Programma delle manifestazioni natalizie

5 dicembre 2011

Anche quest’anno, nonostante le terribili restrizioni volute dalla tragicomica situazione economica contingente, abbiamo predisposto un seppur magro programma per le festività di fine anno.

18 dicembre: nella piazza maggiore si terrà il “mercatino natalizio”

20 dicembre: in parrocchia, dopo la novena, Concerto di Natale

21 dicembre: in parrocchia, dopo la novena, esibizione del gruppo vocale “Ansaroca Ensemble”

22 dicembre: per le piazze del paese, suonatori di launeddas, benas e flauti distribuzione di castagne arrosto con la figura di Babbo Natale

26 dicembre: alle ore 18.00 presentazione, nel salone di Santa Croce, di una commedia del gruppo teatrale “Funtana manna”

31 dicembre: alle ore 22.00 grande cenone di fine anno – spettacolo pirotecnico – brindisi augurale

4 gennaio: “cantando per i presepi” a cura del Coro di Pozzomaggiore

6 gennaio: “Viene viene la Befana” giochi gonfiabili in Santa Croce dalle ore 16.00.

A nome mio e dell’Amministrazione comunale, porgo gli auguri per un sereno Natale e per un 2012 portatore di ogni bene di Dio

Tonino Pischedda,
Sindaco

A te Carlo, indimenticabile amico di tutti

5 dicembre 2011

Ja est bennida s’ora chi cantat sa die
Su pessamentu mi piccat e isporat su coro
Ma si podìa bolare no fit bastada sa forza ‘e su bentu
Che un’astore chi bolat in artu
Ch’aio sichiu in chelu s’anzelu meu
(Tonino Puddu)

Sono i commoventi versi scritti dall’indimenticabile Tonino Puddu, della canzone “Su bolu ‘e s’astore” cantata dal Coro di Pozzomaggiore mentre il feretro di Carletto lasciava la Chiesa di San Giorgio fra due ali di folla toccata dalla immane tragedia che ha colpito tutto il paese.
Visi rigati dal pianto delle centinaia di persone che hanno voluto essere presenti per stringersi a Maria Domenica, Lisa, Daniele e alla mamma Lina per tributargli l’estremo saluto.
Parole, quelle del Maestro Puddu, piene di speranza che fanno traslare il nostro pensiero nella considerazione dell’infinito amore che Carlo ha manifestato a tutto tondo ai suoi cari, agli amici, a tutto quello che gli stava intorno.
Lo immaginiamo librarsi leggero e libero verso il cielo per essere per sempre accolto nel luogo dove l’amore è senza limiti, dove è stato chiamato perché, anche se a noi comuni mortali sembra incomprensibile, era sicuramente maturo per andarci perché persona straordinaria, speciale, che ha accumulato, pur nella brevità del suo passaggio terreno, tanti punti positivi che non gli consentivano più di stare nella terra abitata da gente normale. Leggi il resto di questo articolo »

La Confraternita

10 novembre 2011

La sera del 14 settembre u.s. zio Peppino Deriu, classe 1925, decano della confraternita, dopo la Santa Messa dell’Esaltazione della Croce, durante il trattenimento di rito, tra uno spizzicare e l’altro, ci raccontava dei suoi ricordi da ragazzino a proposito di quei servizi funebri che una volta venivano demandati ad alcuni confratelli, quasi sicuramente della Santa Croce, “in tandem” col sacerdote o più sacerdoti (il loro numero dipendeva dalle possibilità economiche del defunto). Durante l’accompagnamento del feretro (“cun sas istangas” e “sas fascias nieddas”) fino al cimitero, erano previste due o tre pause (per riposo con l’uso di un tavolino). La remunerazione corrisposta a ciascuno dei confratelli era in genere di “duos soddos e una ‘esina”, vale a dire “mesa pezza” (il quarto di un franco). I portatori, solitamente quattro, adempiuto il dovere delle meste onoranze, rientravano in parrocchia per deporre, oltre gli attrezzi, le tuniche e i cordoni di color bianco: uniformi pronte all’uso per la prossima occasione. E’ chiaro che l’attività della confraternita non si limitava solo a questo. Stante un numero ben più alto di componenti, oltre agli appuntamenti domenicali, erano previste le periodiche riunioni organizzative e di preghiera, la partecipazione alle feste comandate, alle varie solennità liturgiche dell’anno e alle processioni delle festività paesane. Leggi il resto di questo articolo »

