concordi nel dirci che la fede non può essere solo qualcosa di intimo e personale ma che va portata fuori dalle Chiese, dimostrata in ogni gesto della giornata, la parola “chiave” è TESTIMONIARE. Grande è stata la testimonianza di fede data in quelle giornate a Madrid ma tutti sappiamo che la sfida è quella di dare testimonianza nelle nostre case, parrocchie, e città.
La vicinanza con i giovani del mondo, in particolare con quelli provenienti da Paesi di cui spesso sentiamo parlare solo per tragedie, disastri o guerre. Negli occhi dei giovani dell’Iraq, del Libano, di Haiti, per i quali non è così scontato essere Cristiani, abbiamo visto una scintilla di entusiasmo e di speranza.
Il silenzio che 2 milioni di persone sono riusciti a creare durante la Veglia, davanti all’ostensione del Santissimo Sacramento. Momento di grande raccoglimento avvenuto subito dopo la tempesta: lì si è percepita la profonda spiritualità dei giovani dinanzi a Cristo, in contrasto con le numerose accuse di relativismo che molto spesso ci vengono mosse.
L’intima commozione provata la domenica durante la Messa conclusiva, perché mentre tutto il mondo nell’enorme distesa di Cuatro Vientos celebrava la Messa con il Papa, noi 160 di Alghero-Bosa ci siamo trovati in un refettorio di una scuola materna dalla parte opposta della città; ma mai potevamo essere più vicini e in comunione a tutti gli altri giovani e al Santo Padre come in quel momento. Questo episodio sicuramente particolare ha fatto riflettere molti di noi su ciò che è veramente importante vivere di una Giornata Mondiale della Gioventù. Per quanti sono andati a Madrid a vedere il Papa da vicino, a visitare la città o magari a essere inquadrati dalle telecamere… Beh per loro sicuramente la jmj è stata una delusione! Per tutti quelli, e sono decisamente la maggior parte, che hanno partecipato per vivere un pellegrinaggio con i giovani del mondo, dove le differenze culturali, sociali, di lingua si annullano completamente per essere accomunati tutti dalla stessa fede, dove la presenza del Signore è tangibile in ogni momento, per loro questa è stata una fantastica esperienza di vita. Inutile dire che per noi è stato così, e gli amici, i ricordi le immagini di quelle giornate saranno per noi indimenticabili.
Il Papa ha rinnovato l’invito ai giovani del mondo a Rio de Janeiro nel 2013: non sappiamo se parteciperemo a quell’evento, ciò che ci auguriamo è di vivere un’altra Giornata Mondiale della Gioventù con la stessa gioia e soprattutto con molti, moltissimi altri giovani della nostra parrocchia.
I pellegrini
Daniele, Donatella, Chiara e Francesca
Il Cuncordu di Pozzomaggiore
domenica, 3 luglio 2011Da alcuni mesi, in paese, si sente parlare di una nuova formazione canora chiamata “Cuncordu Planu de Murtas” e già dalla scorsa estate in molti passando nei pressi dei locali di Santa Croce hanno potuto sentire alcuni canti durante l’esecuzione delle prove.
In effetti a Pozzomaggiore è rinato il coro a Cuncordu, si è costituito con atto ufficiale e registrato nel mese di marzo 2011; si vuole precisare rinato, in quanto questo tipo di canto corale in passato in paese era presente e, a parte il canto monodico, era l’unica realtà canora delle nostre tradizioni e lo è stato per svariati anni.
Letteralmente l’aggettivo Cuncordu in sardo vuol dire innanzi tutto concorde, unanime, ossia lo stare in concordia. Cantu a Cuncordu indica un cantare in accordo, ossia in armonia tra le persone.
Il termine Cuncordu rinvia quindi al carattere emblematico del cantare a più parti vocali: l’accordo nell’operare dei cantori corrisponde alla reciproca concordia d’affetti e d’intenti. Se non si va d’accordo (se non si è in reciproca armonia) non si può cantare assieme.
Il Cuncordu è nato in Sardegna collegato alle Confraternite e si afferma quindi come corale di chiesa per accompagnare le funzioni religiose, specie quelle della Settimana Santa.
A Pozzomaggiore sappiamo che l’origine delle Confraternita di Santa Croce (all’interno della quale esisteva il Cuncordu) risale intorno al 1640, come risulta da alcuni documenti presenti nell’archivio diocesano di Bosa; purtroppo non si conservano documentazioni nella nostra cittadina risalenti a quel periodo.
Grazie alla tradizione orale degli anziani, di cui abbiamo raccolto numerose testimonianze, sappiamo che in paese il Cuncordu era presente fino agli inizi del 900′, molti ancora oggi ricordano cantare a Cuncordu con la sua voce squillante e potente “Nonnu Corongiu”, che fungeva da direttore artistico, insieme a “Ziddai”, Castagna ed altri specialmente durante la Settimana Santa.
La scelta di formare un gruppo canoro a Cuncordu è pertanto un ritorno alle antiche tradizioni del nostro paese, con canti in sardo ed in latino ma con armonizzazioni inedite, canti dal testo antico e canti ispirati da poesie di poeti locali.
Il Cuncordu si compone di quattro voci: Boghe, Mesaoghe, Bàsciu e Contra. La nostra formazione è così composta: Direttore Artistico Piergiorgio Masia, che come voce fa anche da Bàsciu, Boghe sono Tore Spanu e Graziano Arru, Mesaoghe Francesco Deriu , Bàsciu Sergio Fadda e Contra Stefano Leoni.
Quali sono i nostri obiettivi? Prima di tutto stare bene insieme, ed all’interno di qualsiasi gruppo questo non è facile, noi ci stiamo riuscendo ed a riprova di questo basta vedere la gioia che traspare nei nostri occhi quando, dopo un ora e mezza di prove, siamo riusciti a fare bene i brani.
Un altro obiettivo è quello di arricchire il nostro paese con la nostra presenza di gruppo canoro impegnato con spirito di servizio per la comunità.
