Archivi per la categoria ‘Chiesa’

AAA Cercasi obrieri per san Cristoforo

domenica, 27 giugno 2010

Carissimi concittadini,
come voi sapete la prima domenica di Agosto si festeggia san Cristoforo e come ogni anno il nostro grande problema è trovare persone che con impegno e devozione vogliano pendere come obrieri la nostra bandiera. Sappiamo che anche altri comitati del nostro paese hanno il nostro stesso problema ma, credeteci, affrontare per diversi anni una festa in tre sole persone è difficilissimo per tutti gli impegni che comporta (questua, funerali, bandierine, addobbo chiesa e camion, pulizia chiesa, rinfreschi, pranzi, ecc.).
La nostra festa è arrivata alla quindicesima edizione, noi abbiamo fatto il possibile per renderla sempre presente, ma siamo arrivati purtroppo al punto che da soli e senza l’appoggio di collaboratori, e sopratutto obrieri, non si va da nessuna parte.
A malincuore, e con enorme dispiacere, abbiamo deciso che se non ci saranno obrieri o persone che voglio collaborare la festa e bandiera di san Cristoforo dovrà fermarsi.
Il Comitato confida nella nostra fede.
Non facciamo morire questa nostra e vostra festa.

Cordiali saluti,
il Comitato

Pozzomaggiore e i suoi parroci

domenica, 27 giugno 2010

Si è concluso da pochi giorni l’anno sacerdotale che Benedetto XVI ha voluto sottolineare per vivere in pieno la gioia dei doni che lo Spirito ha dato e da alla chiesa di cristo e a tutta l’umanità.
Il santo Padre esorta ad essere veri testimoni del Vangelo fino al martirio ed invita alla preghiera e alla penitenza.
Il nostro Vescovo parla ai sacerdoti della Diocesi dicendo: “Oggi più che mai abbiamo bisogno di un nuovo stile di vita nelle nostre comunità, occorre quindi rievangelizzare i vari ambienti di vita e contagiare della gioia del vangelo uomini e donne che camminino insieme con noi e invita i sacerdoti ad essere capaci di accogliere e di comunicare in una società così complessa, post-moderna, e con coloro che, non senza fatica, la abitano, comunità più missionarie e dinamiche, orientate non solo a continuare la tradizione, ma a cercare coloro che non hanno mai creduto, coloro che non frequentano o che si sono allontanati. Termina l’esortazione ai sacerdoti invocando la luce e la forza dello Spirito Santo per essere veri testimoni della Parola, della Gioia e dell’Amore del Cristo risorto”.
Anche la nostra comunità di Pozzomaggiore ha avuto numerosissime vocazioni sacerdotali che hanno accolto con pienezza la loro vocazione e si sono donati al servizio della Comunità ed ognuno, secondo i doni ricevuti, sono stati di stimolo e di aiuto per una formazione piena e completa per una vita salda nella fede. Per tutti l’esempio più grande è stata la fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa e agli insegnamenti del magistero. Per motivo di spazio mi fermo a mettere in risalto solamente e brevemente le figure dei parroci che io personalmente ho conosciuto e con i quali ho avuto la grazia di poter collaborare molto da vicino.
Incomincio con la figura più lontana nel tempo, quella di dott. Angelico Fadda che fu sacerdote e maestro di grande spiritualità, uomo di grande intelligenza e intraprendenza e ricco di iniziative sociali e scolastiche rivolte ai giovani, alle donne, senza dimenticare la formazione cristiana ed umana.
Sotto la sua guida Pozzomaggiore fu nella Diocesi il centro più importante dell’Azione Cattolica. Fu pioniere delle scuole medie che iniziò e portò avanti anche con tante difficoltà. Dottor Fadda fu un uomo e sacerdote autentico, pensatore ed educatore, uomo di grandi idee che ha contribuito molto alla crescita morale e sociale del paese.
Don Costanzo Puddu ne assunse l’eredità, ha continuato nell’opera dell’unità della Comunità, partecipando lui stesso attivamente ai vari gruppi presenti e coinvolgendosi nelle varie situazioni a volte anche personali e della comunità come pastore attento.
Uomo di preghiera, curava molto la liturgia, e aveva il dono della parola e rendeva le omelie semplici, ma profonde. Uomo vero e autentico. Ha dato un forte impulso alla realizzazione dei lavori per quanto riguarda l’aspetto storico e monumentale della Chiesa per renderla sempre più accogliente come casa di Dio; caratteristica questa anche di P. Quintino che ha voluto sistemare tutte le varie chiese del paese, renderle accoglienti e funzionali e aperte.
Arriviamo quindi ai nostri giorni con la presenza del nostro caro P. Quintino, il quale è qui presente nella nostra Comunità ormai da circa 15 anni.
Forse gli è toccato di lavorare nel periodo più difficile della nostra società da definirsi ormai post-cristiana.
Una società in cui la voce di Cristo e della sua Chiesa non viene più ascoltata,una società dove la Chiesa non è più vista come luce-guida della vita privata e comunitaria; una società anzi che cerca in tutti i modi di infangare e mettere in cattiva luce la Chiesa e i suoi Ministri. Una società dove non è più di moda l’associazionismo (una volta l’arma vincente della Chiesa), ma al contrario dove regna l’individualismo più esasperato, e la “fede fai da te”.
P. Quintino arrivato da Roma con tanto entusiasmo si è subito calato nella realtà della nostra comunità lavorando sempre assiduamente anche materialmente. E’ aperto ai problemi dei giovani che segue costantemente realizzando e organizzando per loro sempre cose nuove per coinvolgerli e aiutarli a crescere nel cammino umano e di fede. Attento alle tradizioni del paese, ma forte nel rispetto degli insegnamenti e orientamenti della Chiesa. Per cui ha cercato con fermezza di purificare certe feste ed eventi religiosi da incrostazioni e contraddizioni, mettendo in risalto l’aspetto religioso e spirituale. Cerca di cogliere tutte le realtà che interpellano il nostro paese vivendo l’esperienza del servizio insieme con la sua comunità con speranza, gioia e dolore; capace di cogliere da ognuno di noi germi di bene. Vuole essere pastore attento e premuroso senza distinzione alcuna in ascolto, in preghiera e in cammino con la sua comunità per scoprire ogni giorno il progetto di amore che Dio ha posto su ciascuno di noi.
Concludo ringraziando di vero cuore il Signore per il dono di questi tre parroci con i quali ho lavorato con tanta stima ed entusiasmo. Questi sacerdoti sono uniti da un unico scopo: quello di aiutare la popolazione a vivere autenticamente la propria fede cristiana in spirito di comunione e di servizio; in mezzo a tante difficoltà e incomprensioni, vivendo la loro missione con dedizione assoluta, voglia di creare una comunità vera e unita, e con tanta fede e speranza.