Pozzomaggioresi pellegrini da Edvige Carboni

10 ottobre 2011

Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della stimmatizzazione di Edvige Carboni, un gruppo di persone del nostro paese si è recato al cimitero di Albano Laziale dove dal 1952 riposano le spoglie di questa nostra concittadina per la quale è in corso il processo di beatificazione. Partenza il 30-09, rientro il 3 ottobre.
Prima tappa e stata il duomo di Albano, intestato a san Pancrazio dove il parroco ci ha spiegato che è stato costruito sulle fondamenta di una antica basilica edificata ai tempi di Costantino imperatore e dove c’era sull’altare un bel quadro di S. Elena e Costantino. E’ seguita la Santa Messa nella chiesa di Santa Maria della Rotonda celebrata da sei sacerdoti tra cui il nostro parroco Padre Quintino, Don Masella ex parroco di Albano, don Graziano parroco di Ciampino e ben tre Padri Passionisti venuti ad Albano per l’occasione. Durante la Messa si è brevemente ricordata la figura di Edvige e don Graziano (parroco di Ciampino ma sardo di nascita) ha voluto prelevare dall’altare un fiore per darlo ad ogni bambino presente perché lo deponesse sulla tomba di Edvige. Dopo aver visto la casa dove Edvige e famiglia abitavano ad Albano ci si è recati al cimitero a piedi per pregare insieme e con intenzioni silenziose sulla tomba della serva di Dio. Quando abbiamo lasciato il cimitero la tomba era sommersa di fiori. Abbiamo visto anche il loculo dove riposano le spoglie del babbo G. Battista Carboni. Si è visitata poi la chiesa di san Gaspare del Bufalo. Leggi il resto di questo articolo »

Il nostro viaggio a Medjugorje

10 ottobre 2011

Tutto è iniziato una sera di luglio quando padre Quintino, venuto a farci visita, ci ha proposto di unirci al gruppo di pellegrini che sarebbe partito per Medjugorje a settembre.
All’inizio siamo rimasti un po’ perplessi, perché non sapevamo se potevamo assentarci dal lavoro, ma poiché nulla è impossibile a Dio abbiamo avuto la fortuna, o meglio la grazia, di avere tre giorni liberi.
Così il 21 settembre siamo partiti da Pozzomaggiore alle cinque del mattino per raggiungere Elmas dove, insieme al gruppo di Cagliari, abbiamo preso l’aereo per Mostar.
Al nostro arrivo in aeroporto ci aspettavano le guide che ci hanno accompagnato durante tutto il pellegrinaggio e che ci sono state di grande aiuto per capire meglio cosa significa Medjugorje. Il nostro gruppo ha avuto come guida una giovanissima ragazza del posto, Maria Rosa, con una fede in Dio e nella Madonna fuori dal comune.
Già dalla prima sera abbiamo compreso cosa spinge il pellegrino ad andare in quel luogo santo: la ricerca della spiritualità. Il Santo Rosario, la Santa Messa, l’Adorazione al Santissimo sono dei momenti indimenticabili e che ti rimangono impressi nel cuore. Leggi il resto di questo articolo »

Esta es la juventud del Papa!