Terzo obiettivo è quello di tenere vive le nostre tradizioni locali e valorizzare la lingua sarda promuovendo anche brani inediti di poeti di Pozzomaggiore.
Cantare a Cuncordu sappiamo non è facile, richiede molto impegno e preparazione, predisposizione per il canto, una discreta bravura delle persone che vi concorrono, oltre che le doti canore innate in ciascuno dei componenti, di primaria importanza è la costanza nelle prove. Noi ci stiamo provando con notevole affiatamento, non è facile trovare un gruppo così unito e concorde come quello che è nato in questa corale; in tutti è presente la necessaria determinazione e passione ed una buona dose di umiltà.
Da oltre un anno si è deciso di provare tre volte la settimana e la nostra dedizione al canto ed i sacrifici alla fine sono stati ripagati. Si è scelto di esordire in sordina, senza clamore né articoli sui giornali o presenza di autorità, certi che quello che più conta per una corale è la realizzazione di risultati concreti e di un prodotto di qualità che piaccia prima di tutto a noi stessi, e che sia apprezzato da chi ci ascolta; la migliore forma di pubblicità è cantare bene e con serietà.
Abbiamo scelto di iniziare a cantare proprio nella nostra chiesa parrocchiale il 2 gennaio, una domenica sera. Abbiamo raccolto i complimenti di chi ci ascoltava ed i buoni consigli di alcuni esperti; e da subito sono iniziate le richieste da varie parti per sentirci cantare a Messe, serate, concerti.
Siamo presenti su internet con un nostro sito e su YouTube con alcune frazioni di brano. Siamo stati presenti alla Settimana Santa a Pozzomaggiore arricchendo i vari momenti delle celebrazioni religiose.
Per noi la migliore gratificazione è stata la richiesta pervenutaci dai vari comitati per l’animazione della Santa Messa in tutte le feste di Pozzomaggiore: S. Giorgio, S. Rita, 2 maggio per Edvige Carboni, S. Pietro, S. Costantino. Abbiamo anche partecipato a Messe e serate fuori paese: Nuoro, Sassari, Tissi, Golfo Aranci, Bonorva, Magomadas, Romana.
Grazie alla presenza su internet sono arrivate svariate richieste di partecipazione anche nel Nord Italia e dall’estero (Francia, Germania, Svizzera) e presto il Cuncordu Planu de Murtas porterà alto il nome di Pozzomaggiore anche in Australia ed Usa.
Il nostro repertorio è in continuo arricchimento ed oltre ai i canti sacri per la settimana Santa abbiamo realizzato i canti per la Messa, vari brani di canti profani e popolari, attualmente sono in preparazione i canti per il Natale.
Un particolare e sentito ringraziamento lo dobbiamo al nostro Parroco Padre Quintino che per primo ha creduto nella nostra formazione e come sempre, sensibile alle nostre richieste, ci ha permesso di utilizzare come sede per le prove una sala della parrocchia nei locali di Santa Croce ed inoltre, ci ha concesso di utilizzare le varie chiese del paese per le prove e la registrazione delle tracce per il nostro primo CD.
Graziano Arru
Il primo centenario della stimmatizzazione della SdD Edvige carboni
domenica, 3 luglio 2011Non capita spesso nella vita commemorare un particolare avvenimento accaduto un secolo fa; è comunque un’esperienza che sopperisce in parte emozioni, meraviglia e coinvolgimento a quanto non si è potuto vivere allora. Il 14 luglio 1911, nella sua camera da letto, la Serva di Dio Edvige Carboni, mentre faceva orazione, riceveva i sigilli della Passione del Signore dal Crocifisso che stava appeso al di sopra del suo comodino. Edvige fu trovata tempo dopo riversa per terra, col sangue che le colava dalle mani, dai piedi e dal costato. A trovarla fu molto probabilmente la nonna Maria Antonia con qualche parente; forse il padre, non la madre deceduta l’anno prima; non la zia Giovanna Maria, morta nel 1907 e neppure Paolina che si trovava in quel periodo a studiare a Cagliari. La notizia del ricevimento delle stimmate da parte della Serva di Dio fece in poche ore il giro del nostro paese. Molti non si meravigliarono di un dono così particolare, conoscendo le virtù della loro concittadina; tanti non vollero crederci, specie i lontani dalla Chiesa; altri ancora non se ne curarono più di tanto, pensando fosse una delle tante voci piene di misteri attorno alla figura della Serva di Dio. Nessuno osava avanzare riserve sulle sue virtù, ma convincersi di un dono simile era difficile persino per chi frequentava la parrocchia. Gli stessi sacerdoti vollero essere cauti in merito, ma non le autorità mediche. Il farmacista e il medico presenti a Pozzomaggiore, chiamati in casa Carboni non si esentarono dall’osservare il fenomeno e, pare, che nessuno di essi abbia pensato ad un caso di isteria – parola molto di moda a quei tempi – , ma ad un avvenimento che superava le loro competenze professionali. L’isterico ha sempre un carattere collerico, è volubile, è falso, di scarso equilibrio psichico e ama l’ostentazione. Niente di tutto questo si poteva attribuire alla Serva di Dio: di carattere mite, gentile, di un eccezionale controllo di sé, di vita ritirata e dedita al lavoro instancabile a casa, accanto al telaio per tessere le coperte o i suoi finissimi ricami in filet. Le stimmate isteriche sono epidermiche e guariscono perfettamente con l’aiuto della medicina. Le stimmate della Serva di Dio non guarivano con la scienza medica, ma si chiudevano da sole né andavano in suppurazione: erano profonde e trapassavano sino in fondo mani e piedi, al punto che il parroco don Giovanni Solinas, facendo pressione sulla ferita, constatò che il pollice della propria mano poteva toccare il dito indice. Edvige lasciò scritto nel suo Diario che, dal giorno di così grande mistero, si affezionò a meditare più spesso sulla passione e morte di Gesù, tenendosi lontana dalla curiosità di tanti che però non poterono fare a meno di vedere le sue dita o fasciate o coperte dalle mitenas, i guanti a dita mozzate; persino lo scialle fu per lei un mezzo per nascondere le ferite, come un grosso fazzoletto in lana le serviva per nascondere la mistica corona di spine. I fenomeni della stimmatizzazione della Serva di Dio furono visti da diversi pozzomaggioresi e da pochissimi abitanti del Lazio, che non videro però le piaghe alle mani, scomparse dietro preghiera della Serva di Dio al Signore. Dopo le funzioni, nella nostra parrocchia ci si tratteneva apposta per vedere Edvige con le ferite alle mani sanguinanti ed il viso spesso rigato del sangue che colava dalla fronte, da quei grossi nodi che alcune sue amiche ebbero la possibilità di palparle attorno a tutto il capo. Al fenomeno si aggiungeva poi l’estasi e talvolta la levitazione.