Lidia Alasia

Maggio: tempo di Cresime e di Prime Comunioni

domenica, 6 giugno 2010

Domenica 23 maggio 2010, nella parrocchia di San Giorgio Martire in Pozzomaggiore, noi, ragazzi della classe 1997 (Andrea Amati, Simone Amati, Letizia Carboni, Marco Casule, Andrea Corongiu, Andrea Cossu, Dario Cossu, Gian Mario Cuccuru, Carlo Loi, Gianni Loi, Antonella Manca, Edvige Meloni, Giulia Pinna, Licia Pinna, Francesco Pira, Arianna Piu, Sara Ruggiu, Alessia Sanna, Matteo Sanna, Valentina Sanna ed Elisa Zedda) abbiamo ricevuto il Sacramento della Cresima ovvero della Confermazione degli impegni battesimali. Finalmente abbiamo compiuto il grande passo che ci ha portato a diventare veri e propri membri della comunità cristiana. Oltre a questo ci sono stati conferiti i sette grandi doni dello Spirito Santo che ci dovrebbero guidare nel corso della nostra vita. Questa giornata è stata speciale anche perché è coincisa con la festa della Pentecoste e la cerimonia si è svolta in contemporanea in quasi tutte le parrocchie della diocesi di Alghero/Bosa.
Le emozioni provate durante questo magnifico evento sono state tante. La prima è stata senza dubbio la felicità che ci ha accompagnato nel corso della mattinata e la convinzione di diventare “adulti nella fede” cioè credenti motivati e maturi, ma si sono fatte sentire anche tensione e preoccupazione a causa dell’importanza del Sacramento che stavamo per ricevere. Tuttavia la cerimonia si è svolta in un familiare clima di festa e di gioia di tutta la nostra comunità parrocchiale. Eravamo consapevoli che sarebbe stato non solo un punto d’arrivo ma soprattutto un punto di partenza per essere persone migliori.
Un momento ricco di significato e particolarmente commovente è stato senz’altro quando accompagnati dai nostri padrini e madrine il parroco Padre Quintino Manca, delegato dal Vescovo Mons. Giacomo Lanzetti, ha segnato le nostre fronti col Sacro Crisma, trasmettendoci così il sigillo dello Spirito Santo che diventerà la nostra guida, la nostra luce e la nostra forza.
Siamo molto contenti di aver confermato gli impegni battesimali. Ormai ci sentiamo pronti ad affrontare le difficili prove che la vita ci riserverà in futuro, certamente questi doni sono qualcosa che ci porteremo dentro per sempre e dovremo cercare di sfruttarli nel miglior modo possibile, riuscendo a dare un contributo importante nell’ambito della nostra comunità che ci ha visto crescere.
Ringraziamo con affetto il nostro parroco Padre Quintino Manca e le nostre catechiste, la Sig.ra Pina Castagna e la Sig.ra Giovanna Cossu, per averci guidato lungo il cammino spirituale che ci ha condotto al ricevimento del Sacramento della fortezza e del coraggio cristiano.