13 settembre 2011

La Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid

Siamo partiti da Pozzomaggiore in quattro e raggiunto il gruppo di Padria e Mara, carichi di entusiasmo e bagagli, diretti verso la jmj spagnola per immergerci in un’immensa folla di giovani cattolici che come noi hanno risposto all’invito del Santo Padre a trascorrere una settimana di preghiera, catechesi, canti, bandiere, inni, invadendo le strade di Madrid.
Potremo stare delle ore a raccontare dei ritardi aerei, delle notti insonni in sacco a pelo, delle docce gelide e della mancanza d’acqua… senza contare i 41°C fissi, ma quello che è rimasto in noi è molto altro e ora proveremo a raccontarlo.
Per esempio la condivisione di questa esperienza con i 160 giovani della nostra Diocesi, ragazzi provenienti dalle varie realtà parrocchiali, con età ed esperienze personali molte diverse, ma nonostante tutto siamo riusciti a diventare un gruppo unito perché in quell’avventura eravamo spinti dallo stesso scopo, cioè incontrare Gesù. Con loro abbiamo superato i disagi, condiviso momenti di preghiera, fatica, ma soprattutto tanta allegria.
Le ricche Catechesi mattutine vissute con i ragazzi della diocesi di Teramo-Atri e Bari, per tre giornate, in una Parrocchia alla periferia di Madrid; dopo le lodi, tre diversi Vescovi hanno analizzato e sviscerato il tema di questa jmj 2011: “RADICATI E FONDATI IN CRISTO, SALDI NELLA FEDE” (Col. 2,7). Abbiamo riflettuto sull’importanza che ha nelle nostre vite l’incontro con Gesù, non come entità astratta ma proprio come persona viva, su come deve essere costantemente alimentata la fede e come per nutrirla un giovane cristiano non possa prescindere dalla lettura dei Vangeli e dall’Eucarestia. Tutti i relatori sono stati concordi nel dirci che la fede non può essere solo qualcosa di intimo e personale ma che va portata fuori dalle Chiese, dimostrata in ogni gesto della giornata, la parola “chiave” è TESTIMONIARE. Grande è stata la testimonianza di fede data in quelle giornate a Madrid ma tutti sappiamo che la sfida è quella di dare testimonianza nelle nostre case, parrocchie, e città.
La vicinanza con i giovani del mondo, in particolare con quelli provenienti da Paesi di cui spesso sentiamo parlare solo per tragedie, disastri o guerre. Negli occhi dei giovani dell’Iraq, del Libano, di Haiti, per i quali non è così scontato essere Cristiani, abbiamo visto una scintilla di entusiasmo e di speranza.
Il silenzio che 2 milioni di persone sono riusciti a creare durante la Veglia, davanti all’ostensione del Santissimo Sacramento. Momento di grande raccoglimento avvenuto subito dopo la tempesta: lì si è percepita la profonda spiritualità dei giovani dinanzi a Cristo, in contrasto con le numerose accuse di relativismo che molto spesso ci vengono mosse.
L’intima commozione provata la domenica durante la Messa conclusiva, perché mentre tutto il mondo nell’enorme distesa di Cuatro Vientos celebrava la Messa con il Papa, noi 160 di Alghero-Bosa ci siamo trovati in un refettorio di una scuola materna dalla parte opposta della città; ma mai potevamo essere più vicini e in comunione a tutti gli altri giovani e al Santo Padre come in quel momento. Questo episodio sicuramente particolare ha fatto riflettere molti di noi su ciò che è veramente importante vivere di una Giornata Mondiale della Gioventù. Per quanti sono andati a Madrid a vedere il Papa da vicino, a visitare la città o magari a essere inquadrati dalle telecamere… Beh per loro sicuramente la jmj è stata una delusione! Per tutti quelli, e sono decisamente la maggior parte, che hanno partecipato per vivere un pellegrinaggio con i giovani del mondo, dove le differenze culturali, sociali, di lingua si annullano completamente per essere accomunati tutti dalla stessa fede, dove la presenza del Signore è tangibile in ogni momento, per loro questa è stata una fantastica esperienza di vita. Inutile dire che per noi è stato così, e gli amici, i ricordi le immagini di quelle giornate saranno per noi indimenticabili.
Il Papa ha rinnovato l’invito ai giovani del mondo a Rio de Janeiro nel 2013: non sappiamo se parteciperemo a quell’evento, ciò che ci auguriamo è di vivere un’altra Giornata Mondiale della Gioventù con la stessa gioia e soprattutto con molti, moltissimi altri giovani della nostra parrocchia.