Il 14 luglio 2011 la nostra parrocchia è invitata a ricordare questo fatto, che finì sui giornali dell’epoca e nella bocca dei tanti sardi raggiunti dalle missioni di padre Giovanni Battista Manzella. Per il popolo le stimmate sono segno di santità, ma non per la Chiesa che guarda unicamente alle virtù evangeliche praticate in grado eroico. San Pio da Pietrelcina fu canonizzato per queste ultime e non per i carismi ricevuti. E’ pero indubbio che certi fenomeni soprannaturali risveglino la fede nel cuore dei cristiani tiepidi, richiamino all’esistenza dell’aldilà, cui si guarda sempre più con scetticismo. Edvige Carboni ha avuto questo compito durante la sua vita: ravvivare la fede, rievangelizzare il mondo, richiamare tutti alla Comunione dei Santi, esprimere il proprio essere cattolici con l’ubbidienza al Papa e alla Chiesa, amare la Vergine Maria e riparare per i peccatori. Edvige fu, in effetti, anima vittima, una di quelle persone che Dio, di tanto in tanto, manda sulla terra con lo scopo di riparare e risarcire, di completare quello che può mancare ai patimenti di Cristo per la salvezza di tutti.
E’ proprio il caso di dire che la nostra parrocchia è stata amata da Dio. Ci abbiamo mai pensato noi pozzomaggioresi? Siamo davvero tutti convinti che la Serva di Dio rappresenti per noi una benedizione? Che dobbiamo sostenere, in tutti i modi, la causa di beatificazione iniziata nel 1968 ed ancora non conclusa? Non nascondo che io pure mi lascio talvolta prendere dallo scoramento: son passati quasi sessant’anni dalla sua morte e 43 dall’apertura dei processi e siamo ancora tutti in attesa di grosse novità. Rientro poi in me stesso e mi pento di aver perso un po’ di fiducia nella Provvidenza. Mi chiedo però se la stiamo veramente aiutando, laici, sacerdoti e vescovi. Le cause dei mistici sono sempre lunghe e complicate, perché certa cultura e non pochi teologi sono oggi troppo imbevuti di razionalismo; tentano di spiegare tutto con la ragione. Non si dimentichi poi che la causa della Carboni ebbe inizio proprio l’anno in cui iniziarono le rivoluzioni culturali, in cui si iniziò a trascurare e mortificare la vita spirituale, quella vita in cui Edvige era straordinaria, per dare spazio ad una fede sempre meno profonda e priva di vita interiore. I teologi che avviarono gli studi su Edvige erano già di questa corrente. A settembre verrà beatificata la mistica calabrese Suor Elena Aiello, una stimmatizzata, morta 19 anni dopo Edvige ed il cui processo fu avviato ben 14 anni dopo quella della Carboni. Come mai, mi sono chiesto. L’unica risposta che ho potuto darmi è la seguente: la causa è stata seguita costantemente e con passione. Tutti, laici e clero, dobbiamo capire che avere nel proprio territorio un servo di Dio, è un segno di predilezione. Sento poi, da più parti, di grazie, anche notevoli, che molti – pozzomaggioresi o di fuori – ricevono per l’intercessione della Serva di Dio, ma nessuno poi sente la necessità di prendere la penna, scrivere e dettagliare quanto di meraviglioso gli è accaduto durante una malattia o un momento difficile della propria vita. E’ molto grave questo fatto. Bisogna abbandonare questa riservatezza. Non giova a nessuno. Una causa di beatificazione si aiuta anche con le relazioni di grazie e la raccolta della documentazione medica. Edvige Carboni non manca della fama di santità. Noi spediamo immagini e libri persino nelle Filippine, in Croazia, negli Stati Uniti… eppure dobbiamo ancora attendere per la Venerabilità della Serva di Dio, il gradino precedente la beatificazione. Speriamo tanto che la celebrazione di questo primo Centenario della sua stimmatizzazione, serva a smuovere qualcosa. Abbiamo spedito la notizia della ricorrenza a tantissime riviste, persino a Radio Maria che diverse volte ha parlato delle virtù di Edvige. Abbiamo tappezzato di locandine tantissime parrocchie.
Nella settimana che va dal 10 al 17 luglio, preghiamo perché il Signore tocchi il cuore di quanti stanno dietro a questa lunga e travagliata causa. Sarà una settimana ricca di momenti di riflessione e preghiera, scanditi soprattutto dal ritorno a Pozzomaggiore del Crocifisso originale che diede le stimmate alla Serva di Dio, che l’abbracciò e che più volte sudò un umore profumato anche dopo la sua morte, spesso asciugato dal suo ultimo confessore il padre passionista Ignazio Parmeggiani. Il Crocifisso verrà esposto in chiesa, così come riportato nel programma previsto, ma sarà al suo vecchio posto nella casa natale della Serva di Dio, che si terrà appositamente aperta mattina e pomeriggio. Preghiamo per la glorificazione in terra della nostra concittadina, per il nostro paese, per la nostra parrocchia, per il parroco, per la nostra diocesi e il suo vescovo con i suoi sacerdoti; per la Chiesa Cattolica e il Papa, di cui Edvige fu figlia obbediente; per gli ammalati e le persone sole; per i lontani da Dio e per chi ancora lo cerca.