Carlo Loi


Domenica 16 maggio i bambini del 3° corso di Catechismo hanno fatto la Prima Comunione.
I tre anni di catechismo sono stati più che utili affinché essi comprendessero l’importanza della completa partecipazione al mistero eucaristico, in un clima di serenità e affiatata compartecipazione.
La celebrazione della Messa è stata viva e attraente, partecipata dai bambini e dai loro genitori, nonché da tutta la Comunità parrocchiale che ha voluto stringersi attorno a questi ragazzi per far festa insieme.
Testimonianza di carità in quel giorno così importante, sono state le offerte per le missioni da parte dei bambini, e si spera che queste vadano via via a sostituire gli esagerati addobbi floreali che spesso si vedono negli altari.
La carità infatti dovrebbe essere il primo vero grande ricordo della prima comunione, così da costituire la base per una futura corretta interpretazione anche dell’andare a Messa.
Noi catechiste siamo soddisfatte della costanza e dell’interesse con cui i bambini hanno partecipato agli incontri di catechismo e ci auguriamo che continui a crescere l’entusiasmo con cui il parroco P. Quintino promuove iniziative che suscitano in tutti il desiderio di vivere assieme momenti gioiosi come è stato in quel indimenticabile 16 maggio.

Rosa e Michelina

In memoria di una sorella francescana

sabato, 27 marzo 2010

Apparteneva a quella categoria di persone che osiamo definire “semplici” o “semplicione” per la bonarietà e ingenuità, delle quali si direbbe che “non hanno voce in capitolo”. Ma dietro questa sua semplicità e ingenuità si celava una grande nobiltà d’animo.
Maria Antonietta Pinna sorella francescana del terz’ordine secolare, classe ’46, insegnante di scuola materna in pensione, di tutti quei bimbi avuti come alunni nei suoi 25 anni e più di insegnamento nelle scuole materne di Pozzomaggiore e di Bonorva non ne dimenticò mai uno. Tutti erano stati per lei come figli. Quando capitava di incontrarne qualcuno ormai adulto, chi padre o madre di famiglia e chi no, era una sincera e festosa manifestazione d’affetto.
Il suo chiodo fisso era l’esercizio della carità a tutto campo.
Una cristiana di serie A. Di quelle che mancheranno tanto alla parrocchia.
Se talvolta, in seno alla fraternità francescana, anche da ministra, ebbe a manifestarsi irata o polemica fu perché forse ebbe a riscontare attorno a sé tiepidezza e scarso entusiasmo nell’ideale francescano.
Non di rado, all’uscita della messa parrocchiale, chiedeva umilmente di poter venire con me a portare Gesù nelle Specie Eucaristiche agli ammalati. Era per lei una vera gioia poterli abbracciare e confortare. E questo nonostante fosse sottoposta a grave disagio per il male incurabile che portava dietro da anni.
Se ne è andata quasi in punta di piedi, senza dare troppo disturbo, con la sua Edvige nel cuore.
Ora che, con lei, con San Francesco, con gli angeli e i santi, è associata al Mistero di Cristo, preghi per noi, per la nostra fede, per la fede della nostra comunità e quella della fraternità francescana, ma soprattutto per quella dei giovani innanzi ai quali si prospettano tempi sempre più difficili.