I pellegrini
Daniele, Donatella, Chiara e Francesca

Il Cuncordu di Pozzomaggiore

3 luglio 2011

Da alcuni mesi, in paese, si sente parlare di una nuova formazione canora chiamata “Cuncordu Planu de Murtas” e già dalla scorsa estate in molti passando nei pressi dei locali di Santa Croce hanno potuto sentire alcuni canti durante l’esecuzione delle prove.
In effetti a Pozzomaggiore è rinato il coro a Cuncordu, si è costituito con atto ufficiale e registrato nel mese di marzo 2011; si vuole precisare rinato, in quanto questo tipo di canto corale in passato in paese era presente e, a parte il canto monodico, era l’unica realtà canora delle nostre tradizioni e lo è stato per svariati anni.
Letteralmente l’aggettivo Cuncordu in sardo vuol dire innanzi tutto concorde, unanime, ossia lo stare in concordia. Cantu a Cuncordu indica un cantare in accordo, ossia in armonia tra le persone.
Il termine Cuncordu rinvia quindi al carattere emblematico del cantare a più parti vocali: l’accordo nell’operare dei cantori corrisponde alla reciproca concordia d’affetti e d’intenti. Se non si va d’accordo (se non si è in reciproca armonia) non si può cantare assieme.
Il Cuncordu è nato in Sardegna collegato alle Confraternite e si afferma quindi come corale di chiesa per accompagnare le funzioni religiose, specie quelle della Settimana Santa.
A Pozzomaggiore sappiamo che l’origine delle Confraternita di Santa Croce (all’interno della quale esisteva il Cuncordu) risale intorno al 1640, come risulta da alcuni documenti presenti nell’archivio diocesano di Bosa; purtroppo non si conservano documentazioni nella nostra cittadina risalenti a quel periodo.
Grazie alla tradizione orale degli anziani, di cui abbiamo raccolto numerose testimonianze, sappiamo che in paese il Cuncordu era presente fino agli inizi del 900′, molti ancora oggi ricordano cantare a Cuncordu con la sua voce squillante e potente “Nonnu Corongiu”, che fungeva da direttore artistico, insieme a “Ziddai”, Castagna ed altri specialmente durante la Settimana Santa.
La scelta di formare un gruppo canoro a Cuncordu è pertanto un ritorno alle antiche tradizioni del nostro paese, con canti in sardo ed in latino ma con armonizzazioni inedite, canti dal testo antico e canti ispirati da poesie di poeti locali.
Il Cuncordu si compone di quattro voci: Boghe, Mesaoghe, Bàsciu e Contra. La nostra formazione è così composta: Direttore Artistico Piergiorgio Masia, che come voce fa anche da Bàsciu, Boghe sono Tore Spanu e Graziano Arru, Mesaoghe Francesco Deriu , Bàsciu Sergio Fadda e Contra Stefano Leoni.
Quali sono i nostri obiettivi? Prima di tutto stare bene insieme, ed all’interno di qualsiasi gruppo questo non è facile, noi ci stiamo riuscendo ed a riprova di questo basta vedere la gioia che traspare nei nostri occhi quando, dopo un ora e mezza di prove, siamo riusciti a fare bene i brani.
Un altro obiettivo è quello di arricchire il nostro paese con la nostra presenza di gruppo canoro impegnato con spirito di servizio per la comunità.
Terzo obiettivo è quello di tenere vive le nostre tradizioni locali e valorizzare la lingua sarda promuovendo anche brani inediti di poeti di Pozzomaggiore.
Cantare a Cuncordu sappiamo non è facile, richiede molto impegno e preparazione, predisposizione per il canto, una discreta bravura delle persone che vi concorrono, oltre che le doti canore innate in ciascuno dei componenti, di primaria importanza è la costanza nelle prove. Noi ci stiamo provando con notevole affiatamento, non è facile trovare un gruppo così unito e concorde come quello che è nato in questa corale; in tutti è presente la necessaria determinazione e passione ed una buona dose di umiltà.
Da oltre un anno si è deciso di provare tre volte la settimana e la nostra dedizione al canto ed i sacrifici alla fine sono stati ripagati. Si è scelto di esordire in sordina, senza clamore né articoli sui giornali o presenza di autorità, certi che quello che più conta per una corale è la realizzazione di risultati concreti e di un prodotto di qualità che piaccia prima di tutto a noi stessi, e che sia apprezzato da chi ci ascolta; la migliore forma di pubblicità è cantare bene e con serietà.
Abbiamo scelto di iniziare a cantare proprio nella nostra chiesa parrocchiale il 2 gennaio, una domenica sera. Abbiamo raccolto i complimenti di chi ci ascoltava ed i buoni consigli di alcuni esperti; e da subito sono iniziate le richieste da varie parti per sentirci cantare a Messe, serate, concerti.
Siamo presenti su internet con un nostro sito e su YouTube con alcune frazioni di brano. Siamo stati presenti alla Settimana Santa a Pozzomaggiore arricchendo i vari momenti delle celebrazioni religiose.
Per noi la migliore gratificazione è stata la richiesta pervenutaci dai vari comitati per l’animazione della Santa Messa in tutte le feste di Pozzomaggiore: S. Giorgio, S. Rita, 2 maggio per Edvige Carboni, S. Pietro, S. Costantino. Abbiamo anche partecipato a Messe e serate fuori paese: Nuoro, Sassari, Tissi, Golfo Aranci, Bonorva, Magomadas, Romana.
Grazie alla presenza su internet sono arrivate svariate richieste di partecipazione anche nel Nord Italia e dall’estero (Francia, Germania, Svizzera) e presto il Cuncordu Planu de Murtas porterà alto il nome di Pozzomaggiore anche in Australia ed Usa.
Il nostro repertorio è in continuo arricchimento ed oltre ai i canti sacri per la settimana Santa abbiamo realizzato i canti per la Messa, vari brani di canti profani e popolari, attualmente sono in preparazione i canti per il Natale.
Un particolare e sentito ringraziamento lo dobbiamo al nostro Parroco Padre Quintino che per primo ha creduto nella nostra formazione e come sempre, sensibile alle nostre richieste, ci ha permesso di utilizzare come sede per le prove una sala della parrocchia nei locali di Santa Croce ed inoltre, ci ha concesso di utilizzare le varie chiese del paese per le prove e la registrazione delle tracce per il nostro primo CD.