Ernesto Madau
Il nostro pellegrinaggio a Medjugorje
sabato, 11 giugno 2011Eccoci di nuovo qui, davanti al pullman, per un pellegrinaggio particolare dove i fenomeni straordinari sono ancora in atto, motivo per cui, la Chiesa, non si è ancora pronunciata.
Siamo diretti a Medjugorje, piccola località della Bosnia-Erzegovina, dove dal 24 giugno 1981, Vicka, Mirjana, Marija, Ivan, Ivanka e Jakov, sei ragazzi che all’epoca avevano tra i 10 e 16 anni, affermano di aver visto la Vergine Maria, che si è presentata a loro come Regina della Pace.
Nel corso degli anni son stati rivelati loro 10 segreti per ciascuno che riguardano il futuro dell’umanità, il cui corso può essere deviato solo ricorrendo alla preghiera…
Siamo in 43 ma a Fertilia ci uniremo ad un altro gruppo di Alghero per poter riempire un piccolo aereo che ci porterà direttamente sul posto. Malgrado l’afflusso dei pellegrini il centro non si è ancora dotato di un numero adeguato di hotel, per cui sono state trasformate le abitazioni private in pensioni a conduzione famigliare, tipo i nostri agriturismi con orticelli annessi, per cui siamo suddivisi in 3 gruppi distanti fra loro, a discapito dell’organizzazione. Dal primo mattino, ci ritroviamo davanti alla casa di Vicka che, nella propria veranda, sotto un sole cocente, espone i messaggi ricevuti da Maria, e dopo varie preghiere e momenti di commozione iniziamo la scalata nel monte delle apparizioni insieme ad una moltitudine di persone accorse all’apparizione mensile del 2 giugno. Il suolo è ripido e sulla nuda pietra tagliente; dopo 10 minuti arriviamo alla croce che ricorda la prima apparizione dove la Madonna apparve, ma senza parlare loro, perché i ragazzi scapparono dalla paura. Con un po’ di fatica e numerose soste di riflessione arriviamo in cima dove è ubicata una bellissima statua del Cristo e, poco più in la, quella della Vergine nel sito dove per la prima volta parlò ai veggenti. Qui sostiamo con raccoglimento e commozione, seppur fra migliaia di persone, che contemplano la statua e implorano grazie, lasciando foto, lettere, rosari ai piedi del simulacro. Secondo quanto riportato nel terzo segreto dettato dalla Gospa, qui dovrebbe avvenire qualcosa di meraviglioso, che tutti potranno vedere e che confermerà le apparizioni in Erzegovina. Solo l’ora tarda ci obbliga a iniziare la discesa verso la croce blu, per ritrovarci, dopo pranzo, davanti alla Parrocchia di San Giacomo dove assistiamo ad un numero inverosimile di persone in fila per ricevere il sacramento della Riconciliazione. Dietro la chiesa è allestito un maxi gazebo con anfiteatro che può ospitare oltre 40 mila persone e dove vengono celebrate tutte le funzioni internazionali, come la messa nella quale il vangelo è letto in più di 10 lingue, fra cui arabo e cinese. La sera veniamo a conoscenza di un’apparizione straordinaria alle 22 sul monte delle apparizioni. Solo alcuni hanno il coraggio di arrampicarsi nuovamente sul monte e tornano estasiati pur non avendo visto nulla dell’apparizione. I meno coraggiosi guardano alla distanza di circa un chilometro la processione dei fedeli, che con pile raggiungono Ivan formando una fiaccolata che stranamente si trasformava in forti bagliori, spenta completamente al momento della visione. Solo il giorno dopo Ivan riferisce, in un cenacolo all’aperto, che la Regina della Pace gli ha parlato e invitato alla pace, alla preghiera del cuore, al digiuno, alla confessione mensile e alla conversione del cuore. Una Via Crucis nel percorso all’uopo predisposto ha seguito l’ora di incontro; questa è stata recitata con particolare devozione e raccoglimento, grazie alle parole dettate dal cuore del nostro parroco, conclusa davanti alla grande Croce bronzea del Cristo alta circa 4 metri, che da alcuni anni, senza spiegazione logica, trasuda gocce d’acqua dal polpaccio destro; dalle analisi pare siano risultate lacrime umane, che si bloccano solo tre giorni prima di qualsiasi festività mariana. Qui una coda lunghissima di persone in preghiera che aspettano di bagnare dei fazzolettini, convinti dell’eccezionalità del prodigi. Nella lunga attesa, sono ricompensate dal sole che, fronte a loro, gioca a colorare il cielo di rosso, giallo, blu, e che, a detta di alcuni, pulsa e disegna sagome del papa Wojtyla, della Madonna o del Santo Sacramento .
La notte del sabato, una celebrazione unica: in un’atmosfera irreale, nel buio completo, davanti all’esposizione del Santissimo illuminato, un’ora di preghiera silenziosa con le sole note, in sottofondo, di una canzone che invoca lo Spirito Santo; tutti in ginocchio o in piedi dove alcuni, dalla profonda commozione, cadevano in estasi sul nudo suolo, unendosi con lo spirito al Nostro Signore, e rinvenendo solo dopo 20 minuti. Intorno a noi, alcuni scoppiano in lacrime per sfogare sentimenti repressi e l’atmosfera diventa surreale, avvolge di spiritualità tutta l’assemblea e si sente la presenza tangibile di Cristo tra noi. Alla conclusione si riaccendono le luci, si torna con i piedi per terra, ma lo spirito è pieno di gioia e pace. Un’esperienza forte e indimenticabile, che seppur nel nostro piccolo, vogliamo riproporre nella nostra parrocchia con cadenza mensile.