Gigi Usai

Un pullman di gratuità

martedì, 2 marzo 2010

Un folto gruppo di amici dell’AC incontra a Quartu Sant’Elena i missionari e i volontari della Comunità di Villaregia. Cronaca di una festosa giornata trascorsa all’insegna della conoscenza reciproca e della condivisione.

Domenica 7 febbraio un gruppo della parrocchia ha vissuto una giornata fuori dall’ordinario a Quartu S. Elena, e più precisamente alla casa della Comunità Missionaria di Villaregia.
L’idea del viaggio, partita dal consiglio di Azione Cattolica, è nata dall’esigenza di consegnare una grande quantità di beni alimentari e vestiario raccolti durante le feste natalizie, grazie alla nostra comunità che ancora una volta si è dimostrata molto generosa nei confronti di chi ha più bisogno. Oltre a questo c’era il piacere di accogliere l’invito da parte dei missionari: infatti, è da ormai qualche anno che la parrocchia collabora con la comunità sarda di Villaregia, che ha sedi sparse per l’Italia e opera in particolare in America Latina e Africa.
Al viaggio ha partecipato un gruppo di circa 40 persone tra ragazzi, giovani, giovanissimi e adulti, carichi di curiosità ed entusiasmo, ma anche di voglia di fare visto che appena arrivati tutti hanno collaborato a scaricare dal pullman buste e scatoloni frutto della raccolta.
L’accoglienza da parte di padre Kleber e suor Agata, così come dei volontari Emanuela e Sandro, fatta di sorrisi e strette di mano è stata speciale. Dopo un momento di riflessione insieme e la Celebrazione Eucaristica, al momento del pranzo ci siamo ritrovati in una grande sala festosa piena di persone, missionari, volontari e tanti laici che si trovavano lì per compiere un cammino spirituale, e anche noi come loro abbiamo condiviso parte del pranzo con gli altri, consuetudine nella comunità.
Al pomeriggio, divisi per fasce d’età, abbiamo percorso una mostra ricca di oggetti, pannelli illustrativi, ricostruzioni, nella quale siamo stati invitati a ragionare sui beni fondamentali di cui usufruiamo quotidianamente, come l’acqua, la luce e dei beni di consumo, sebbene superflui, di cui ormai non possiamo più fare a meno; ma soprattutto di come nei paesi in cui operano le missioni tutto ciò non è presente, in quanto si vive in uno stato di assoluta povertà.
Concluso questo lungo percorso, durante il quale le guide hanno ascoltato le nostre riflessioni, ma anche dubbi e obbiezioni, c’è stato illustrato il metodo con cui sono gestiti i beni raccolti per essere poi spediti in missione. Grandi magazzini dedicati, per esempio, allo smistamento dei vestiti, suddivisi per taglie e stagioni; degli alimenti, raccolti per tipologia e per scadenza; ma anche materiale scolastico e soprattutto medicinali: infatti grande è la raccolta di medicine, uno dei beni più preziosi, che vengono stipate in modo che una scatolina ne possa contenere il più possibile così da ottimizzare i costi del trasporto. I missionari si avvalgono della collaborazione di tutti coloro che decidono liberamente di dedicare un po’ di tempo alla comunità per accogliere e smistare le offerte, o anche solo per rispondere al telefono; tutto viene accettato con gratitudine e riconoscenza dal momento che le comunità di Villaregia vivono solo di ciò che gli viene generosamente donato.
Al termine della giornata, dopo una riflessione e la Benedizione, è arrivato il momento dei saluti e dei ringraziamenti reciproci.
Durante il viaggio di ritorno grande era la soddisfazione da parte di tutti noi per aver fatto questa esperienza. Ora sicuramente la collaborazione con i missionari di Villaregia sarà più consapevole, perché abbiamo potuto vedere che tutto ciò che gli viene consegnato serve effettivamente ad aiutare famiglie, bambini o chiunque ne abbia bisogno nelle terre di missione.