Graziano Arru

Il primo centenario della stimmatizzazione della SdD Edvige carboni

3 luglio 2011

Non capita spesso nella vita commemorare un particolare avvenimento accaduto un secolo fa; è comunque un’esperienza che sopperisce in parte emozioni, meraviglia e coinvolgimento a quanto non si è potuto vivere allora. Il 14 luglio 1911, nella sua camera da letto, la Serva di Dio Edvige Carboni, mentre faceva orazione, riceveva i sigilli della Passione del Signore dal Crocifisso che stava appeso al di sopra del suo comodino. Edvige fu trovata tempo dopo riversa per terra, col sangue che le colava dalle mani, dai piedi e dal costato. A trovarla fu molto probabilmente la nonna Maria Antonia con qualche parente; forse il padre, non la madre deceduta l’anno prima; non la zia Giovanna Maria, morta nel 1907 e neppure Paolina che si trovava in quel periodo a studiare a Cagliari. La notizia del ricevimento delle stimmate da parte della Serva di Dio fece in poche ore il giro del nostro paese. Molti non si meravigliarono di un dono così particolare, conoscendo le virtù della loro concittadina; tanti non vollero crederci, specie i lontani dalla Chiesa; altri ancora non se ne curarono più di tanto, pensando fosse una delle tante voci piene di misteri attorno alla figura della Serva di Dio. Nessuno osava avanzare riserve sulle sue virtù, ma convincersi di un dono simile era difficile persino per chi frequentava la parrocchia. Gli stessi sacerdoti vollero essere cauti in merito, ma non le autorità mediche. Il farmacista e il medico presenti a Pozzomaggiore, chiamati in casa Carboni non si esentarono dall’osservare il fenomeno e, pare, che nessuno di essi abbia pensato ad un caso di isteria – parola molto di moda a quei tempi – , ma ad un avvenimento che superava le loro competenze professionali. L’isterico ha sempre un carattere collerico, è volubile, è falso, di scarso equilibrio psichico e ama l’ostentazione. Niente di tutto questo si poteva attribuire alla Serva di Dio: di carattere mite, gentile, di un eccezionale controllo di sé, di vita ritirata e dedita al lavoro instancabile a casa, accanto al telaio per tessere le coperte o i suoi finissimi ricami in filet. Le stimmate isteriche sono epidermiche e guariscono perfettamente con l’aiuto della medicina. Le stimmate della Serva di Dio non guarivano con la scienza medica, ma si chiudevano da sole né andavano in suppurazione: erano profonde e trapassavano sino in fondo mani e piedi, al punto che il parroco don Giovanni Solinas, facendo pressione sulla ferita, constatò che il pollice della propria mano poteva toccare il dito indice. Edvige lasciò scritto nel suo Diario che, dal giorno di così grande mistero, si affezionò a meditare più spesso sulla passione e morte di Gesù, tenendosi lontana dalla curiosità di tanti che però non poterono fare a meno di vedere le sue dita o fasciate o coperte dalle mitenas, i guanti a dita mozzate; persino lo scialle fu per lei un mezzo per nascondere le ferite, come un grosso fazzoletto in lana le serviva per nascondere la mistica corona di spine. I fenomeni della stimmatizzazione della Serva di Dio furono visti da diversi pozzomaggioresi e da pochissimi abitanti del Lazio, che non videro però le piaghe alle mani, scomparse dietro preghiera della Serva di Dio al Signore. Dopo le funzioni, nella nostra parrocchia ci si tratteneva apposta per vedere Edvige con le ferite alle mani sanguinanti ed il viso spesso rigato del sangue che colava dalla fronte, da quei grossi nodi che alcune sue amiche ebbero la possibilità di palparle attorno a tutto il capo. Al fenomeno si aggiungeva poi l’estasi e talvolta la levitazione.
Il 14 luglio 2011 la nostra parrocchia è invitata a ricordare questo fatto, che finì sui giornali dell’epoca e nella bocca dei tanti sardi raggiunti dalle missioni di padre Giovanni Battista Manzella. Per il popolo le stimmate sono segno di santità, ma non per la Chiesa che guarda unicamente alle virtù evangeliche praticate in grado eroico. San Pio da Pietrelcina fu canonizzato per queste ultime e non per i carismi ricevuti. E’ pero indubbio che certi fenomeni soprannaturali risveglino la fede nel cuore dei cristiani tiepidi, richiamino all’esistenza dell’aldilà, cui si guarda sempre più con scetticismo. Edvige Carboni ha avuto questo compito durante la sua vita: ravvivare la fede, rievangelizzare il mondo, richiamare tutti alla Comunione dei Santi, esprimere il proprio essere cattolici con l’ubbidienza al Papa e alla Chiesa, amare la Vergine Maria e riparare per i peccatori. Edvige fu, in effetti, anima vittima, una di quelle persone che Dio, di tanto in tanto, manda sulla terra con lo scopo di riparare e risarcire, di completare quello che può mancare ai patimenti di Cristo per la salvezza di tutti.
E’ proprio il caso di dire che la nostra parrocchia è stata amata da Dio. Ci abbiamo mai pensato noi pozzomaggioresi? Siamo davvero tutti convinti che la Serva di Dio rappresenti per noi una benedizione? Che dobbiamo sostenere, in tutti i modi, la causa di beatificazione iniziata nel 1968 ed ancora non conclusa? Non nascondo che io pure mi lascio talvolta prendere dallo scoramento: son passati quasi sessant’anni dalla sua morte e 43 dall’apertura dei processi e siamo ancora tutti in attesa di grosse novità. Rientro poi in me stesso e mi pento di aver perso un po’ di fiducia nella Provvidenza. Mi chiedo però se la stiamo veramente aiutando, laici, sacerdoti e vescovi. Le cause dei mistici sono sempre lunghe e complicate, perché certa cultura e non pochi teologi sono oggi troppo imbevuti di razionalismo; tentano di spiegare tutto con la ragione. Non si dimentichi poi che la causa della Carboni ebbe inizio proprio l’anno in cui iniziarono le rivoluzioni culturali, in cui si iniziò a trascurare e mortificare la vita spirituale, quella vita in cui Edvige era straordinaria, per dare spazio ad una fede sempre meno profonda e priva di vita interiore. I teologi che avviarono gli studi su Edvige erano già di questa corrente. A settembre verrà beatificata la mistica calabrese Suor Elena Aiello, una stimmatizzata, morta 19 anni dopo Edvige ed il cui processo fu avviato ben 14 anni dopo quella della Carboni. Come mai, mi sono chiesto. L’unica risposta che ho potuto darmi è la seguente: la causa è stata seguita costantemente e con passione. Tutti, laici e clero, dobbiamo capire che avere nel proprio territorio un servo di Dio, è un segno di predilezione. Sento poi, da più parti, di grazie, anche notevoli, che molti – pozzomaggioresi o di fuori – ricevono per l’intercessione della Serva di Dio, ma nessuno poi sente la necessità di prendere la penna, scrivere e dettagliare quanto di meraviglioso gli è accaduto durante una malattia o un momento difficile della propria vita. E’ molto grave questo fatto. Bisogna abbandonare questa riservatezza. Non giova a nessuno. Una causa di beatificazione si aiuta anche con le relazioni di grazie e la raccolta della documentazione medica. Edvige Carboni non manca della fama di santità. Noi spediamo immagini e libri persino nelle Filippine, in Croazia, negli Stati Uniti… eppure dobbiamo ancora attendere per la Venerabilità della Serva di Dio, il gradino precedente la beatificazione. Speriamo tanto che la celebrazione di questo primo Centenario della sua stimmatizzazione, serva a smuovere qualcosa. Abbiamo spedito la notizia della ricorrenza a tantissime riviste, persino a Radio Maria che diverse volte ha parlato delle virtù di Edvige. Abbiamo tappezzato di locandine tantissime parrocchie.
Nella settimana che va dal 10 al 17 luglio, preghiamo perché il Signore tocchi il cuore di quanti stanno dietro a questa lunga e travagliata causa. Sarà una settimana ricca di momenti di riflessione e preghiera, scanditi soprattutto dal ritorno a Pozzomaggiore del Crocifisso originale che diede le stimmate alla Serva di Dio, che l’abbracciò e che più volte sudò un umore profumato anche dopo la sua morte, spesso asciugato dal suo ultimo confessore il padre passionista Ignazio Parmeggiani. Il Crocifisso verrà esposto in chiesa, così come riportato nel programma previsto, ma sarà al suo vecchio posto nella casa natale della Serva di Dio, che si terrà appositamente aperta mattina e pomeriggio. Preghiamo per la glorificazione in terra della nostra concittadina, per il nostro paese, per la nostra parrocchia, per il parroco, per la nostra diocesi e il suo vescovo con i suoi sacerdoti; per la Chiesa Cattolica e il Papa, di cui Edvige fu figlia obbediente; per gli ammalati e le persone sole; per i lontani da Dio e per chi ancora lo cerca.