La domenica è dedicata alla scalata del Krizevac, che, per sfuggire alla calura, è iniziata all’alba. Dobbiamo raggiungere la vetta a 560 mt dalla valle, sulla quale è stata eretta una grande croce bianca a celebrazione del 1900° anno dalla passione di Gesù. Il suolo è più che mai scomposto, con pietre appuntite e rocce scoscese e che, man mano che si sale, diventa sempre più ripido. Iniziamo la Via Crucis, armati di bastoni per sorreggerci, con stazioni già predefinite che danno modo di ricomporci dalla stanchezza e spossatezza. Con grande meraviglia, alla terza stazione, veniamo raggiunti da un disabile con stampelle e gambe paralizzate che, con grande fatica e determinazione percorreva la sua via crucis. Noi, che già ci sentiamo sfiniti, proviamo un colpo al cuore per la profonda dimostrazione di fede di Giuseppe. Continuiamo la nostra scalata con maggior fede e spirito di sopportazione e rimaniamo increduli quando ci riferiscono che, quello che sembrava un’allucinazione, è arrivato in vetta, proprio come noi. La foto di gruppo e la preghiera comunitaria concludono l’impresa. Qui, sulla croce, pare avvengano segni straordinari dal cielo quali il roteare del sole, immagini divine formate dalle nuvole, il liberarsi dalla croce di una foschia bianca.
A noi appare straordinaria la presenza di una bancarella proprio sulla cima, dotata di bibite fresche di tutti i gusti. Non capiamo come abbiano fatto a trasportarle sin lassù e anche a prezzo conveniente!! La discesa è più che mai difficile e piena di insidie e solo tra cadute e scivoloni, arriviamo al punto di partenza. La sera abbiamo l’unico momento di svago; una gita a Mostar dove ancora alcuni palazzi riportano i segni dei bombardamenti avvenuti durante la guerra dei Balcani. Ci immergiamo fra le bancarelle e i bazar orientaleggianti e arriviamo al famoso ponte completamente ricostruito con fondi italiani, dove dei coraggiosi baldi giovani si tuffano da circa 30 metri al modico costo di 30 euro a tuffo. Dopo una veloce visita alla moschea e al minareto, ci dirigiamo verso le meravigliose cascate di circa 20 metri, che si trovano nella strada di ritorno.
Ormai il pellegrinaggio è terminato. Prepariamo le valigie e facciamo le ultime compere, fra cui una meravigliosa statua della Madonna che collocheremo in Parrocchia il 18 giugno durante una cerimonia di consacrazione alla quale siamo tutti invitati.
Lasciamo Medjugorje convinti di aver incontrato i discepoli del terzo millennio che da 30 anni, come una madre attenta al destino del propri figli, continuano a ripetere, instancabilmente, le parole e gli inviti della Regina della Pace per la nostra salvezza: “Vi supplico, convertitevi” con la preghiera del cuore sopratutto in famiglia, conversione, penitenza, riconciliazione mensile, digiuno e, pace, pace, pace. Come disse Gesù: “Come Dio ha mandato me, così io mando voi” così cercano di convertire folle immense di pellegrini accorsi a Medjugorje, in cerca della pace del cuore.
Noi, nel nostro piccolo, dobbiamo essere portatori del messaggio di pace anche nel nostro paese, Pozzomaggiore, cercando di trasmettere la gioia e la serenità che abbiamo respirato in questo luogo di preghiera. Pertanto auspichiamo delle iniziative di preghiera e riflessione dove rivivere le emozioni provate in questo pellegrinaggio e stringerci sempre più alla nostra Madre Celeste.
Alcuni pellegrini
1981-2011: 30 anni di apparizioni della Madonna
sabato, 11 giugno 2011Questo, il trentesimo, parrebbe l’anno clou per le apparizioni Mariane di Medjugorje in Jugoslavia.
Pensando al fatto che da così tanto tempo e QUOTIDIANAMENTE (!), la Madre di Dio scende sulla terra per invitare, guidare, consigliare i figli, non si può fare a meno di notare che questa del 2011 potrebbe essere la data “fatidica”. Perché “fatidica”? Perché all’inizio delle apparizioni in Bosnia Erzegovina, la Madonna ha detto che sarebbero state molto lunghe e sarebbero state le sue ultime apparizioni sulla terra! Non è dunque illecito pensare che si è, forse, giunti al momento in cui la “Gospa” darà l’autorizzazione alla veggente prescelta (Mjriana Draghicevic) di rivelare i 10 segreti che le ha affidato già dal 1983. La chiesa non può pronunciarsi in merito dato che per Diritto Canonico è necessario attendere la fine delle apparizioni per dare “constat” o “non constat de supernaturalitate”.
Senz’altro sarà stata una coincidenza il fatto che io, dopo 20 anni, dall’ultimo mio pellegrinaggio laggiù (il 4°) abbia avuto la grande grazia di poter tornare a calcare quel suolo benedetto. Così, per la quinta volta, mi ritrovo nella “mia” Medj. Una sensazione strana mi porta ad accorgermi, già molto prima dell’arrivo a “casa”, che non riconosco quei posti che per tanti anni ho amato, raccontato, descritto minuziosamente tanto da invogliare più di uno a recarvisi in pellegrinaggio e ritornare estasiato.
Spalato, la città sul mare dove atterriamo con un aereo un pochino sconquassato, mi si presenta come una grande modernissima città, distante anni luce dal 1991 quando la vidi per l’ultima volta.
Man mano che avanziamo verso la meta, anche i paesaggi sono diversissimi da come li ricordavo, anzi, da come li avevo impressi come marchio a fuoco nella mia mente ma, sopratutto, nel cuore. Quando mancano ormai pochi chilometri all’arrivo cerco, con ansia, di vedere in lontananza il monte Krizevac (quello della enorme Croce bianca lungo il quale si snoda il tortuoso percorso della Via Crucis!). Era lui, Krizevac a dare il primo, stupendo, benvenuto ai pellegrini, questa volta… non si vede. Palazzi e costruzioni a non finire ne occultano la vista.
Però, improvvisamente, senza nemmeno accorgerci, ci troviamo dentro Medjugorje!… Il fiato mi si blocca per qualche secondo: sono quì, sono a Medj, la “mia” Medj, quella che tanti anni fa mi ha segnata nel più profondo del mio essere e mi ha fatto conoscere una prospettiva diversa della vita, prospettiva e modo di vivere che ho voluto, da subito, fare miei adottandoli ad enorme beneficio personale e di quanti, da allora, ho avvicinato.