Francesca Poddighe

Le vacanze formative dei nostri adolescenti

sabato, 2 gennaio 2010

Il campetto della pastorale giovanile…
Tre giorni in montagna a che fare? Non attrezzati di sci e che con spensieratezza ci tuffiamo giù lungo la discesa piena di neve. Ma in una casa immersa nel verde a 1000 metri di altezza. Bultei, nel cuore della Sardegna, un paese di cui fino ad oggi non avevamo neanche sentito parlare, è stato teatro dei nostri tre giorni vissuti assieme con altri giovanissimi della diocesi.
Un’esperienza che abbiamo voluto vivere per la prima volta e che diciamo subito è stata più che positiva e che senz’altro ricorderemo a lungo.
Ma passiamo subito a raccontare brevemente cosa abbiamo fatto.
Appena arrivati un po’ storditi dal viaggio alcuni animatori ci hanno portato nella nostra camera: molto bella e pulita, d’altronde la struttura era nuovissima. Un po’ di tempo per sistemarci e poi appuntamento nel piano di sotto per la prima lezione.
Suor Ines ci parla di quattro abilità importantissime: forza, resistenza, coordinazione e velocità, insieme alle dimostrazioni pratiche. Poi un po’ di giochi, per fare conoscenza con gli altri ragazzi; cena, animazione notturna, preghiera della sera e a letto. Anche se poi fino alle 4 del mattino ne abbiamocombinato di tutti i colori facendo disperare gli animatori.
La mattina dopo alle 7, il traumatico risveglio; subito le lodi del mattino, colazione e un’altra lezione: i grandi Sì che Maria ha detto al Signore. Pranzo e altra lezione: il mettersi in relazione. Poi la Messa con don Stefano.
Il 29 l’animazione notturna è particolarmente bella: canti, balli e giochi. Poi a letto, e questa volta, distrutti, ci addormentiamo subito.
La mattina dopo, le lodi e un riepilogo delle precedenti lezioni. A mezzogiorno la Messa con il Vescovo e poi l’ultimo pranzo. Infine i saluti.
Tre giorni intensi, vissuti all’insegna dello spirito comunitario e della gioia: fare amicizia con altri è stata la cosa più spontanea, condividere momenti di formazione, preghiera, divertimento la cosa che più ci ha affascinato e preso.
A noi sono rimasti tanti particolari nel cuore, ma forse quello che ci ha riunito tutti è stato l’ambiente familiare ed accogliente della cappella, dove nessuna ha avuto timore di mostrare il vero sé con parole, pensieri e canzoni.
Ritorniamo al paese carichi, ma soprattutto pieni e soddisfatti. Quel senso di vuoto che generalmente ci prende quando siamo in paese senza far niente, non c’è più. Ora siamo ragazzi che hanno imparato ad apprezzare il tempo e a saperlo vivere intensamente e fruttuosamente.
Volete sapere?
Siamo ENTUSIASTI.
I tre giorni vissuti a Bultei devono rimanere impressi nella nostra mente e darci forza perché in paese possiamo cambiare qualcosa.
Vogliamo dire ai nostri coetanei che forse dobbiamo cambiare il nostro modo di trascorrere il tempo perché sia più positivo e costruttivo.
Concludiamo ringraziando padre Quintino per averci spinti a fare questa esperienza stupenda.

Marilisa, Eleonora, Laura, Manuela, Dario, Samuele, Daniele

… e l’incontro del Vescovo con i ragazzi cresimati
Siamo i ragazzi di terza media che il 29 dicembre abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere una giornata a Bosa.
Di buon mattino (si fa per dire erano le 9!) siamo partiti accompagnati da tre macchine. Arrivati a destinazione subito la prima sorpresa: una calorosa accoglienza da parte di alcuni seminaristi che tra l’altro ci hanno anche offerto un’abbondante colazione. Poi si sono aggiunti altri ragazzi di Bosa.
Successivamente è arrivato il Vescovo il quale ci ha parlato della sua scelta di diventare sacerdote.
Ha preso poi la parola don Giancarlo continuando il discorso del Vescovo, aiutato dai seminaristi che ci hanno proposto una scenetta con un messaggio ben preciso: quello di non badare tanto a ciò che può dire la gente sulle nostre decisioni, ma di andare avanti decisi.
Infine abbiamo visto e commentato la vita del beato Pier Giorgio Frassati.
Abbiamo concluso con la celebrazione della Santa Messa, presieduta da don Mario, e poi… ragazzi si mangia. Abbiamo consumato il pranzo portatoci da casa.
Il pomeriggio è stato vissuto all’insegna del divertimento con alcuni animatori i quali ci hanno fatto conoscere anche dei giochi a noi sconosciuti.
Concludiamo dicendo che è stata una giornata diversa dalle altre, divertente, piacevole e istruttiva.