Ernesto Madau

Il generale Parpaglia ricordato con un convegno ed una mostra

3 luglio 2011

Il 24 giugno scorso si è svolto, presso la Biblioteca Comunale di Pozzomaggiore, un importante convegno dal titolo “Il Generale Pietro Pinna Parpaglia, un servitore dello Stato“, seguito dall’inaugurazione di una mostra fotografica e documentale su questo grande personaggio pozzomaggiorese.
Il sindaco Tonino Pischedda, nel suo puntuale e articolato intervento, ha tratteggiato il ruolo di rilievo svolto dalla famiglia Pinna a Pozzomaggiore e dal gen. Pinna, sia come comandante di squadra aerea in Africa orientale che come alto commissario della Sardegna tra il 1944 e il 1949. Ha ringraziato per la fattiva collaborazione data all’organizzazione del convegno e alla realizzazione della mostra documentale e fotografica la bibliotecaria Carmela Piu e le collaboratrici Lucia Sechi e Maria Giovanna Pais.
L’assessore alla cultura Anna Marchesi ha ricordato che questo convegno ha avuto un contributo finanziario da parte della Regione Autonoma della Sardegna, ha ringraziato gli eredi Pinna Parpaglia che hanno messo a disposizione documenti e foto che hanno reso possibile la realizzazione della mostra fotografica e documentale, strutturata cronologicamente fin dalla partecipazione del giovane Pietro Pinna alla prima guerra mondiale. Ha illustrato inoltre la selezione delle foto più significative e il ruolo svolto dall’alto commissario della Sardegna.
La relazione scientifica è stata svolta dal chiarissimo professor Manlio Brigaglia, storico e comunicatore, che ha analizzato il ruolo e l’importanza di questo illustre pozzomaggiorese inquadrandolo storicamente nelle vicende storiche nazionali e regionali sia come militare sia come alto commissario. Ha ricordato inoltre nella sua articolata e brillante esposizione il ruolo svolto dal generale Pinna per l’eradicazione delle malaria in Sardegna.
Dopo l’intervento degli eredi del gen. Pinna si quindi proceduto con la visita guidata della mostra che potrà essere visitata nei locali della biblioteca comunale fino a tutto il mese di settembre.
All’importante evento culturale ha partecipato un folto e attento pubblico che ha manifestato apprezzamento e considerazione, atteggiamenti questi che stimolano l’Amministrazione Comunale a proseguire con una programmazione di eventi culturali di sempre alto livello.