Medj (questo è il nomignolo affettuoso che tutti i pellegrini danno a Medjugorje dopo la prima volta in cui vi si recano!), ha saputo insegnarmi, innanzitutto, la gioia dell’accoglienza; ricordo che appena si udiva in paese il rumore di un motore di pullman, gli abitanti, poveri ed umilissimi, uscivano festosamente dalle loro case con bibite fresche e, abbracciando i pellegrini sconosciuti, li invitavano ad entrare nelle loro umili abitazioni perché si rinfrescassero e si riposassero! Poi, erano pianti, sinceri, fraterni, quando si arrivava al momento del saluto.
Laddove le strade erano polverose, buie (si partiva muniti di torce!), piene di rifiuti (più simili a discariche che a strade urbane!), oggi si trovano lingue d’asfalto dove sfrecciano i taxi che portano i pellegrini al Podbrdo (il colle delle prime apparizioni) e al Krizevac.
Io mi guardo attorno sempre più smarrita e meravigliata: quanto lusso, quanto “cemento”… quanto business!!!
Mi fa male tutto questo perché non riesco a riconoscere quei luoghi che sono stati tanto importanti nel mio percorso spirituale. Tanto commercio (altro che Lourdes!!!) mi disturba e non trovo quella concentrazione che, nei primi anni, arrivava spontanea dentro di me e non mi abbandonava perché niente mi distraeva. Per il primo giorno le sensazioni sono state quelle sopra descritte; fattasi sera, vado a letto con un velo di delusione che mi avvolge e mi intristisce.
Ma Medj non poteva tradirmi! Il secondo giorno inizio, con la partecipazione alle liturgie, a ritrovare ciò che tanto mi mancava: il clima della preghiera, quella vera, quella che la Madonna ha sempre raccomandato: la preghiera del cuore! Inizio, così ad immergermi, nell’atmosfera vera di Medjugorje ed allora ecco, i sensi si acutizzano e inizio a notare tante cose che sino a quel momento, in questo pellegrinaggio, non avevo notato. Accanto a me, nello spiazzo erboso davanti all’altare delle concelebrazioni, un uomo giovane mi colpisce per la sua assoluta assenza da tutto ciò che gli gravita attorno: stava in ginocchio, al momento in cui io sono arrivata, con gli occhi chiusi e dal suo viso traspariva il moto di un dialogo con “qualcuno” che parlava soltanto con lui. E’ rimasto così, in ginocchio, senza muoversi assolutamente, sino al momento della Comunione durante la Messa internazionale, poi, è ritornato e si è rimesso in ginocchio, con la stessa espressione totalmente assorta e noi… lo abbiamo lasciato lì, ancora e sempre inginocchiato! Che grande esempio di preghiera del cuore! Non basta; intorno ci sono tante giovani mamme con bimbi anche neonati; li lasciano liberi di giocare e, nonostante non li perdano d’occhio, pregano con fervore insieme ai loro mariti. Ecco, mi dico, la famiglia come la intende la Madonna!
Ho anche la fortuna di assistere per la seconda volta (la prima fu nel 1991), al “fenomeno” del sole, come si verificò a Fatima. Io non sono mai stata a Medj per vedere o, peggio, cercare, i fenomeni che lì si realizzano spesso; devo dire, però, che avervi assistito mi ha dato ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la certezza che in quella terra benedetta il Cielo si china costantemente sulla terra. Anche la grande Croce bianca del monte della via Crucis ho visto cambiare colore, modificare la forma per poi ritornare sul suo piedistallo con ancora diversi colori. Andavo a salutare un carissimo amico, Fra Slavko Barbaric! L’avevo conosciuto al mio primo pellegrinaggio nel 1989 ed ho caro il ricordo di una sua foto con me. Ma Padre Slavko era, innanzitutto, il Sacerdote dell’Eucaristia! Le Adorazioni Eucaristiche guidate da lui, duravano anche tre ore; inginocchiati, davanti al Santissimo, ascoltando la sua voce calma, si poteva rimanere anche un giorno intero. Padre Slavko, trasmetteva un amore all’Eucaristia come pochi altri Sacerdoti sanno fare: era questo, evidentemente, il suo carisma.
Ecco, ho ritrovato tutto di Medj, anche il cimitero che ci era tanto caro negli anni passati, dove andavamo a pregare, singolarmente, seduti sulle tombe (ed anche lì, una sera, ho visto dei fenomeni nel cielo per un’ora e venti minuti, cosa che non ha visto la persona che mi stava seduta accanto). Il profumo delle rose questa volta non l’ho avvertito e, se fosse successo, non gli avrei dato peso giacché ora, il paese, è pieno di fiori di ogni qualità, sopratutto rose. Quando lo sentii, nel 1989, di rose non ce n’era nemmeno una per quanto l’occhio potesse spaziare a cercarne; anzi, l’ho sentito, fortissimo, proprio in un tratto di strada pieno di immondizie di ogni tipo, con tanto di mosconi e vespe… davvero, allora il profumo delle rose te lo donava la Madonna!
Quattro giorni sono volati via perché, quando sei in pace, senti la pace intorno a te e cerchi di donarla a chi incontri, non ti accorgi del tempo che passa; il tempo ti lega alla terra, la pace che si prova a Medj ti lega al Cielo e dal Cielo nessuno vorrebbe mai separarsi!
E’ vero, Medj è cresciuta, si è estesa, è diventata più esigente per se stessa e per il pellegrino, ma Maria, nonostante sia sempre al passo con i tempi, non è cambiata: in questi 30 anni è rimasta la mamma che ti aspetta (per questo, prima, dicevo: “arrivare a casa”); Lei è sempre lì, con le braccia aperte ad aspettare i figli che la vanno a trovare, e le sue braccia li riparano anche dal consumismo che cerca, in ogni istante, di allontanarli da Lei. Maria è vera mamma, perciò è anche esigente: vuole l’affetto dei suoi “cari figli” per se, non vuole che loro si perdano nelle strade del mondo e con le cose del mondo, perciò li chiama a Medjugorje e lì, terra scelta dal Cielo, lì più che in altri posti al mondo, prende ognuno per mano per portarlo al suo Gesù!