I fedales del 1996

Pozzomaggiore e i suoi presepi

domenica, 13 dicembre 2009

Ogni anno vari sono i presepi che vengono allestiti a Pozzomaggiore in occasione del Santo Natale: oltre che nella chiesa parrocchiale possiamo ammirarli in piazza Convento, in Santa Croce, in Santa Maria, nell’Ospizio.
Ringrazio veramente di cuore tutti coloro che hanno saputo e voluto dare del loro tempo per mantenere questa bellissima tradizione che ci aiuta a sentire più profondamente il Santo Natale e a gustarne tutta la spiritualità.
Mi piace però mettere in risalto il presepio allestito nella chiesa parrocchiale di san Giorgio, per la sua originalità e il senso artistico.
Il presepio è arte, sentimento, poesia; il presepio è fantasia espressa con grande maestria. Ebbene il presepio in questione è tutto questo.
Le doti artistiche di chi vi ha lavorato appaiono così evidenti a coloro che visitano con attenzione il presepe che li fa rimanere lì attaccati a contemplarne i particolari con grande stupore.
Naturalmente oltre al panorama e alle varie scene di vita familiare e pastorale che riproducono fedelmente il paesaggio e la vita sarda, sono da ammirare i vari personaggi, dalla Madonna a san Giuseppe, dalla massaia al pastore, che con i loro bellissimi costumi sardi delle grandi occasioni si stanno dirigendo verso la Chiesa per celebrare il Santo Natale.
Il tutto si è potuto realizzare grazie al lavoro certosino (ed è stato veramente tanto) e alla maestria di tante persone che voglio ringraziare sentitamente per la loro disponibilità e il loro entusiasmo, nonché per le loro indubbie capacità.
Pertanto invito tutti a visitarlo con attenzione e con tanto sentimento religioso.

Padre Quintino

Rinnovo delle cariche nella Confraternita della Santa Croce

giovedì, 8 ottobre 2009

A più d’uno dei fedeli la sera del 14 settembre u.s. sarà balenato per la mente che la S. Messa in onore della Santa Croce, celebrata all’interno dell’omonima chiesetta, potesse aver assunto in qualche modo una specie di “potere evocatore” di quella abbondante e benefica pioggia scaturita dopo il momento dell’elevazione e scrosciata poi per l’intera serata. Non a caso, infatti, in altri tempi, i nostri padri, al perdurare della siccità, nella stessa Chiesetta, invocavano la pioggia con suppliche e preghiere attivandosi a rimuovere dall’altare il nostro grande crocefisso altrimenti detto “Babbu Mannu” e portarlo in processione. Immancabilmente tuoni e fulmini non si facevano attendere troppo, mentre una copiosissima pioggia cominciava subito a irrorare campi e pascoli ponendo fine alla triste calamità.
La stessa sera, all’imperversare del diluvio, noi confratelli disposti intorno all’altare durante la celebrazione, abbiamo avuto la netta sensazione di essere come protetti dalla paterna bontà di Dio. Questo forse perché ci si trovava quasi sotto le braccia, le grandi braccia amorose del nostro “Babbu Mannu” con le quali pare voler indicare che Egli dalla croce abbraccia proprio tutti, senza riserva alcuna.
Durante la stessa celebrazione il nostro P. Quintino ha reso noto il risultato delle votazioni tenutesi il giorno 9 in seno alla Confraternita per il rinnovo delle cariche.
I risultati sono i seguenti: Priore Graziano Arru, vice-Priore Salvatore Ezzis, cassiere Pier Paolo Filippi, segretario Gigi Usai.