Il nostro pellegrinaggio a Medjugorje

11 giugno 2011

Eccoci di nuovo qui, davanti al pullman, per un pellegrinaggio particolare dove i fenomeni straordinari sono ancora in atto, motivo per cui, la Chiesa, non si è ancora pronunciata.
Siamo diretti a Medjugorje, piccola località della Bosnia-Erzegovina, dove dal 24 giugno 1981, Vicka, Mirjana, Marija, Ivan, Ivanka e Jakov, sei ragazzi che all’epoca avevano tra i 10 e 16 anni, affermano di aver visto la Vergine Maria, che si è presentata a loro come Regina della Pace.
Nel corso degli anni son stati rivelati loro 10 segreti per ciascuno che riguardano il futuro dell’umanità, il cui corso può essere deviato solo ricorrendo alla preghiera…
Siamo in 43 ma a Fertilia ci uniremo ad un altro gruppo di Alghero per poter riempire un piccolo aereo che ci porterà direttamente sul posto. Malgrado l’afflusso dei pellegrini il centro non si è ancora dotato di un numero adeguato di hotel, per cui sono state trasformate le abitazioni private in pensioni a conduzione famigliare, tipo i nostri agriturismi con orticelli annessi, per cui siamo suddivisi in 3 gruppi distanti fra loro, a discapito dell’organizzazione. Dal primo mattino, ci ritroviamo davanti alla casa di Vicka che, nella propria veranda, sotto un sole cocente, espone i messaggi ricevuti da Maria, e dopo varie preghiere e momenti di commozione iniziamo la scalata nel monte delle apparizioni insieme ad una moltitudine di persone accorse all’apparizione mensile del 2 giugno. Il suolo è ripido e sulla nuda pietra tagliente; dopo 10 minuti arriviamo alla croce che ricorda la prima apparizione dove la Madonna apparve, ma senza parlare loro, perché i ragazzi scapparono dalla paura. Con un po’ di fatica e numerose soste di riflessione arriviamo in cima dove è ubicata una bellissima statua del Cristo e, poco più in la, quella della Vergine nel sito dove per la prima volta parlò ai veggenti. Qui sostiamo con raccoglimento e commozione, seppur fra migliaia di persone, che contemplano la statua e implorano grazie, lasciando foto, lettere, rosari ai piedi del simulacro. Secondo quanto riportato nel terzo segreto dettato dalla Gospa, qui dovrebbe avvenire qualcosa di meraviglioso, che tutti potranno vedere e che confermerà le apparizioni in Erzegovina. Solo l’ora tarda ci obbliga a iniziare la discesa verso la croce blu, per ritrovarci, dopo pranzo, davanti alla Parrocchia di San Giacomo dove assistiamo ad un numero inverosimile di persone in fila per ricevere il sacramento della Riconciliazione. Dietro la chiesa è allestito un maxi gazebo con anfiteatro che può ospitare oltre 40 mila persone e dove vengono celebrate tutte le funzioni internazionali, come la messa nella quale il vangelo è letto in più di 10 lingue, fra cui arabo e cinese. La sera veniamo a conoscenza di un’apparizione straordinaria alle 22 sul monte delle apparizioni. Solo alcuni hanno il coraggio di arrampicarsi nuovamente sul monte e tornano estasiati pur non avendo visto nulla dell’apparizione. I meno coraggiosi guardano alla distanza di circa un chilometro la processione dei fedeli, che con pile raggiungono Ivan formando una fiaccolata che stranamente si trasformava in forti bagliori, spenta completamente al momento della visione. Solo il giorno dopo Ivan riferisce, in un cenacolo all’aperto, che la Regina della Pace gli ha parlato e invitato alla pace, alla preghiera del cuore, al digiuno, alla confessione mensile e alla conversione del cuore. Una Via Crucis nel percorso all’uopo predisposto ha seguito l’ora di incontro; questa è stata recitata con particolare devozione e raccoglimento, grazie alle parole dettate dal cuore del nostro parroco, conclusa davanti alla grande Croce bronzea del Cristo alta circa 4 metri, che da alcuni anni, senza spiegazione logica, trasuda gocce d’acqua dal polpaccio destro; dalle analisi pare siano risultate lacrime umane, che si bloccano solo tre giorni prima di qualsiasi festività mariana. Qui una coda lunghissima di persone in preghiera che aspettano di bagnare dei fazzolettini, convinti dell’eccezionalità del prodigi. Nella lunga attesa, sono ricompensate dal sole che, fronte a loro, gioca a colorare il cielo di rosso, giallo, blu, e che, a detta di alcuni, pulsa e disegna sagome del papa Wojtyla, della Madonna o del Santo Sacramento .