Mariella Fancello
Il mistero delle apparizioni
sabato, 11 giugno 2011Medjugorie è una piccola località del comune di Citluk, oggi parte del cantone dell’Erzegovina-Narenta.
Dopo circa due ore di volo ininterrotto da Alghero, a bordo di un turboelica della Ucraina Airlines, si atterra a Split (Spalato) e non a Mostar come era stato programmato. Quì ha inizio il vero Pellegrinaggio. Ci troviamo a che fare con un tour operator quasi perfetto e una guida locale “in armi” (cioè: molto agguerrita!). Siamo in terra straniera e, per giunta, fuori dall’Unione Europea, e le persone che vi hanno residenza si improvvisano guide turistiche nonostante, d’Italiano filologico, conoscano soltanto le parole: “scusate” e “per favore”. L’Euro più che sottostimato è, per quel popolo, ancora un egregio estraneo poiché un bicchiere d’acqua al bar costa un euro, come un caffè, una pasta, ecc.
P.Quintino colto alla sprovvista, cerca di salvare capre e cavoli, anche quando le pecorelle del suo gregge vengono disunite e ripartite in diverse strutture ricettive, al motto “ognuno pensi e faccia da se”, ovvero: “il Pellegrino pensa prima a se stesso, e dopo, caso mai, avendone voglia, al prossimo”.
Malgrado ciò, il gruppo regge, e in turbolenta, cristiana e silenziosa rassegnazione, si adegua tenendo sempre presente che è bene stare attenti “che il demonio ci frega”, e si pone alla ricerca di un qualsiasi segno strano il quale segno dia certezza della presenza della S. V. Maria, ma… niente!
La cerca ad ogni angolo di via od orizzonte ma, sia chiaro: rigorosamente in direzione del sole e possibilmente alle ore 18,45, eppure… niente di niente.
Al quarto giorno ecco che in tanti vedono il sole pulsare come un cuore, i suoi colori cambiano, lo si vede ad occhio nudo, senza che gli occhi ne rimangano offesi, altri, all’indomani (ossia al quinto giorno verso le ore 11,45 circa) vedono la croce bianca, enorme, posata sulla cima del monte Krizevac, diventare rosso scuro, porpora ed infine, staccata e sollevata dal piedistallo, diventare nera senza bracci i quali riappaiono d’incanto bordati di bianco per tutto il perimetro della croce ancora rossa (sembra una lingua senza i bracci); si risolleva verso il cielo e va a riposizionarsi con i due bracci ora presenti, sul piedistallo. Diviene viola con i bordi bianchi e al centro nera, si rialza dal piedistallo, scompare e riappare sollevata per posarsi, nuovamente, sul basamento rimasto SEMPRE di colore bianco. Questo avvenimento l’ho visto io insieme a mia moglie, la mattina del rientro a casa, poco dopo aver poggiato, un fazzolettino per raccogliere qualcuna delle gocce di acqua che fuoriescono, in continuazione, dalla coscia destra di un enorme Cristo. Quel Cristo è stato costruito con il materiale fuso delle due bombe lanciate, ed inesplose, a Medjugorje durante il conflitto etnico iniziato nel 1991.
L’attuale giudizio della Chiesa sulle apparizioni e su tutto questo è di “non constat de supernaturalitate” ma la fede della gente comune è dottrina ed è per questo motivo che Medjugorie è divenuta oggi meta di numerosi pellegrinaggi, dove più che miracoli fisici (anche se accaduti!) tanti hanno ricevuto il miracolo della conversione e riappacificazione con Dio.
Meditazioni individuali e di gruppo fanno parte integrante della giornata, e tutti o quasi sentono il bisogno di confessarsi, come se, improvvisamente, si sentissero indegni di stare in peccato in quel luogo di grazia. Il pranzo diventa oggetto di dialogo ed esposizione delle proprie sensazioni, anche perché è l’unico momento di compattazione quasi totale del gruppo. Le discussioni variano le une dalle altre, ma tutte sono accomunate dalla ricerca, e sensazione della presenza indiscussa in quel luogo, della Madre di Gesù.
E’ difficile evidenziare qualcosa in particolare, se dovessimo farlo non sarebbe sufficiente il nostro trascorso a Medjugorje, giacché, per farlo, occorrerebbe una vita (troppi misteri circondano questo luogo!); si avverte, anche, nettamente, la presenza del Demonio che cerca di mettere zizzania dappertutto, a volte ci riesce ma dura poco, poiché prevarica la Pace che tutti cercano e trovano in quei luoghi.
Medjugorie è anche questo, e rivive tutti i giorni l’esempio e la testimonianza lasciata da un sacerdote Francescano, il quale ha reso l’anima a Dio a soli 54 anni, dopo aver terminato come suo solito, la recita della via Crucis del Venerdì sul Krizevac insieme a pellegrini e parrocchiani. Egli era solito dire: “Pregate col cuore, celebrate la Messa con il cuore”. Ricordate, la Madonna di invita con queste parole: “Adorate Mio Figlio con il cuore”; egli non cessava di insegnare ad andare con Gesù e con Maria sul Golgota e poi verso la resurrezione; questo grande Sacerdote si chiamava Dr. Padre Slavko Barbaric.
Lasciata Medjugorie, e rientrato a casa avverto la mancanza di questo luogo, fatto di umanità naturale, con tutti i difetti e i pregi che ognuno di noi ha.
Il desiderio è immediato: ritornare quanto prima a Medj, perché là, la Mamma mi aspetta!!!!