I Confratelli

Il campo nazionale adulti di Azione Cattolica

sabato, 5 settembre 2009

Dal 23 al 27 luglio si è svolto ad Alghero, presso la Casa Pier Giorgio Frassati, il campo Nazionale Adulti di Azione Cattolica, dal tema “Questo è il tempo. Adulti non si nasce ma si diventa”. Campo nazionale per responsabili e membri di equipe al quale ho partecipato insieme a Giorgia e Gabriele tra i rappresentanti della Diocesi di Alghero-Bosa.
Una cinque giorni di lavori di gruppo, relazioni, ma soprattutto momenti di confronto e cordialità con tanti amici provenienti dalle diverse diocesi d’Italia.
Il tema del Campo ci ha portato a riflettere a 360 gradi sull’età adulta partendo dal vissuto e dall’esperienza in AC, per vivere da protagonisti le sfide dell’oggi. In una società ormai secolarizzata è necessario formare laici adulti capaci di testimoniare una fede incarnata, amica dell’intelligenza, persone che sappiano percepirsi come soggetti di un itinerario di crescita e non solo destinatari di messaggi, perché la propria esperienza di vita sia condivisa e messa in gioco.
Oggi più che mai è necessario farsi interpellare dalle urgenze formative ed educative per essere veri Adulti, autentici Cristiani che hanno il mondo come casa. Una casa accogliente e rispettosa dell’altro, in cui si sta a proprio agio e in cui ci sono delle regole per poter vivere in pace ed armonia.
Il tutto potrebbe sembrare una sfida, o un volo troppo alto; in realtà è solo l’invito a riflettere e a prestare maggiore attenzione alle persone adulte, una risorsa del nostro tempo e soprattutto delle nostre comunità cristiane. Risorsa da valorizzare da aiutare nella crescita costante e soprattutto da accogliere, “Accogliere con Gioia” come ci richiama il tema dell’Azione Cattolica per l’anno 2009-10.