La notte del sabato, una celebrazione unica: in un’atmosfera irreale, nel buio completo, davanti all’esposizione del Santissimo illuminato, un’ora di preghiera silenziosa con le sole note, in sottofondo, di una canzone che invoca lo Spirito Santo; tutti in ginocchio o in piedi dove alcuni, dalla profonda commozione, cadevano in estasi sul nudo suolo, unendosi con lo spirito al Nostro Signore, e rinvenendo solo dopo 20 minuti. Intorno a noi, alcuni scoppiano in lacrime per sfogare sentimenti repressi e l’atmosfera diventa surreale, avvolge di spiritualità tutta l’assemblea e si sente la presenza tangibile di Cristo tra noi. Alla conclusione si riaccendono le luci, si torna con i piedi per terra, ma lo spirito è pieno di gioia e pace. Un’esperienza forte e indimenticabile, che seppur nel nostro piccolo, vogliamo riproporre nella nostra parrocchia con cadenza mensile.
La domenica è dedicata alla scalata del Krizevac, che, per sfuggire alla calura, è iniziata all’alba. Dobbiamo raggiungere la vetta a 560 mt dalla valle, sulla quale è stata eretta una grande croce bianca a celebrazione del 1900° anno dalla passione di Gesù. Il suolo è più che mai scomposto, con pietre appuntite e rocce scoscese e che, man mano che si sale, diventa sempre più ripido. Iniziamo la Via Crucis, armati di bastoni per sorreggerci, con stazioni già predefinite che danno modo di ricomporci dalla stanchezza e spossatezza. Con grande meraviglia, alla terza stazione, veniamo raggiunti da un disabile con stampelle e gambe paralizzate che, con grande fatica e determinazione percorreva la sua via crucis. Noi, che già ci sentiamo sfiniti, proviamo un colpo al cuore per la profonda dimostrazione di fede di Giuseppe. Continuiamo la nostra scalata con maggior fede e spirito di sopportazione e rimaniamo increduli quando ci riferiscono che, quello che sembrava un’allucinazione, è arrivato in vetta, proprio come noi. La foto di gruppo e la preghiera comunitaria concludono l’impresa. Qui, sulla croce, pare avvengano segni straordinari dal cielo quali il roteare del sole, immagini divine formate dalle nuvole, il liberarsi dalla croce di una foschia bianca.
A noi appare straordinaria la presenza di una bancarella proprio sulla cima, dotata di bibite fresche di tutti i gusti. Non capiamo come abbiano fatto a trasportarle sin lassù e anche a prezzo conveniente!! La discesa è più che mai difficile e piena di insidie e solo tra cadute e scivoloni, arriviamo al punto di partenza. La sera abbiamo l’unico momento di svago; una gita a Mostar dove ancora alcuni palazzi riportano i segni dei bombardamenti avvenuti durante la guerra dei Balcani. Ci immergiamo fra le bancarelle e i bazar orientaleggianti e arriviamo al famoso ponte completamente ricostruito con fondi italiani, dove dei coraggiosi baldi giovani si tuffano da circa 30 metri al modico costo di 30 euro a tuffo. Dopo una veloce visita alla moschea e al minareto, ci dirigiamo verso le meravigliose cascate di circa 20 metri, che si trovano nella strada di ritorno.
Ormai il pellegrinaggio è terminato. Prepariamo le valigie e facciamo le ultime compere, fra cui una meravigliosa statua della Madonna che collocheremo in Parrocchia il 18 giugno durante una cerimonia di consacrazione alla quale siamo tutti invitati.
Lasciamo Medjugorje convinti di aver incontrato i discepoli del terzo millennio che da 30 anni, come una madre attenta al destino del propri figli, continuano a ripetere, instancabilmente, le parole e gli inviti della Regina della Pace per la nostra salvezza: “Vi supplico, convertitevi” con la preghiera del cuore sopratutto in famiglia, conversione, penitenza, riconciliazione mensile, digiuno e, pace, pace, pace. Come disse Gesù: “Come Dio ha mandato me, così io mando voi” così cercano di convertire folle immense di pellegrini accorsi a Medjugorje, in cerca della pace del cuore.
Noi, nel nostro piccolo, dobbiamo essere portatori del messaggio di pace anche nel nostro paese, Pozzomaggiore, cercando di trasmettere la gioia e la serenità che abbiamo respirato in questo luogo di preghiera. Pertanto auspichiamo delle iniziative di preghiera e riflessione dove rivivere le emozioni provate in questo pellegrinaggio e stringerci sempre più alla nostra Madre Celeste.

Alcuni pellegrini