Franco Filippi
La Festa degli Incontri ACR, la festa di tutta l’AC
sabato, 11 giugno 2011Domenica 5 Giugno più di 800 tra ragazzi e educatori dell’ACR, ma non solo, si sono ritrovati a Macomer presso le vecchie Caserme Mura per celebrare e festeggiare la Festa degli Incontri, il consueto appuntamento diocesano che segna la conclusione del cammino annuale dell’Azione Cattolica. Tra le tante parrocchie presenti, anche la nostra con 36 ragazzi, tra i 5 e i 14 anni, educatori, alcuni adulti e genitori dei bambini.
Questo perché da quest’anno la Festa ha assunto una nuova veste: infatti, non da soli gli ACRrini hanno vissuto questa bellissima giornata, ma a loro si sono aggiunti giovani e adulti di AC, e tantissime famiglie, tutti all’insegna dello stare insieme proprio per testimoniare che “INSIEME È + BELLO!”, come recitava lo slogan.
La giornata si è aperta con una ricca colazione offertaci dalla Parrocchia ospitante, e via si parte… Tutti i ragazzi della diocesi divisi in archi d’età hanno partecipato a giochi e attività ispirate ai 4 segni matematici: + “Crescere Insieme”; – “Fai la differenza”; × “Uno per tutti e tutti per uno”; ÷ “Chiamati a condividere”; per sottolineare che ciascuno di noi è una risorsa, ma per ottenere grandi risultati dobbiamo combinarci insieme, ed a questo servono le operazioni! Proprio su questi temi abbiamo riflettuto e lavorato con i bambini negli ultimi mesi, e i numeri hanno scandito le tappe dell’ultimo anno associativo a partire dall’Incontro Nazionale del 30 Ottobre, “C’È DI’ PIÙ”, dove abbiamo capito che il “di +” è in ciascuno di noi, e Gesù ci aiuta a scoprirlo per condividerlo e metterlo a servizio degli altri.
Mentre i ragazzi giocavano, adulti e genitori hanno potuto visitare alcuni stand allestiti apposta per loro dai vari settori dell’Associazione, per approfondire le iniziative portate avanti durante l’anno ed iniziare a programmare quelle future.
La mattinata è proseguita con un divertente spettacolo: giovanissimi animatori ci hanno intrattenuto con scenette comiche, esercizi da giocoliere, e ovviamente tantissime canzoni e inni dell’ACR; in quel momento anche le persone più timide si sono lasciate coinvolgere e hanno ballato con noi. E’ stato uno dei momenti più belli della giornata!
Nel pomeriggio circa 300 persone hanno partecipato all’appuntamento dedicato esclusivamente ai soci adulti e alle famiglie, un incontro di formazione presieduto dal nostro Vescovo Mauro, il quale, nonostante i numerosi impegni, ha celebrato anche la Messa; e la chiesa della Sacra Famiglia è stata festosamente invasa da tutti noi! Uno dei momenti più significativi della celebrazione è stato vissuto durante l’offertorio, quando è stato portato sull’altare un vaso pieno della terra proveniente da tutte le comunità parrocchiali, c’era anche la nostra, e in essa sono stati gettati dei semi, un dono simbolico da parte dell’ACR per il Vescovo, perché è chiamato e prendersi cura del nostro territorio e dei suoi frutti.
La giornata che abbiamo vissuto è stata un’occasione di festa ma soprattutto di confronto e arricchimento non solo per educatori e ragazzi, ma anche per tutti gli altri soci; infatti abbiamo potuto osservare, per la prima volta in maniera unitaria, che non siamo soli ad aver scelto il percorso in AC, e sicuramente questo ci servirà da incentivo per il prossimo anno.
La sorpresa più grande, però, sono state le famiglie che hanno condiviso l’esperienza con noi, con la speranza che in futuro possano essere sempre di più. Per questo vogliamo ringraziare le tante mamme che per tutto l’anno ci hanno affidato i loro figli e hanno creduto nell’ACR, ma un SUPER GRAZIE! a tutti ragazzi che il sabato pomeriggio, con entusiasmo e impegno, ci hanno seguito nelle varie attività proposte: questo è per noi uno stimolo a fare sempre meglio!
1 2 3 4 5 6…CIAO! A Settembre…
Gli Educatori ACR
Domenica 5 giugno a Macomer si è svolta la Festa dell’intera Azione Cattolica Diocesana e insieme ai ragazzi che vivevano la loro annuale Festa degli Incontri, erano presenti anche gli adulti di Ac che hanno trascorso una giornata particolare immersi nello spirito associativo. Una giornata in cui, dopo tanto tempo, ci si reincontrava come genitori, educatori, ex giovani di alcuni decenni fa. Una giornata nella quale anche gli adulti sono stati protagonisti.
La mattinata è trascorsa con la visita degli stand dedicati al Bene Comune, alla storia dell’AC, alla vita dei Movimenti Studenti (MSAC) e Lavoratori (MLAC), alla stampa associativa.
Dopo il pranzo comunitario, alle 15, è arrivato il momento più atteso: l’incontro col nostro Vescovo Mauro Maria. Partendo dall’ascolto del brano biblico dei discepoli di Emmaus, ci siamo immersi in una forte e penetrante Lectio Divina che ha evidenziato la gradualità della scoperta del Cristo. Come i due di Emmaus che, lasciati gli undici, si allontano da Gerusalemme ormai stanchi e incapaci di riconoscere il loro Maestro, anche noi spesso ci allontaniamo dalla luce, siamo incapaci di riconoscere Cristo in chi incontriamo nel quotidiano. Ma è proprio l’incontro con Cristo che riaccende il cuore dei due di Emmaus e da evangelizzati li trasforma in coevangelizzatori del Regno e li fa ritornare a Gerusalemme per raccontare agli altri l’incontro col Cristo, quel Cristo che avevano conosciuto vivo, che era morto e da Risorto ha rivelato di essere l’unico Salvatore.
L’incontro si è concluso con l’invito a riscoprire nei nostri cuori l’unico vero Salvatore e a divenire anche noi coevangelizzatori di questo tempo con l’esperienza della nostra vita, nella semplicità del quotidiano.