Tony Calaresu

Pellegrinaggio 31 maggio – 6 giugno 2009

giovedì, 25 giugno 2009

Partenza da Pozzomaggiore: ore 17, minuti 30, secondi 01; insomma puntualissima. Tutti erano pronti per dare inizio a questo viaggio, ognuno come preferiva: chi con una valigia semivuota con solo l’indispensabile, chi con mille valigie, zainetti e mezza casa dietro. Dopo tutti i noiosissimi saluti e baci [...] salimmo in pullman e finalmente fu ufficialmente annunciata la partenza.
Arrivammo a Porto Torres e ci imbarcammo nella mitica “TIRRENIA” pronti a salpare!!! Non ci crederete ma, per molte persone, è stata davvero un’impresa riuscire a trovare la propria cabina: che macello!!! Chi andava a destra e invece doveva dirigersi a sinistra e viceversa; o chi andava avanti e aveva la cabina dalla parte opposta: lasciamo perdere!!!
Fu una traversata anche troppo tranquilla per i miei gusti (dico io: -Che noia!-).
Comunque arrivammo a destinazione e ci avviammo immediatamente alla località di Sotto il Monte, luogo natale di Papa Giovanni XXIII detto “il Papa buono”.
Un luogo magnifico con una lunga e interessante storia racchiusa dentro di sé: la casa del Papa, i suoi ricordi; lì in quel posto era celata tutta la storia del Santo Padre Giovanni XXIII: un’atmosfera davvero divina.
E finalmente il pranzo, forse le portate erano un tantino eccessive, infatti mangiammo abbondantemente e ci alzammo da tavola quasi crepati.
Partimmo per raggiungere la tappa successiva: Peschiera del Garda.
Giungemmo alla meta più che sbalorditi dalla bellezza di quel posto: un luogo alquanto lindo, sul lago, cosa pretendiamo di meglio!
Facemmo un’escursione sul lago di Garda a bordo di un battello: che mal di “lago” (sarebbe errato scrivere mal di mare perché stavamo navigando su un lago!!)
Dopodiché ci avviammo all’hotel Rives a Peschiera: – Altro che pellegrinaggio! A me sembra una gita di lusso, albergo con piscina, c’è poco da scherzare!
Anche la cena fu ottima e abbondante: non possiamo lamentarci affatto.
E martedì arrivò. Sarebbe stata una giornata frenetica e stancante, ma anche divertente, infatti dovevamo trascorrere la maggior parte del giorno nel parco divertimenti fra i più importanti di tutta Italia: il famoso “GARDALAND”.
Per alcuni fu un dì molto scatenato, tra un gioco e l’altro, per altri, invece, fu un giorno dedicato al riposo e alle compere. Molti andarono incontro al problema della perdita dell’orientamento, tanto era immenso tale posto. Anche martedì volò e alle 18:00 partimmo per l’albergo dove cenammo e passammo la notte.
Mercoledì, dopo la deliziosa colazione, andammo per Verona, un’altra città d’arte.
Allora fu il momento di ammirare il famosissimo balcone di Giulietta, luogo in cui Romeo andava ad incontrare la sua amata. Che posto romantico!!!
Dopo la visita guidata a Verona e alla famosa ARENA, sotto il sole che spaccava le pietre (solo il pensiero mi fa star male) andammo a pranzo e ritemprammo il fisico con un pasto sovrabbondante. La sera andammo ad ascoltare la Messa nella magnifica e imponente Basilica di Monte Berico, preceduta dalla spiegazione della storia della nascita del Santuario che, alle origini, era di dimensioni ristrette e che poi diventò immenso.
Dopo ciò, andammo a Padova per la cena e il pernottamento all’albergo “Casa del Pellegrino”. Quando entrammo rimanemmo sorpresi dalla grande differenza tra i due alberghi: uno era enorme e l’altro molto semplice ma, infondo, era o non era un pellegrinaggio? Non dovevamo assolutamente lamentarci perché per i pellegrini era un posto adatto al 100%. Anche il giovedì arrivò in fretta e, dopo la prima colazione, via per Venezia. Visitammo la splendida Basilica di S. Marco, la piazza con il medesimo nome e tante altre bellezze della città.
Pranzammo in un ristorante i cui camerieri erano giapponesi (-Per carità, per fortuna il cibo era italiano; temevo mi presentassero qualche torta di formiche o simili-).
Loro auguravano buon appetito in un modo così strano che d’un tratto mi sembrò che la mia grande fame si fosse ritirata tutta in una volta, ma meno male non ci furono problemi di questo genere. Dopo pranzo eccoci a Murano, tutti a bocca aperta, ammirando la lavorazione del vetro: era davvero straordinario come un maestro vetraio riuscisse in pochi istanti a modellare la pasta e a trasformarla in meravigliosi oggetti luccicanti ma, attenti alle scottature!!
Infatti la pasta veniva portata a temperature a dir poco elevate, per potersi poi modellare a proprio piacere. Terminato ciò tornammo in albergo per la cena e la notte. Il venerdì iniziò subito con una solenne Messa alla Basilica di S. Antonio seguita dall’illustrazione multimediale della vita del Santo.
Poi, tempo libero dedicato alle spese e alle 12:00 in punto “tutti a tavola”.
Dopo pranzo ultime compere e subito dopo circa 5 ore di viaggio per andare a Genova per l’imbarco.
Ops… mi sono scordata di un particolare: nessuno è tornato a mani vuote, soprattutto riguardo alle maschere di Venezia.
Certi sono tornati con un etto, altri con un chilo ed altri ancora con una tonnellata di ricordini: non so come il pullman abbia potuto resistere a tanto peso!!
Ci imbarcammo nella nostra nave per il ritorno in Sardegna.
La traversata non fu tranquilla come all’andata, anzi, anche se procedette tutto bene, ci fecero prendere un grande spavento.
Infatti alle 2:00 del mattino, iniziò a suonare il campanello, utile per comunicare gli avvisi di giorno, ma anche con funzione di allarme per la notte.
Questo rumore ripetuto a intervalli regolari ci fece pensare a male.
Infatti la maggior parte di noi si vestì e, fra una tremarella e un battito di denti, si affrettò a leggere il foglio di emergenza presente in ogni cabina.
Quando i cari marinai furono soddisfatti di averci fatto rabbrividire, parlarono al microfono dicendo con una disinvoltura che mi fece innervosire: -Equipaggio…-
Solo allora capimmo che era stato un falso allarme e il nostro nervoso raggiunse il culmine. Per fortuna tutto filò liscio e tornammo a Pozzomaggiore, felici e contenti anche se ancora con un po’ di nervoso dalla notte.
E anche questa gita termina qui, ci vediamo il prossimo anno con un altro interessante viaggio alla scoperta dei luoghi più santi…

Elisabetta Filippi